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Nei momenti difficili, siate persone che uniscono, non che dividono

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È più facile etichettare gli oppositori, attaccare, deridere, rifiutare di ascoltare gli altri, ma Gesù ci chiede di fare di meglio

Gli Stati Uniti hanno appena vissuto una delle stagioni elettorali più divisive della storia recente. Il Paese è a pezzi, ferito, e soffre profondamente.

Nei periodi conflittuali, la gente tende istintivamente a unirsi o a dividersi.

Si potrebbe pensare che sia più facile unire che dividere, ma la strada del divisore richiede molto meno sforzo. Etichettare gli oppositori, attaccare, deridere, rifiutare di ascoltare gli altri e non essere amichevoli è molto più facile che amare.

Essere un unificatore richiede forza e maturità. Gli unificatori ispirano gli altri con il loro coraggio, la loro pazienza e la loro gentilezza. Sollevano chi ha paura ed è ansioso. Amano le persone non amabili. Lottano per comprendere i permalosi, gli arroganti e le persone troppo assorbite da sé. Difendono i vulnerabili. Aiutano gli altri a comprendere e ad amare, piuttosto che a odiare, i loro nemici ideologici.

In periodi di forte ansia e divisione, la gente spesso non risponde bene agli appelli all’unità. Gli unificatori vengono attaccati da entrambe le parti. Vengono ritenuti deboli, ingenui e inclini al compromesso. Vengono ridicolizzati e viene detto loro che non hanno il coraggio di combattere per la verità.

In realtà, gli unificatori aprono coraggiosamente la strada alla verità perché quest’ultima diventa chiara ed è reciprocamente rivelata attraverso la comunicazione. Visto che siamo esseri umani limitati, abbiamo bisogno di altre persone che ci aiutino a comprendere e ad aprire la nostra mente per farci vedere le circostanze in modo più obiettivo.

In un’epoca in cui la “tolleranza” sembra essere la virtù meno riconosciuta, c’è ben poca tolleranza reale. Tollerare davvero una persona non è digrignare i denti e gridarle contro. La tolleranza non mette a tacere le persone e non presume di conoscere le loro esperienze o le loro motivazioni. La tolleranza non porta a facili generalizzazioni. La tolleranza non disprezza e non deride – gli atteggiamenti più comuni in una società divisa.

L’autentica tolleranza comporta il fatto di entrare nell’esperienza altrui. Non malvolentieri, ma con uno sforzo reale. Gli unificatori tollerano nel vero senso del termine. Si protendono verso gli altri. Pongono domande. Cercano di capire. Non lo fanno necessariamente per trovare un accordo completo, ma per empatizzare, per amare.

Sfuggendo le amicizie e i gruppi nei social media che fungono da cassa di risonanza, gli unificatori trovano verità e comprensione impegnandosi con chi la pensa in modo diverso. Gli unificatori dibattono in modo rispettoso, logico, e in buona fede. Non fanno lezioni. Non portano avanti conversazioni unilaterali. Non parlano delle persone come se non fossero presenti nella stanza. Non deridono né sminuiscono. Si lasciano indietro ansia, insulti, disprezzo, pensiero in bianco e nero e il desiderio di controllare le situazioni o gli altri.

Gli unificatori si chiedono sempre: “Cosa mi manca? Come posso imparare di più? Come posso comprendere questa persona o questo gruppo di persone?”

Gli unificatori non sono pieni d’ansia. L’empatia placa la paura. Visto che gli unificatori si sforzano di comprendere, i mostri e gli orchi diventano personaggi in carne e ossa. Gli unificatori umanizzano i loro nemici per poterli amare come richiede il Vangelo (Mt 5, 44).

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