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Cosa ha insegnato alla mia famiglia I Dieci Comandamenti di Cecil B. DeMille

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La presentazione del regista mi ha colpito. Sono anni che vedo questo film in TV sotto Pasqua, ma nessun canale l’aveva mai mostrata

Immaginate di stare seduti in un cinema nel 1956 e di sentire il regista pluripremiato porvi in modo gentile ma esplicito una domanda fondamentale della nostra fede nel mondo moderno: siamo proprietà dello Stato o proprietà di Dio?

E ora immaginate la stessa esperienza nel 2016.

Non è probabile che si verifichi.

La cosa curiosa è che il momento attuale, in cui avremmo più bisogno che mai di porre questa domanda, è quello meno probabile in cui porla. Siamo troppo impegnati, troppo imbarazzati o semplicemente troppo egoisti. A chi apparteniamo davvero? A chi dobbiamo tutta la nostra devozione?

Mentre il film iniziava e il bambino fluttuava tra i giunchi della palude verso le braccia della principessa egiziana, ho guardato gli occhi spalancati delle mie figlie e le loro bocche all’opera con il popcorn e ho sorriso. Forse non comprendono la profondità della domanda del regista, ma comprendono l’ostinazione di Ramesse, il coraggio di Mosè e la fedeltà di Dio. Possono non considerare le basi filosofiche alla base di questa storia, ma capiscono che Dio è amore e che loro, come gli israeliti, sono incommensurabilmente speciali ai Suoi occhi. E per rispondere alla domanda del signor DeMille, apparteniamo pienamente e completamente a Lui.

Sì. Davvero.

È questo che chiamo un grande cineforum.

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Tod Worner è marito, padre, convertito al cattolicesimo e praticante di Medicina interna. Ha un blog su A Catholic Thinker.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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