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Le posizioni di Trump e la Dottrina Sociale della Chiesa: cosa aspettarsi?

Jeffrey Bruno / Aleteia

John Burger - Joanne McPortland - pubblicato il 15/11/16


Solidarietà

Siamo un’unica famiglia umana indipendentemente dalle nostre differenze nazionali, razziali, etniche, economiche e ideologiche. Siamo i custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, ovunque possano essere. Amare il nostro prossimo ha dimensioni globali (…). Alla base della virtù della solidarietà c’è la ricerca della giustizia e della pace. Papa Paolo VI ha insegnato che se si vuole la pace si deve lavorare per la giustizia. Il Vangelo ci chiede di essere operatori di pace. Il nostro amore per tutti i nostri fratelli e tutte le nostre sorelle richiede che promuoviamo la pace in un mondo circondato da violenza e conflitto.

Fin dall’inizio, la campagna di Trump si è concentrata sul fatto di porre fine all’immigrazione illegale. Alla promessa di costruire “un grande muro” (di recente attenuata per includere una sorta di staccionate dove appropriate a livello topologico) lungo il confine meridionale degli Stati Uniti, Trump ha aggiunto altri progetti per rafforzare i confini statunitensi a livello sia fisico che di commercio e cooperazione internazionale. Queste posizioni incontrano il sostegno degli americani che subiscono gli effetti della rapida globalizzazione economica, come politiche simili hanno trovato favore in Gran Bretagna e in altri Paesi europei. L’Amministrazione Trump dovrà trovare un delicato equilibrio tra la sicurezza degli Stati Uniti e la ripresa economica senza soccombere a esagerate politiche nazionaliste, isolazioniste o protezionistiche.


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Se la Chiesa condivide l’appello di Trump alla riforma dell’immigrazione, le politiche che ha proposto per raggiungere la riforma e quelle sostenute dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) sono significativamente diverse. La USCCB sostiene una riforma dell’immigrazione globale, includendo opzioni che implicano la cosiddetta “amnistia” o il “grandfathering-in” degli immigrati che si trovano negli Stati Uniti in modo illegale ma conducono una vita pacifica e produttiva. I vescovi si oppongono con decisione all’idea di separare le famiglie a causa delle questioni migratorie concentrate sullo status legale. I riferimenti di Trump alla deportazione di massa (dichiarata di recente come intenzione di deportare o incarcerare tra i 2 e i 3 milioni di persone) sembrerebbero andare contro l’insegnamento cattolico, e c’è quindi da sperare che i leader ecclesiali e un’Amministrazione Trump più aperta al dialogo con i leader religiosi possano lavorare insieme a favore di questo obiettivo comune.

Un altro settore in cui la Chiesa e il Presidente eletto non sono d’accordo ha a che vedere con il reinsediamento negli Stati Uniti dei rifugiati, soprattutto quelli che fuggono dalle guerre civili e dal terrorismo dell’ISIS in Medio Oriente. Le proposte di Trump ridurrebbero significativamente o bandirebbero addirittura il flusso dei rifugiati, e rafforzerebbero le restrizioni all’immigrazione per escludere le persone provenienti da Paesi in cui si è insediato l’ISIS. Queste proposte si sono concentrate soprattutto sui musulmani, il che pone la questione di una sfida religiosa nei confronti di chi desidera cercare rifugio o immigrare negli Stati Uniti, una posizione a cui la Chiesa si oppone con decisione. La Chiesa negli Stati Uniti, Catholic Charities e altre organizzazioni in tutto il modo giocano un ruolo fondamentale nel reinsediamento di migranti e rifugiati, e i leader cattolici dovrebbero offrire la propria esperienza e il proprio sostegno in questo campo per raggiungere un equilibrio tra sicurezza e compassione.

Quanto al lavorare per la pace, se la retorica di Trump durante la campagna elettorale è stata a volte fortemente militarista, da Presidente propone di cercare in primo luogo soluzioni diplomatiche. “Gli eventi potranno richiedere l’uso della forza militare, ma è anche una lotta filosofica”, ha affermato, riferendosi soprattutto al fatto di sconfiggere l’ISIS. “I nostri obiettivi sono pace e prosperità, non guerra e distruzione. Il modo migliore per raggiungere questi obiettivi è una politica estera disciplinata, deliberata e coerente”.


