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Questo toccante film di Charlie Chaplin mi ha insegnato una meravigliosa verità sull’amore di Dio

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di Garrett Johnson

Una volta Roger Ebert ha detto che se di tutti i film di Charlie Chaplin ne dovessimo riuscire a conservare soltanto uno, quello dovrebbe essere “Luci della città” (1931). Il fatto di essere muto – e di non avere dialoghi – lo libera dai vincoli linguistici, proiettandolo oltre i confini nazionali.

Caratterizzato da una semplicità quasi evangelica, il film trasmette tanto, con poco. Mette da parte cose che spesso riteniamo importanti, per rivelare soltanto l’essenziale.

Tutto il film merita di essere visto, ma abbiamo riassunto per voi gli elementi principali che non potete fare a meno di conoscere:

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  • Un vagabondo (Charly Chaplin) si innamora di una giovane fioraia. Scopre che lei è cieca quando non riesce a trovare un fiore caduto a terra.
  • La stessa sera il vagabondo si imbatte in un milionario ubriaco che vuole buttarsi in un fiume, e gli impedisce di suicidarsi. Il milionario ubriaco lo porta con sé nella sua dimora e, dopo aver appreso della condizione della ragazza, promette di dare al vagabondo i soldi necessari per far operare la fioraia agli occhi.
  • La notte successiva dei ladri entrano in casa, picchiano il milionario e provano a rapinarlo. Al suo risveglio, il milionario non riconosce il vagabondo, né ricorda di avergli promesso i soldi, e lo accusa di furto.
  • Il vagabondo riesce a fuggire. Corre dalla ragazza, le dà i soldi e le dice che starà via per un po’ di tempo. Poco dopo viene arrestato. Qualche mese dopo, il vagabondo esce di prigione e può incontrare nuovamente la ragazza, che ormai ha pagato i suoi debiti e recuperato la vista.

Ecco la scena finale, tra le più belle di tutta la storia del cinema:

 Questo film, così pieno di emozioni e sfumature, offre diversi spunti di riflessione. Di seguito ve ne elenco alcuni:

1. Un amore che apre gli occhi

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Non siamo forse tutti ciechi, come la ragazza che vende i fiori? Non siamo forse come il cieco sulla strada per Gerico, che grida al Signore: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”? La domanda è: nelle nostre vite chi è che invochiamo per  avere la salvezza?

Un aspetto curioso dei primi minuti del film è che il vagabondo finge di essere un milionario. Quando la ragazza recupera la vista, spera di incontrare il suo salvatore, aspettandosi però di vedere un uomo ricco (la capiamo, vero?). E con sua grande sorpresa, lui non lo era affatto.

Sia all’inizio che alla fine del film, il vagabondo ha ben poco da offrirle, se non il suo amore. Ma non dovremmo mai sottovalutare il potere dell’amore. Perché solo l’amore ci può rendere liberi dai legami dell’egoismo, anche se dovessimo essere chiusi in una prigione!


LEGGI ANCHE: C’è una lettera d’amore per te (non immagini da chi)


È l’amore che ridà il dono della vista alla bella ragazza. E speriamo che abbia lo stesso effetto sugli spettatori. Se guardiamo il film senza chiederci in che modo siamo ciechi anche noi alla realtà dell’amore, non abbiamo capito nulla. Troppo spesso siamo come i due ragazzi sulla strada che prendono in giro chi sembra essere debole e povero. Ma in realtà gli unici ad essere dei ciechi e poveri stolti sono proprio loro!

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Tags:
amore
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