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5 motivi per cui ho sempre odiato l’Avvento (e perché ora non lo odio più)

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di Ruth Baker

Essendo cresciuta in un ambiente cattolico, in famiglia abbiamo sempre rigorosamente osservato l’Avvento. Non l’abbiamo mai saltato. Sebbene ne apprezzassi lo scopo – essendo un tempo di preparazione e preghiera – ho sempre vissuto l’Avvento in modo cupo. Ne comprendevo le motivazioni con la testa, ma mai con il cuore. Ne ero intimorita.

Forse è semplicistico, ma da bambina mi sembrava che per vivere un buon Natale si dovesse prima pagare il prezzo dell’Avvento! Non mi passò mai per la testa l’idea che l’Avvento potesse essere un periodo meravigliosamente intenso quanto lo fosse il Natale. Odiavo l’Avvento e non riuscivo a farlo mio.

Ma grazie al Cielo, un po’ alla volta, cambiai approccio e iniziai a vedere l’Avvento in modo diverso. Quando iniziai ad onorare questo periodo, ne compresi tutta la pienezza. Perché dunque l’ho odiato? E come mai ho cambiato idea?

5 motivi per cui ho sempre odiato l’Avvento (e perché ora non lo odio più):

1. Le letture della Messa

Pixabay.com/Public Domain/ © Unsplash

Fermatevi a guardare qualsiasi passaggio del Vangelo per l’Avvento, e noterete un tema comune. “Vegliate perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà”, “pentitevi” ed altre frasi apocalittiche dal sapore di ‘fine del mondo’. Tutti versetti che preferivo ignorare, da bambina li trovavo alquanto inquietanti. Ma da adulta ho imparato che pur non piacendomi restano comunque Parola di Dio, e perciò meritano la mia considerazione.

Cosa mi vuole dire Dio attraverso di essi? La cosa interessante è che in merito a queste letture la Chiesa scrive che “L’Avvento è un tempo di devota e gioconda attesa”. Gioconda? Deve essermi sfuggito qualcosa! Ma queste letture mi hanno fatto affrontare le mie paure sulla mortalità mia e del mondo. Mi hanno fatto rivedere l’idea che avevo su come Gesù sarebbe tornato alla fine dei tempi.

Non diluendo il significato di queste letture ho iniziato a vedere il paradosso di un Cristo che è Re, capace di portare sia giustizia che misericordia, gentilezza e potenza. Se dichiaro di amare Cristo con tutto il mio cuore e di vedere in Lui il mio sovrano e il migliore amico che io possa avere su questa terra, perché dovrei avere paura della fine dei tempi o della fine dei miei giorni?


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2. Il silenzio

Ci viene costantemente detto di ‘trovare del tempo per il silenzio’, soprattutto durante l’Avvento. Sapevo di dover trovare del tempo per il silenzio… ma io odiavo il silenzio e non mi piaceva sentirmi dire di trascorrere più tempo a fare qualcosa che odiavo!

Nessuno mi aveva mai detto cosa fare del silenzio, né perché teoricamente sarebbe stato di beneficio. E non mi diede alcun beneficio fino a quando partecipai ad un incontro con un frate carmelitano, che mi aiutò a comprendere l’argomento: “Se non riesci a tollerare il silenzio allora devi prima di tutto sistemare le cose che emergono durante quel silenzio”. Non era una scusa per rimandare la scoperta del silenzio, bensì un modo per riconoscere che nel silenzio sono nascoste le nostre paure più profonde.

Il rumore del nostro dolore si fa sentire quando non ci sono distrazioni. In questo caso, consigliò il frate, la cosa migliore da fare è cercare aiuto da un buon sacerdote, religioso o terapeuta. Iniziai lentamente a scoprire un silenzio, alla presenza di Dio, che non era affatto spaventoso o austero, bensì gentile, istruttivo, profondo e pieno di pace. Ho così capito che Dio vuole parlare a noi. Forse Lui ha dovuto attendere anni per dirmi ciò che voleva dirmi, perché semplicemente non gli avevo dato l’opportunità di essere ascoltato.


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