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La 14enne morta per cancro e ibernata, scelta di speranza o elusione della morte?

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 20/11/16

Ibernata post-mortem su sua richiesta: battaglia legale senza precedenti in Gran Bretagna dove una 14enne, malata terminale di cancro, ha ottenuto dai giudici che il suo corpo fosse conservato e non sepolto nella speranza di essere un giorno «risvegliata» e guarita con nuove cure.

Lo riporta la Bbc (18 novembre): il verdetto, emesso poco prima del decesso della ragazza a ottobre, è stato reso pubblico ora dopo che il corpo, portato negli Usa, è stato congelato tramite «criogenesi». In precedenza sono noti i casi di una bambina thailandese di tre anni e di una ragazza 21enne dell’Arizona.

L’ibernazione post-mortem della ragazza è stata autorizzata in via definitiva da un giudice dell’Alta Corte di Londra col consenso della madre e contro il volere del padre. La 14enne, colpita da una forma rara di cancro, viveva con la famiglia nell’area metropolitana della capitale britannica(Il Messaggero, 18 novembre).

LA DISPOSIZIONE DELLA MADRE

Secondo la legge britannica, un minorenne non può fare testamento, e le disposizioni riguardo al corpo comprendono anche una decisione di questo genere. Serve dunque un tutore, qualcuno che decida per il minore, e il magistrato ha deliberato che spettasse alla madre, la quale ha approvato la volontà della figlia. Il padre, che non vedeva la famiglia da sei anni, ha chiesto di poter incontrare JS prima che morisse, ma lei ha rifiutato(La Repubblica, 18 novembre).

“VIVERE PIU’ A LUNGO”

Prima di morire la protagonista di questa vicenda aveva scritto una lettera di suo pugno al giudice nella quale, riferisce ancora la Bbc, auspicava di poter «vivere più a lungo» in futuro e chiedeva di «non essere sotterrata». Spiegava di aver approfondito alcune teorie sulla «criopreservazione» su Internet e di sperare che attraverso questa tecnica le potesse essere data «la chance di essere curata e risvegliata, magari fra qualche centinaio di anni».

L’AUTONOMIA DELLA PERSONA

Il professor Antonio G. Spagnolo, direttore dell’Istituto di Bioetica e Medical Humanities dell’Università Cattolica di Roma, evidenzia ad Aleteia una serie di criticità che emergono da questa vicenda.

«Una prima criticità riguarda il principio di autonomia e di autodeterminazione della persona – sottolinea il bioeticista -. Siamo di fronte ad una adolescente e quindi prima di avallare quello che lei richiede dovremmo tener conto della reale autonomia nelle scelte di quella stessa persona. Sicuramente la malattia l’avrà resa più matura di fronte alla realtà, ma parliamo sempre di un’adolescente e le implicazioni di questa richiesta hanno una portata drammatica. Pensiamo se ogni giudice avallasse ogni richiesta formulata da un ragazzo o una ragazza di 14 anni…»

LA SCELTA DEL GIUDICE

«Una questione più preoccupante riguarda il significato che può avere la conservazione per un “dopo”, cioè il pensiero di un “ritorno in vita”. Parliamo di un argomento dove oggi regna l’incertezza circa la possibilità che si possa realizzare. Sicuramente il giudice, in questo caso, vogliamo pensare che si sia espresso a favore dell’ibernazione perché c’era una presa di posizione della madre che supportava la volontà della figlia».

LA CONSERVAZIONE DEL CORPO

«Un’altra criticità riguarda la destinazione del corpo: se la vedessimo solo come una modalità di conservazione del cadavere, di cui si occupa la tanatoprassi, la riflessione non sarebbe molto diversa da quella che si può fare per un corpo che venga imbalsamato o comunque trattato per conservarsi a lungo. Diciamo che potrebbe anche essere comprensibile e tollerato».

DUE STRADE

Infine, secondo il bioeticista, la scelta della crioconservazione, in questo caso, più che un’elusione della morte, «è una ricerca della speranza, una non-accettazione di morire così giovani, e quindi di sperare di recuperare la vita che la malattia le ha prematuramente sottratto, anche se la tecnica oggi non consente di tornare in vita e domani chissà».

Su questo punto «bisogna chiarire che tra le tecniche di estensione della vita, i gruppi di ricerca lavorano in due direzioni: l’ibernazione da un lato e l’allungamento della fase adulta della vita per arrivare il più tardi possibile alla vecchiaia. Quest’ultima – conclude Spagnolo – è un modo più ragionevole rispetto alla crioconservazione con cui anche il mondo cattolico deve confrontarsi perché consente di affrontare meglio, più serenamente, la fase più avanzata della propria esistenza».

Tags:
bioeticacancro
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