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Charles de Foucauld e il “mistero di Nazaret”

Vatican Insider - pubblicato il 29/11/16

La stessa vita di Nostro Signore

Resosi conto che «nessuna congregazione della Chiesa dà oggi la possibilità di condurre con Lui questa vita ch’Egli ha condotto in questo mondo», si domanda se «non è il caso di cercare alcune anime con le quali […] formare un inizio di piccola Congregazione di questo genere: lo scopo sarebbe condurre quanto più esattamente possibile la stessa vita di Nostro Signore, vivendo unicamente del lavoro delle mani, senz’accettare nessun dono spontaneo né alcuna questua, e seguendo alla lettera tutti i suoi consigli, non possedendo niente, privandosi del più possibile, anzitutto per essere più conforme a Nostro Signore e poi per darGli il più possibile nella persona dei poveri. Aggiungere a questo lavoro molte preghiere».

Nazaret è la vita di Gesù, non semplicemente la sua prefazione

Emerge qui qualcosa di consapevolmente inedito nella geografia religiosa contestuale, osserva Sequeri che, nel volume «Charles de Foucauld. Il Vangelo viene da Nazaret» (Edizioni Vita e Pensiero), scrive: «La novità dell’intuizione è data, in prima battuta, dalla nettezza del riferimento cristologico della imitazione/sequela di Nostro Signore Gesù: “la stessa vita di Nostro Signore” Gesù, e cioè “l’esistenza umile e oscura di Dio, operario di Nazaret”». In altri termini, «Nazaret non è il ‘prologo’ della vita pubblica, il semplice momento ‘preparatorio’ della missione, la forma di una ‘pre-evangelizzazione’ che realizza una condivisione generica e una testimonianza anonima. […] Nazaret è la vita di Gesù, non semplicemente la sua prefazione. È la missione redentrice in atto, non la sua mera condizione storica. Nazaret è il lavoro, la contiguità, la prossimità domestica del Figlio che si nutre per lunghissimi anni di ciò che sta a cuore all’abba-Dio (“Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”, Lc 2,49). […] Da dove potrebbe mai ripartire una nuova evangelizzazione, se non lungamente sostando – per tutto il tempo necessario – nel fondamento in cui Dio l’ha posta per il Figlio medesimo?».

La lettura dei Vangeli

Nel 1897 fratel Charles lascia la Trappa e si trasferisce a Nazaret, dove vive per tre anni, alloggiando in una casetta presso il monastero delle clarisse: le sue giornate sono scandite dal lavoro, dall’adorazione silenziosa dell’Eucaristia e dalla lettura dei Vangeli. «De Foucauld desidera vivere a imitazione di Gesù, “operaio di Nazaret”: per fare questo sceglie di affidarsi ai Vangeli, che legge quotidianamente e medita per iscritto», racconta Antonella Fraccaro, religiosa delle Discepole del Vangelo (Istituto religioso che fa parte della Association Famille Spirituelle Charles de Foucauld) e autrice del volume «Charles de Foucauld e i Vangeli» (Edizioni Glossa). «Le sue meditazioni – alcune migliaia di pagine – non hanno un taglio intimistico e autoreferenziale; esse mettono in luce soprattutto il legame intenso e affettuoso che de Foucauld vive con il Signore. Al centro delle meditazioni non c’è il loro autore, ma la persona di Gesù e il Suo stile, da assimilare giorno dopo giorno con la Sua grazia. I motivi che ispirano la lettura dei Vangeli sono espressi in un breve testo, molto significativo, scritto su un piccolo foglio utilizzato come segnalibro e promemoria. Annotava fratel Charles rivolgendosi a Gesù: “Leggo: 1°) per darvi una prova d’amore, per imitarvi, per obbedirvi; 2°) per imparare ad amarvi meglio, per imparare a imitarvi meglio, per imparare a obbedirvi meglio; 3°) per poter farvi amare dagli altri, per poter farvi imitare dagli altri, per poter farvi obbedire dagli altri”».

Con il popolo del deserto

Nel tempo trascorso a Nazaret matura in fratel Charles la vocazione al sacerdozio: viene ordinato nel 1901, in Francia, e l’anno successivo si stabilisce a Beni Abbès, nel Sahara algerino, «tra le pecore più perdute, le più abbandonate». Scrive in quei giorni: «Dalle 4.30 del mattino alle 20.30 della sera, non smetto di parlare, di vedere gente: schiavi, poveri, ammalati, soldati, viaggiatori, curiosi. […] Voglio abituare tutti gli abitanti della terra a considerarmi come loro fratello, il fratello universale». Nel 1905 decide di trasferirsi più a sud, fra i Tuareg, a Tamanrasset, dove non ci sono «né guarnigione, né telegrafo, né europeo».

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charles de foucauld
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