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In un Paese su 5 non è consentito professare la propria religione

Vatican Insider - pubblicato il 15/11/16

Nella mattina del 16 novembre a Roma, presso la Sala Stampa Estera, il presidente di ACS-Italia, Alfredo Mantovano, presentato la XIII edizione del Rapporto ACS sulla libertà religiosa nel mondo.  

L’introduzione è stata curata dal Direttore di ACS-Italia, Alessandro Monteduro, il quale ha affermato che «la situazione più terribile riguarda la Corea del Nord». A questo Paese va la “maglia nera” del Rapporto di quest’anno. Delle 196 nazioni esaminate nel Rapporto, 38 sono quelle in una situazione critica. In pratica in un Paese su 5, non è consentito professare la propria religione senza incorrere in discriminazioni o vere e proprie persecuzioni. 23 di questi Paesi subiscono le persecuzioni più efferate: 12 da parte dello Stato e 11 da gruppi militanti radicali. Gli altri 15 si collocano nell’area tra la discriminazione e la persecuzione. Tra i Paesi in più grave pericolo si ricordano: Arabia Saudita, Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia, Yemen, Pakistan, Eritrea, Nord Nigeria e Corea del Nord. Il Rapporto, ha concluso il Direttore, «è uno strumento per restituire la speranza ai perseguitati attraverso i nostri progetti». 

Durante l’incontro, il Giudice Costituzionale Giuliano Amato ha affermato che «il vero problema è l’attuale fondamentalismo religioso. E alla radice del fondamentalismo c’è la laicizzazione estrema che intende sradicare la religione, e che genera una reazione identitaria; comprimere la religione determina una distorsione del sentimento religioso».  

Tra le testimonianze di spicco quella di monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, in Siria. Nel suo intervento il prelato ha precisato che «la sharia nega la libertà di coscienza», e che «in Siria non c’è libertà per i Cristiani» perché lì «l’Islam è politico. Daesh non è solo anticristiano – ha concluso -, è anti- tutti quelli che non sono Daesh». 

Il dossier dedica un capitolo anche alla libertà religiosa in Italia. Le unioni civili, la teoria del gender e la sua diffusione nelle scuole, la famiglia, sono stati motivi nel nostro Paese di “incidenti” di libertà religiosa. Nonostante l’Italia abbia una legislazione che garantisce la libertà di religione, a partire dalla stessa Costituzione, negli ultimi anni è aumentata l’intolleranza, talora trasformatasi in vera e propria discriminazione, ai danni dei cristiani. 

Ma non solo i cristiani subiscono pressioni. «I fedeli islamici, in larga parte immigrati, sono spesso discriminati perché identificati con il terrorismo islamico internazionale», indica ACS. Infine «anche la comunità ebraica ha denunciato episodi di intolleranza. La maggior parte di questi è legata alla politica estera di Israele e al conflitto israelo-palestinese». 

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