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5 cose sulla guarigione che ho imparato da questa antica arte giapponese

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di Ruth Baker

Ho sentito parlare per la prima volta del kintsugi solo qualche anno fa. Ed è subito diventato il modo con cui preferisco spiegare i concetti della guarigione e della redenzione. Come spiegato nel video qui sotto, il kintsugi è un’antica arte giapponese per riparare degli oggetti.

Pensate ad un vaso spaccato. Non lo buttate via perché rotto, ma riempite le crepe con una resina d’oro rinforzato. Le crepe restano, ma acquistano bellezza. L’incrinatura viene onorata ed accettata come parte della storia del vaso, che diventa di grande valore, unico, più bello.

Non ci vuole molto per applicare questo principio alla nostra vita e alla nostra fede. Il paragone diventa abbastanza ovvio. Ma penso che valga la pena andare un po’ più in profondità. Una volta un amico mi disse che il fatto che i cristiani abbiano croci ovunque, nelle chiese e nelle proprie case, lo lasciava alquanto perplesso. “Certo”, mi disse, “se Gesù dovesse tornare, forse non vorrà ricordarsi della Sua esecuzione?” Il suo punto era: perché noi cristiani siamo così concentrati sulla Croce? Perché glorifichiamo qualcosa che è stato lo strumento dell’umiliante morte del nostro Dio?

Capivo il suo punto di vista, ma provai a spiegargli che non teneva affatto in considerazione la Resurrezione. La Croce non fu un’umiliante sconfitta, bensì lo strumento per raggiungere la vittoria.

È facile a capirsi, da un punto di vista astratto, soprattutto se siamo cresciuti con questo concetto. Ma applicarlo nelle nostre vite è impresa ben più ardua, e richiede una buona dose di coraggio.


 1. “I traumi non possono essere rimossi”

Il kintsugi ha una consapevolezza: i traumi non possono essere rimossi, per citare le parole di Nerdwriter nel video. Una ceramica rotta non può in alcun modo tornare allo stato originario. Non si può tornare indietro.


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Questa è forse una delle parti più dure di qualsiasi processo di guarigione: accettare che le cose non possono tornare come erano prima. Probabilmente accettare questo principio è la battaglia più grande che si debba affrontare nella guarigione. La battaglia più lunga, estenuante, con più rabbia e angoscia. Ma col tempo, accettare questa realtà ci permette di avanzare nel processo di guarigione. Il kintsugi non vede un problema nella natura irreversibile della rottura. Né lo vede Dio, nelle nostre vite. Dio “scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini” (Benedetto XVI).

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