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Cura del creato

Mostriamo il nostro rispetto per il Creatore attraverso la nostra amministrazione del creato. Curare la Terra non è solo uno slogan per la Giornata della Terra, ma un’esigenza della nostra fede. Siamo chiamati a difendere i popoli e il pianeta, vivendo la nostra fede in rapporto con la creazione di Dio. Questa sfida ambientale ha dimensioni morali ed etiche fondamentali che non si possono ignorare.

“L’Amministrazione Trump è fermamente impegnata a conservare le nostre splendide risorse naturali e i meravigliosi habitat naturali”, afferma il sito web di transizione. “L’agenda ambientale americana sarà guidata da veri esperti di conservazione, non da persone con agende politiche radicali. Torneremo a concentrare l’EPA [Environmental Protection Agency, n.d.t.] sulla sua missione fondamentale di assicurare aria pulita e acqua sicura e pulita per tutti gli americani. Sarà un futuro di conservazione, prosperità e grande successo”.

Questa dichiarazione è in sintonia con l’enciclica di papa Francesco Laudato Si’, in cui il pontefice scrive che “esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. L’esposizione agli inquinanti atmosferici produce un ampio spettro di effetti sulla salute, in particolare dei più poveri, e provocano milioni di morti premature. […] La tecnologia che, legata alla finanza, pretende di essere l’unica soluzione dei problemi, di fatto non è in grado di vedere il mistero delle molteplici relazioni che esistono tra le cose, e per questo a volte risolve un problema creandone altri”.

Al ogni modo, alcune proposte dell’Amministrazione Trump – come la cancellazione dei pagamenti per gli sforzi internazionali di gestire gli effetti dei cambiamenti climatici, la rimozione delle regolamentazioni per la difesa e la sicurezza ambientali e l’impegno nella produzione e nel trasporto di combustibili fossili (includendo estrazione del carbone, trivellazioni petrolifere in mare aperto e trivellazioni per gas naturali), che hanno conseguenze a livello ambientale e di salute pubblica – sono in contraddizione sia con la Laudato Si’ che con la lunga tradizione della Chiesa di amministrazione del creato.

I cattolici – come tutti gli americani – sono chiamati a ritenere l’Amministrazione Trump – come qualsiasi altra Amministrazione – responsabile di rappresentare tutti gli americani e del suo impegno per il bene comune. Le politiche di un’Amministrazione non sono mai pienamente in linea con l’insegnamento cattolico, ma siamo privilegiati ad esercitare il nostro impegno di vivere quell’insegnamento per quanto possibile. Come ha affermato l’arcivescovo Joseph E. Kurtz, presidente uscente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, nella sua dichiarazione sull’elezione di Trump,

Noi come cittadini e i nostri rappresentanti eletti faremmo bene a ricordare le parole di papa Francesco quando si è rivolto al Congresso degli Stati Uniti lo scorso anno: “Qualsiasi attività politica deve servire e promuovere il bene della persona umana ed essere basata sul rispetto per la dignità di ciascuno”. Ieri milioni di americani che lottano per trovare un’opportunità economica per le loro famiglie hanno votato per essere ascoltati. La nostra risposta dovrebbe essere semplice: “Vi ascoltiamo”. La responsabilità di aiutare a rafforzare le famiglie appartiene a ciascuno di noi.

La Conferenza Episcopale desidera lavorare con il Presidente eletto Trump per difendere la vita umana dal suo inizio più vulnerabile alla sua fine naturale. Sosterremo politiche che offrono opportunità a tutte le persone, di tutte le fedi, in qualsiasi situazione di vita. Sosteniamo con fermezza che i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti e rifugiati debbano essere accolti umanamente senza sacrificare la nostra sicurezza. Richiameremo l’attenzione sulla violenta persecuzione che minaccia i cristiani e le persone di altre fedi in tutto il mondo, soprattutto in Medio Oriente, e confidiamo nell’impegno della nuova Amministrazione nei confronti della libertà religiosa interna, assicurando che le persone di fede siano libere di proclamare e di modellare la propria vita intorno alla verità sull’uomo e la donna, e al legame unico del matrimonio che possono formare.

Ogni elezione porta a un nuovo inizio. Alcuni possono chiedersi se il Paese si possa riconciliare, lavorare insieme e realizzare la promessa di un’unione più perfetta. Attraverso la speranza offerta da Cristo, credo che Dio ci darà la forza per guarire e unire.

Preghiamo per i leader della vita pubblica, perché possano affrontare le responsabilità affidate loro con grazia e coraggio, e confidiamo che tutti noi cattolici possiamo aiutarci a vicenda ad essere testimoni fedeli e gioiosi dell’amore guaritore di Gesù.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
donald trumpdottrina sociale della chiesa
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