Aleteia

Parolin: la Chiesa è pronta a liberare gli oppressi nel mare

Condividi
Commenta

«Siamo pronti a fare la nostra parte per liberare gli oppressi nel mare, che deve tornare ad essere quello che è stato per secoli, un simbolo di libertà e di civiltà». Lo ha detto al convegno promosso con la Fao il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin. 

Con le organizzazioni che la Chiesa cattolica ha nel comparto pesca, dai cappellani al Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, «siamo testimoni – ha detto Parolin – di una situazione tragica in alto mare, a bordo di tanti pescherecci. Abbiamo non soltanto l’obbligo morale di offrire alternative ai pescatori/schiavi, ma l’obbligo di offrire vie di fuga da condizioni di tratta degli esseri umani. Pensiamo a visti per lavoratori stagionali per facilitare la mobilità intraregionale o visti umanitari. Dobbiamo rompere la catena dello sfruttamento di tanti pescatori in alto mare», ha incalzato Parolin. 

«Dopo un impegno ventennale per un maggiore rispetto degli habitat marini, un settore così importante per la prosperità economica come la pesca deve porre fine – ha concluso monsignor Fernanzo Chiaca Arellano, Osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao – a livelli insostenibili di sfruttamento dei pescatori più vulnerabili, i migranti, e puntare sulla sostenibilità sociale, etica. Il fenomeno del lavoro in condizioni disumane è ampio, poliedrico, ma dobbiamo impegnarci tutti per porre fine a questo flagello». 

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni