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Derisa perché casalinga, il marito reagisce con decisione

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Brad e Sarah Kearns

Aleteia - pubblicato il 21/11/16

“Tu cosa fai?”: una domanda (superflua) sintomatica dei “valori” che preoccupano la nostra società

Gli australiani Brad e Sarah Kearns sono sposati da poco e hanno deciso di organizzare la propria vita in un modo semplicemente scandaloso per il mondo “egualitario” e “liberale” di oggi: per sua scelta Sarah, che ha lavorato per sette anni al Pronto Soccorso, oggi resta a casa e si prende cura dei figli della coppia per garantire loro il massimo dell’attenzione possibile. Brad si incarica invece di lavorare fuori per sostenere la famiglia, oltre a partecipare attivamente alla vita familiare e domestica.

In un’occasione sono stati invitati a un matrimonio e si sono ritrovati a un tavolo con persone che non conoscevano. Durante la conversazione, è saltata fuori una delle domande più tipiche della cosiddetta “vita sociale” contemporanea: “Tu cosa fai?”

Si tratta di una domanda così comune nelle conversazioni tra persone che neanche si conoscono che sembra normale e adeguata nel contesto di una prima presentazione, ma nella maggior parte dei casi è del tutto superflua e proprio per questo altamente sintomatica del tipo di “valori” che preoccupano maggiormente la nostra società.

Molto più che interessarsi di “chi” sei, il mondo si è abituato a voler sapere “cosa” sei, come se la professione definisse la persona.

Non che domandare quello che fa una persona sia in sé una cosa sbagliata. Ci sono vari contesti, soprattutto professionali e accademici, che rendono questa domanda opportuna e perfino obbligatoria. Quello che è sbagliato è il giudizio, implicito o esplicito, che in genere accompagna questa domanda in contesti informali in cui non sarebbe neanche necessario formularla.

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Quando Brad ha spiegato quello che facevano lui e la moglie, un uomo seduto al loro tavolo ha guardato subito Sarah commentando a mo’ di domanda retorica: “Ah, quindi tu resti a casa e ti occupi dei bambini?”

Non è un commento offensivo in sé, ma ciò che può essere profondamente sgradevole è il tono, l’espressione del volto, il miscuglio di sorpresa e disprezzo. È come dire senza parole: “Guardate, una casalinga! Che cosa pittoresca! Arcaica, incredibile! Fate una foto a questo pezzo da museo!”

Brad ha deciso di sfogarsi sul suo profilo Facebook:

“Sono molto orgoglioso di lei e della nostra decisione, che ci ha portato più riconoscimento e ricompense di quello che quel tizio potrà mai capire. In qualche modo, ha giudicato ancor prima di chiedere. Adoro il desiderio di Sarah di voler approfittare di questo periodo della vita per prendersi cura dei nostri splendidi bambini. È un’opportunità che non avrà mai più. Se ne avessi la possibilità, lascerei il mio lavoro domani stesso e mi dedicherei solo a crescere i miei figli, essendo il miglior padre possibile”.

Brad, che termina il suo sfogo chiedendo alle persone di non giudicare, è diventato famoso in vari Paesi per i suoi post pieni di personalità sulle reti sociali sulla sua esperienza di paternità e di cura dei figli insieme alla moglie.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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casalingafamigliafiglitestimonianze di vita e di fede
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