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Perché Dio non pone fine al mio dolore?

© Ximena Salazar-CC
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Il giorno in cui Gesù ha promesso il paradiso a un ladrone

Gesù mi promette la salvezza dall’impotenza della croce. Il buon ladrone chiede misericordia negli ultimi momenti della sua vita: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”.

Il buon ladrone si volge poi verso Gesù: “Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. E Gesù risponde con misericordia: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. Uno dei ladroni vuole essere salvato dalla croce, l’altro vuole stare con Gesù per sempre.

Lo riconosce nel sangue. Scopre nel suo silenzio un potere che non è di questo mondo. Mi colpisce lo sguardo del buon ladrone, che vede il paradiso nell’inferno della croce. Distingue la verità nascosta in quel silenzio incomprensibile.

Perché Gesù non agisce? Il suo regno non è di questo mondo. E quel ladrone cambia cuore. Si converte in un momento di grazia. Scopre quello che per tanti anni non aveva visto. Lo scopre in mezzo al proprio dolore.

In quell’istante vede la giustizia di Gesù, la sua innocenza. Vede la purezza della sua anima. E Gesù scopre in lui l’amore, la verità di una vita dilapidata senza senso. Vede la sua purezza e si commuove. E gli promette il paradiso. In quello stesso momento. In quel raggio di speranza. Queste parole mi colpiscono sempre.

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