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“Lasciatevi riconciliare con Dio”

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Al numero 9 della lettera apostolica Misericordia et Misera, Papa Francesco chiede soprattutto ai Pastori di «non perdere l’opportunità di vivere la fede anche come esperienza di riconciliazione» (n.9), ponendo il sacramento della confessione al «suo posto centrale della vita cristiana» (n.11), con quello spirito di accoglienza, di comprensione e di oculato accompagnamento spirituale ed umano che dona il recupero della fiducia nella misericordia divina ed una rinnovata vita cristiana. La lettera apostolica sottolinea, inoltre, che «non c’è precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da Lui riconoscendo di aver sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo» (n.11). 

Proprio con questa “mens” – che nulla toglie alla gravità del peccato, soprattutto quando questo viene consumato con piena avvertenza, deliberato consenso e in materia grave – Papa Francesco che, in quanto Successore di Pietro può esercitare il “potere delle chiavi” , ha inteso estendere oltre i limiti dei tempi già previsti dalla saggezza pastorale della Chiesa, la facoltà per tutti i presbiteri di assolvere “quanti hanno procurato il peccato di aborto” (n.12). Questa estensione il Papa la offre richiamando la “grandezza” del Ministero presbiterale che comporta, in virtù dell’ordinazione, il compito di offrire ai fedeli i sacramenti di cui i presbiteri non sono “padroni” ma “servi” e donatori. 

Questa sottolineatura nulla toglie alla saggezza della Chiesa che in materia così delicata, circa la coscienza dei fedeli, vuole garantire la massima serietà nell’esercizio di questo ministero, a tutela proprio dei fedeli stessi. Contrariamente a qualche scivolone, non solo giornalistico, circa il peccato di aborto e chi lo procura, nulla cambia sia riguardo alla gravità della colpa e la severità della pena, che questa comporta ipso facto, sia circa la separazione dalla comunione con la Chiesa (cioè la scomunica). L’offerta di perdono, a chi pentito lo chiede, è accordata con misericordiosa tenerezza e ovviamente accompagnata, come prevede la prassi della Chiesa, da una fruttuosa penitenza assieme ad un recupero di sensibilità nei confronti del rispetto della vita soprattutto dei più deboli. Chi è più debole e indifeso di un nascituro? Ecco allora che da questa lettera apostolica si evince l’importante impegno del presbitero nel sacramento della riconciliazione, offrendo, con la consolazione ed il perdono, anche una opportunità di revisione di vita. Questa avviene attraverso un impegno sacramentale e di carità dove la volontà del penitente viene corroborata dalla grazia sacramentale offerta dalla confessione, dall’Eucaristia per una vita attenta al volto di Cristo presente in ogni uomo e donna, in tutte le fasi dell’esistenza, anche quella prenatale. Il fatto poi che l’aborto porti con sé la sanzione della scomunica, che viene a cessare con il pentimento espresso nel sacramento della confessione con l’assoluzione e la penitenza, parti integranti del sacramento del perdono, questa rimane. Nulla muta da parte della disciplina canonica circa l’aborto se non il prolungamento del tempo del perdono concesso a coloro che assolvono, cioè ad ogni presbitero che ha la facoltà di assolvere. Si tratta forse di stabilire se ciò è concesso per la sola propria diocesi o per tutta la Chiesa.  

Un altro quesito potrebbe essere posto, nei confronti di questa materia, per la fraternità di San Pio X e cioè se anche ai loro presbiteri è concessa la facoltà di assolvere con validità e liceità il peccato di procurato aborto in ogni tempo. La lettera apostolica nulla cambia circa la dottrina sul peccato di aborto e sulla sanzione connessa, chiede invece maggiore attenzione e accompagnamento per chi è incorso, ha voluto o ha procurato l’aborto, affinché senta tutta la misericordia di Dio e stupisca dell’accoglienza sacramentale che ridona dignità e capacità, con la grazia divina, di mutare rotta di vita.  

*Ettore Malnati è vicario episcopale per il laicato e la cultura, Diocesi di Trieste 

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