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Da astemio a protettore dei bevitori: il paradosso di San Martino

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 11/11/16

Così la tradizione popolare ha trasformato il santo morigerato che si festeggia l'11 novembre nel protettore dei bevitori

Tradizione e cultura, sacro e profano, realtà e leggenda si mescolano, in occasione dell’11 Novembre giorno della festa di San Martino.

In special modo nel Sud Italia, un po’ meno altrove, si rinnova il rito della festa del vino novello, tra riunioni conviviali di parenti ed amici, o spensierate cene per rendere omaggio alla buona tradizione del Santo di Tours (it.blastingnews.com, 11 novembre).

Il paradosso è che San Martino non ha nulla a che vedere con vino e feste. Tutt’altro. E’ stato un uomo estremamente morigerato.

GIOVANE CAVALIERE

Da giovane, scrive Sebastiano Rizza in “Sicilia – Dialetto cultura e tradizioni popolari“, si arruolò nella cavalleria, non tanto per convinzione, quanto per non deludere la famiglia, originari di Pavia. Fu mandato in Gallia e per cinque anni si dimostrò un soldato modello, finché una crisi di coscienza non risvegliò in lui i sentimenti religiosi che molto presto ebbero il sopravvento sulla spada.

ESORCISTA

Abbandonata la carriera militare, il giovane cavaliere decise di stabilirsi a Poitiers, in Francia, dove poté approfondire gli studi religiosi ed essere quindi ordinato esorcista. I primi anni di sacerdozio trascorsero senza che nulla potesse distoglierlo dal suo ministero, finché, un bel giorno, preso dalla smania di rivedere i luoghi dell’infanzia, volle far ritorno a Pavia.

Nella città lombarda ebbe forse la più grande soddisfazione della sua vita nel trovare sua madre disposta a convertirsi alla fede cristiana.

VESCOVO DI TOURS

La storia narra che Martino dedicò molti anni della sua vita ai poveri ed agli infedeli, tanto da essere nominato nel 371 Vescovo di Tours, in Francia, dove morì l’8 novembre. Tre giorni dopo, l’11 novembre, fu seppellito ed, in seguito, fu eretta una Basilica in suo onore.

IL MERITO DI SULPICIO SEVERO

Di questa affascinante figura di soldato, prete e santo s’impossessò sia la letteratura sacra che quella raffinata; ma il merito spetta soprattutto a Sulpicio Severo, suo discepolo, che con i suoi scritti e principalmente con la Vita Sancti Martini provvide a diffonderne la leggenda.

DA SACRO A PROFANO

Da allora questa data, grazie alla figura del grande Santo, è diventata una festa molto importante per tutta la cristianità. Col passare degli anni l’11 novembre ha assunto un diverso significato nel calendario popolare, in quanto in quei giorni si festeggiava anche la vendemmia, per cui la tradizione associava la festa di San Martino alla festa del vino, tanto che fu battezzata con il famoso proverbio ‘a San Martino ogni mosto è vino‘. Il rito cristiano assumeva sempre più le sembianze di festa popolare della buona cucina, della compagnia e dell’allegria.

PROTETTORE DEI BEONI

Ma il povero Martino era, secondo la narrazione storica, astemio tanto da scansare il vino come fa il diavolo con l’acqua santa. Nonostante ciò, col tempo il Santo divenne il protettore dei beoni, di coloro che si rifugiavano nel vino per sfuggire, talvolta, alle amarezze della vita.

LE DUE LEGGENDE

Si è tirata in ballo una leggenda molto popolare nel Medioevo che vuole che il Santo abbia ripetuto a Milano un miracolo simile a quello delle nozze di Cana, mentre Giuseppe Pitrè in “Spettacoli e feste popolari siciliane” riferisce una leggenda spagnola in cui si narra che il Santo divide il mantello con un ubriaco che poi rivedrà in sogno, venendo a sapere che era il Cristo

PROTETTORE DEI MARITI “IMBROGLIATI”

Ma c’è di più: la fantasia popolare, ancora lei, ha diciamo esteso la protezione del Santo anche verso….i mariti imbrogliati, per dirla tutta, cornuti, scegliendo come protettore proprio chi si tenne, in tutta la sua vita, lontano dalle donne che, in molte occasioni, avevano cercato di offuscare senza successo, la sua santità.

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