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Nei momenti difficili, siate persone che uniscono, non che dividono

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Hans von Mares - PD

Suor Theresa Aleteia Noble - pubblicato il 16/11/16

È più facile etichettare gli oppositori, attaccare, deridere, rifiutare di ascoltare gli altri, ma Gesù ci chiede di fare di meglio

Gli Stati Uniti hanno appena vissuto una delle stagioni elettorali più divisive della storia recente. Il Paese è a pezzi, ferito, e soffre profondamente.

Nei periodi conflittuali, la gente tende istintivamente a unirsi o a dividersi.

Si potrebbe pensare che sia più facile unire che dividere, ma la strada del divisore richiede molto meno sforzo. Etichettare gli oppositori, attaccare, deridere, rifiutare di ascoltare gli altri e non essere amichevoli è molto più facile che amare.

Essere un unificatore richiede forza e maturità. Gli unificatori ispirano gli altri con il loro coraggio, la loro pazienza e la loro gentilezza. Sollevano chi ha paura ed è ansioso. Amano le persone non amabili. Lottano per comprendere i permalosi, gli arroganti e le persone troppo assorbite da sé. Difendono i vulnerabili. Aiutano gli altri a comprendere e ad amare, piuttosto che a odiare, i loro nemici ideologici.

In periodi di forte ansia e divisione, la gente spesso non risponde bene agli appelli all’unità. Gli unificatori vengono attaccati da entrambe le parti. Vengono ritenuti deboli, ingenui e inclini al compromesso. Vengono ridicolizzati e viene detto loro che non hanno il coraggio di combattere per la verità.

In realtà, gli unificatori aprono coraggiosamente la strada alla verità perché quest’ultima diventa chiara ed è reciprocamente rivelata attraverso la comunicazione. Visto che siamo esseri umani limitati, abbiamo bisogno di altre persone che ci aiutino a comprendere e ad aprire la nostra mente per farci vedere le circostanze in modo più obiettivo.

In un’epoca in cui la “tolleranza” sembra essere la virtù meno riconosciuta, c’è ben poca tolleranza reale. Tollerare davvero una persona non è digrignare i denti e gridarle contro. La tolleranza non mette a tacere le persone e non presume di conoscere le loro esperienze o le loro motivazioni. La tolleranza non porta a facili generalizzazioni. La tolleranza non disprezza e non deride – gli atteggiamenti più comuni in una società divisa.

L’autentica tolleranza comporta il fatto di entrare nell’esperienza altrui. Non malvolentieri, ma con uno sforzo reale. Gli unificatori tollerano nel vero senso del termine. Si protendono verso gli altri. Pongono domande. Cercano di capire. Non lo fanno necessariamente per trovare un accordo completo, ma per empatizzare, per amare.

Sfuggendo le amicizie e i gruppi nei social media che fungono da cassa di risonanza, gli unificatori trovano verità e comprensione impegnandosi con chi la pensa in modo diverso. Gli unificatori dibattono in modo rispettoso, logico, e in buona fede. Non fanno lezioni. Non portano avanti conversazioni unilaterali. Non parlano delle persone come se non fossero presenti nella stanza. Non deridono né sminuiscono. Si lasciano indietro ansia, insulti, disprezzo, pensiero in bianco e nero e il desiderio di controllare le situazioni o gli altri.

Gli unificatori si chiedono sempre: “Cosa mi manca? Come posso imparare di più? Come posso comprendere questa persona o questo gruppo di persone?”

Gli unificatori non sono pieni d’ansia. L’empatia placa la paura. Visto che gli unificatori si sforzano di comprendere, i mostri e gli orchi diventano personaggi in carne e ossa. Gli unificatori umanizzano i loro nemici per poterli amare come richiede il Vangelo (Mt 5, 44).

Una critica comune nei confronti degli unificatori è che non tengono conto della realtà. Dopo tutto, Gesù ha detto: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione” (Lc 12, 51). Ma quello che pochi hanno capito è che Gesù non ci incoraggia a provocare divisioni in nessun altro modo che non sia la nostra adesione alla verità.

Il diavolo ama fomentare divisione e odio. Cerca di convincere i cristiani che alcune cose sono così importanti che dovrebbero far mettere da parte la virtù, soprattutto la carità, nella lotta. Ama quando le persone diventano “martelli” e “machete” della verità perché non fanno altro che ferire e allontanare gli altri dal Vangelo. E allora le aiuta a razionalizzare il loro comportamento negativo. Sussurra scuse alle loro orecchie e ricorda loro che San Girolamo era irascibile e Gesù rovesciava i tavoli. Visto che è il padre della menzogna, il diavolo riesce perfino a convincere le persone che si stanno comportando in modo cristiano proprio quando non lo stanno facendo.

È vero che i cristiani non possono compromettere la verità della fede. Non fanno concessioni, non cedono e non leggono nella Scrittura quello che richiedono i tempi. Resistono agli attacchi alla verità, anche quando vengono derisi. Resistono con rispetto, gentilezza e maturità.

La Scrittura è molto chiara sul modo in cui i cristiani si dovrebbero comportare. Non ci sono versetti dei Vangeli che lodano la derisione, il sarcasmo, la mancanza di misericordia, la discordia e gli insulti.

La Scrittura ci dice invece:

Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo” (1 Pietro 3, 15-16).

Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Efesini 4, 31-32)

Gli unificatori sono coloro che seguono i dettami della Scrittura. Sono il sale della terra. I loro sottili punti di vista arricchiscono e incoraggiano la carità negli altri. Gli unificatori cercano costantemente modi per “stimolarsi a vicenda nella carità e nelle opere buone” (Ebrei 10, 24).

In questi momenti difficili, stimoliamoci a vicenda nell’amore.

Siamo unificatori.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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