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Maki, la piccola che sorrideva quando affrontava – e vinceva – la morte

Sofía Gonzalo - pubblicato il 10/11/16

Le è stato estirpato mezzo cervello per una malattia, ma ha sempre confidato nel fatto che la Madonna l'avrebbe curata

Carmina Coloma stava pregando davanti al tabernacolo. All’improvviso si è aperta la porta e un’amica ha gridato: “Carmina! Tua figlia! Corri!”

Maki, la sua figlioletta di tre anni, era rigida, con lo sguardo fisso, come se fosse morta. Poi le sono venute le convulsioni e compiva movimenti ritmici con il lato sinistro del corpo. È stata la prima volta in cui la sua famiglia si è trovata faccia a faccia con la crudele malattia di cui soffriva la piccola.

Maki ha iniziato ad avere costanti crisi epilettiche, che i genitori affrontavano aggrappandosi alla preghiera. “Al mattino, quando rifacevamo il letto apparivano vari rosari tra le lenzuola, quelli che cadevano a me e a mio marito”, ha ricordato la mamma.

Dopo quattro operazioni al cervello è arrivata un’altra diagnosi atroce. Si trattava della sindrome di Rasmussen, un’encefalite cronica degenerativa di origine autoimmune che distrugge un intero emisfero. Se non viene estirpato in tempo passa all’altro emisfero e non resta altro che assistere alla morte del malato per convulsioni.

Se la più piccola dei sette figli di Carmina Coloma e Richi Márquez era già stata origine di un’enorme catena di preghiera riflessa su Facebook e Twitter (@pormacarena), quel momento ha significato il culmine di centinaia di sguardi rivolti al Cielo per pregare per lei. Un motto univa tutti: “Pray for Maki”.

Maki è stata sottoposta a un duro trattamento, la plasmaferesi, durante la quale è entrata in uno stato di crisi permanente, il momento più difficile di tutta la malattia. “Il deterioramento della sua salute non lasciava dubbi sul fatto che bisognava agire in modo deciso, o la malattia avrebbe potuto avere la meglio sulla nostra bambina”, ha riferito Carmina.


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Una nuova battaglia vinta, arrivare alla quinta operazione, nella quale le è stato estirpato l’emisfero destro del cervello e che è durata 12 ore e mezza. “Le reti sociali hanno organizzato catene di preghiera. Con questo grandissimo aiuto, sono arrivata anche ad accettare con una certa pace l’idea che mia figlia potesse morire. Vedevo così chiaramente che Maki era un angioletto che in più di un’occasione ho pensato: ‘Forse quello che succede è che gli angeli devono tornare al luogo da cui provengono, il Cielo’”.

Ma questo non era il progetto di Dio, come ha ricordato Carmina: “Che Maki superasse l’intervento, viste le sue condizioni, era già un miracolo, ma che le togliessero i tubi dopo 24 ore e parlasse coerentemente dopo 48 era un altro”.

La piccola aveva la parte sinistra del corpo paralizzata, non si teneva in piedi e non riusciva a camminare. Quando tutto sembrava terminato, Maki ha dovuto sottoporsi a una sesta operazione. L’idrocefalia e la pressione intercraniale di cui soffriva erano cinque volte superiori a quelle di una bambina della sua età. “Come sempre è entrata in sala operatoria sorridendo, e quando è tornata ha recuperato il suo meraviglioso sorriso”, ha detto la mamma.

Ma la Madonna non delude mai. Carmina ha spiegato che fin dall’inizio “per Maki era chiaro: era la Madonna che l’avrebbe curata”. La famiglia ha organizzato un viaggio al santuario di Nostra Signora di Lourdes. “Ci siamo fermati a un distributore di benzina, e sorprendentemente Maki ha fatto tre passi da sola”.

Quanto hanno vissuto nel santuario è rimasto inciso nel loro cuore. “Sentivo un amore di madre incredibile, come se la Madonna mi dicesse. ‘Vieni da me, so cos’hai passato, so cosa stai soffrendo’”.

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