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Si può guarire dalla pedofilia? Vi indichiamo un percorso in 10 tappe

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 07/11/16

Lo psicoterapeuta Pacciolla: deve risalire gradualmente l'autocontrollo, ma non tutti guariscono

Un pedofilo si può curare? Oppure la pedofilia è una malattia incurabile? Lo abbiamo chiesto al professore Aureliano Pacciolla, autore del libro “Personalità, pedofilia e DSM–5″ insieme a Mara Romiti e Marianna Pacciolla.

Pacciolla, docente di Psicologia della personalità presso l’Università Lumsa di Roma e in varie scuole di psicoterapia, premette che «per una psicoterapia efficace, la base è la motivazione a voler guarire. Questo è uno degli elementi principali per cui io affermo che il pedofilo non è guaribile. Il termine tecnico con cui viene individuata questa situazione-condizione si chiama egosintonia. In pratica un disturbo egosintonico è un disturbo che non appare come problema all’interessato ma agli altri. E poiché al pedofilo non pare un problema la sua condizione, allora non ricorre ad un trattamento. Quindi – sentenzia sostiene Pacciolla – manca il primo presupposto per parlare di percorso terapeutico o di guarigione».

TRE OBIETTIVI TERAPEUTICI

In alcuni casi viene sviluppato un trattamento, «ma, per onestà professionale, non possiamo promettere la guarigione, ma solo una cura. Nel senso che noi ci prendiamo cura del soggetto».  I traguardi terapeutici che si possono raggiungere sono: 1) una maggiore consapevolezza dell’impulso, 2) una maggiore consapevolezza del danno che si crea, 3) una maggiore consapevolezza sulla necessità di essere sotto controllo o in trattamento.

CINQUE OPZIONI

Per stabilire il trattamento dobbiamo differenziare tra:

– sex offender con episodio unico,

– sex offender recidivo, cioè con due o tre ricadute,

– sex offender seriale, più di tre volte,

– pedofilia, cioè attrazione sessuale nei confronti di prepuberi,

– disturbo pedofilico, cioè è stata messa in atto questa attrazione per prepuberi.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Bisogna fare, quindi, una diagnosi differenziale per capire a quale categoria specifica appartiene il soggetto. Però c’è un problema: questi soggetti mentono sempre anche di fronte all’evidenza, è difficilissimo stabilire la diagnosi differenziale.

In più c’è da aggiungere un altro elemento rilevante: in molti casi di trattamenti apparentemente spontanei o collaborativi, in un secondo momento i soggetti hanno spiegato che mentivano per avere sconti di pena o vantaggi sociali.

Ecco dieci passaggi punti di una psicoterapia per questi soggetti, come spiega Pacciolla:

1) FAMIGLIA, COMUNITA’ RELIGIOSA PARROCO, BEST FRIEND

Per tutte le categorie ci sono alcuni criteri comuni per la psicoterapia di una qualsiasi tipologia di sex offender, o pedofilo, o affetto da disturbo pedofilico: mettere in premessa al contratto terapeutico una compartecipazione delle responsabilità del sistema familiare in cui vive il soggetto oppure di un cosiddetto best friend.


Questo significa che se si accetta il trattamento di un sex offender o pedofilo (anche se il DSN 5 DSM–5 dice che non sempre è necessaria una psicoterapia per i pedofili, ossia quelli che hanno solo fantasie ed eccitazione senza aver toccato il bambino; tuttavia io affermo che, diversamente dal DSN 5, DSM–5, che la psicoterapia è strettamente indicata anche se c’è si tratta solo di un pedofilo), lo psicoterapeuta deve prendersi l’impegno insieme alla famiglia, oppure se si tratta di un sacerdote presso è la comunità dove si trova il soggetto che deve prendersi la corresponsabilità, o oppure si prende in considerazione un best friend che deve monitorare i movimenti gli spostamenti e condividere le responsabilità. Senza questa premessa preliminare è sconsigliabile prendere in trattamento un soggetto del genere oppure è ad alto rischio di recidiva.

