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Spiritualità

Le strategie di Satana, parte 2: la tattica di Acab

Ann Ronan Pictures/Print Collector/Getty Images

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 23/11/16

L'attacco satanico che sfrutta la nostra passività, debolezza e vergogna

Nessuno si è mai venduto a fare il male agli occhi del Signore come Acab, istigato dalla propria moglie Gezabele

1 Re 21, 25

La settimana scorsa abbiamo iniziato una serie di contributi sul benessere spirituale iniziando con la strategia di Gezabele – uno sforzo satanico che sfrutta la nostra paura, la lussuria, le ferite e la tiepidezza. Questa settimana prenderemo in considerazione Acab.

Nel primo Libro dei Re leggiamo che Acab era re di Israele, chiamato ad essere il giusto protettore del popolo e della Nazione affidati alle sue cure. Fallì e Israele soffrì. Un vero re è un guerriero saggio che offre al suo popolo protezione e lungimiranza; detto in altri termini, un vero re dà al suo popolo dei confini che non possono essere valicati e orizzonti da raggiungere. Senza protezione i vulnerabili soffrono, e senza orizzonti la gente “appassisce”.

Come influisce su di noi tutto questo? Viviamo in un’epoca di democrazia, non di monarchia, e dubito che chiunque legga questo articolo sia un Capo di Stato. Ad ogni modo, tutti i cristiani sono chiamati a fare quello in cui Acab ha fallito: tutti sono chiamati a difendere la gente e le verità affidate loro da Dio; tutti sono chiamati a obbedire quando il profeta di Dio parla; tutti sono chiamati a resistere al male, che sussurri le sue seduzioni o gridi le sue richieste.

Esitante, passivo, debole – Acab fallisce ad agire quando dovrebbe, e Israele soffre. Quando falliamo ad agire, la gente affidata alle nostre cure paga un prezzo enorme.

Acab è stato più che passivo – era anche egoista, esitente, astioso e furbo. Quando non riusciva a fare come voleva, come un bambino petulante metteva il broncio, rifiutava di mangiare e rimaneva a letto con il viso rivolto verso il muro (1 Re 21, 4). Ma Acab era anche scaltro. Sapeva che la sua passività e il suo egoismo fornivano un ambiente perfetto alla moglie Gezabele – una manipolatrice di prima categoria, seduttrice e calcolatrice. La loro era una coppia formata all’inferno. Lui ha rinunciato alla propria moralità e autorità, lei ha usurpato il potere e le prerogative del marito, ed entrambi hanno ottenuto ciò che volevano. Lui ha avuto quello che non riusciva a guadagnarsi, lei quello che non meritava. Ovunque operi una Gezabele, c’è un Acab che lo permette. Ricordate: l’abdicazione dall’autorità data da Dio (come nel caso di Acab) è peccaminosa quanto il suo complemento, ovvero l’appropriazione dell’autorità altrui (come nel caso di Gezabele).

Qual è la morale della storia? Cosa possiamo imparare sulle strategie di Satana studiando la passività di Acab e l’aggressione distruttiva di Gezabele?

Lo stile di Acab risale ad Adamo nel giardino dell’Eden. Lì Adamo ha rinunciato all’autorità che Dio gli aveva dato, ha fallito nell’affrontare il male, spostando la colpa sulla moglie Eva (Genesi 3, 12). Non ha agito in base a ciò che era né al suo “padrone”. Nel primo caso non ha accettato il suo compito di custode del creato e marito di Eva, nel secondo non ha vissuto conformemente alla sua identità come vertice della creazione, fatto a immagine e somiglianza di Dio. Pensando come un orfano piuttosto che come figlio ed erede, ha creduto alla bugia del serpente che Dio non avesse in serbo il meglio per lui. Non confidando nell’amore di Dio e temendo il conflitto con Eva, ha scelto la via più semplice – capitolare a lei e cercare di nascondersi da Dio. Tutta la creazione ne ha pagato il prezzo.

La strategia satanica di Acab opera su chi non ha una chiara consapevolezza della propria identità come figlio amato ed erede di un Padre celeste amorevole. Insicure, esitanti, piene di vergogna, indegne e scoraggiate, queste anime ferite anelano all’approvazione umana e alle consolazioni terrene. E lo spirito di Gezabele ha un occhio infallibile nell’individuare le ferite di uno spirito alla Acab, e una capacità infinita di sfruttarle

Quali risorse ha lo spirito di Acab ferito? Come possiamo servire le persone che amiamo ma soffrono e si nascondono? Possiamo intercedere per loro, ovviamente, ma alla fin fine lo spirito ferito di Acab deve accettare la persona e le promesse di Cristo.

In Matteo 4, 1-11 vediamo Gesù combattere Satana, che avrebbe voluto fargli dimenticare di essere Figlio di Dio. Satana voleva che Gesù credesse che la realizzazione poteva arrivare solo rinunciando all’autorità data da Dio in cambio delle cose di questo mondo, ma Gesù non cede. Rimprovera Satana, e il tentatore si allontana da lui. La buona novella della rivelazione cristiana è che Gesù condivide l’autorità e la vittoria donategli da Dio con noi. Come figli adottivi di Dio, il nemico non ha il diritto di opprimerci. Rifiutando di essere passivi (come Acab) e di essere aggressivi (come Gezabele), possiamo affermare come Cristo la nostra identità e la nostra autorità come eredi del Regno divino. Non dobbiamo mai dimenticarlo!

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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