2) IL SUPERVISORE

Una seconda premessa per il trattamento è che lo psicoterapeuta deve avere un supervisore, non può trattare il caso da solo.

3) RAPPORTO DI FIDUCIA

Entrando nel trattamento, la prima tappa è quella di stabilire un rapporto di fiducia sufficiente per poter avere una prima ammissione della realtà dei fatti. In questa prima fase io raccomando al soggetto che in prima istanza mi potrebbe anche mentire, però è importante che in seguito possa autocorreggersi per analizzare meglio la realtà dei fatti. Il motivo per cui si dice questo è perché si riconosce che la realtà di cui che stiamo trattando è difficile e scomoda. Per il soggetto è difficile ammettere di avere avuto rapporti sessuali col prepubero, e poi perché la fiducia ha un percorso graduale.

4) L’IMPULSO SESSUALE

Il secondo passaggio dopo questa presa di coscienza, è quello di analizzare l’intensità con cui si avverte l’impulso sessuale. L’intensità si valuta con la capacità di autocontrollo soggettiva. Cioè pur avendo l’erezione, io posso non avvicinare quel bambino, posso fermarmi. Però prima devo riconoscere quando la mia eccitazione sta per raggiungere il livello di non controllabilità. 

5) LA PERVASIVITA’

Successivamente viene la pervasività. Questo particolare discontrollo dell’impulso sessuale in quali ambiti avviene? Solo con i bambini? Solo con prepuberi o teen agers? Solo con donne adulte? Per chi è gay con il partner dello stesso sesso? Col proprio figlio, se è un caso di rapporto padre-figlio? O E’ necessario analizzare le caratteristiche eccitatorie: capire se si preferiscono prepuberi mori, biondi, persone dello stesso colore di pelle, oppure caratteristiche psicologiche come balbuzienti, bambini furbetti, introversi, estroversi, ecc…

6) L’ANAMNESI

Quindi si va all’anamnesi, per verificare se ci sono episodi in cui il sex offender o pedofilo o soggetto con disturbo pedofilico, è stato vittima di abusi sessuali. Questo è un passaggio molto delicato perché in questo modo si può comprendere come un’esperienza traumatica si può trasformare in inclinazione o attrazione.

7) LA CONSAPEVOLEZZA

Nella mia esperienza, prosegue Pacciolla, se lo psicoterapeuta mantiene un atteggiamento non giudicante, è possibile che il sex offender o il pedofilo acquisiva acquisti più fiducia nello psicoterapeuta. Questa caratteristica è molto difficile, perché i soggetti non avvertono né colpa, né rimorso. E non sono capaci di empatia. Questo vuol dire che queste persone non sono capaci di mettersi dal punto di vista dell’altro, in particolare della vittima, non sono capaci di mettersi nei panni dell’altro, cioè cosa pensa e come soffrono la vittima e i famigliari e gli amici della vittima. Tutto questo, unito all’egosintonia, rende difficile la psicoterapia.

8) I SINTOMI SEGNI DELLA GUARIGIONE

A questo punto il trattamento deve tenere conto della storia della persona a partire dalla struttura famigliare e dalla struttura della personalità.

Durante questa fase nel sex offender o nel pedofilo aumenta la consapevolezza del perché di quel sintomo, del perché un’inclinazione è stata rinforzata fino alla mancanza di controllo e quindi si può arrivare ad una maggiore necessità del trattamento. Una maggiore coscienza aumenta le probabilità di una guarigione.

9) MAGGIORE AUTOCONTROLLO

Gli effetti di questo step della psicoterapia sono una maggiore capacità di autocontrollo. Man mano che aumenta la consapevolezza del proprio sintomo (della sua causa e delle sue conseguenze), proporzionalmente cresce la responsabilità nel farsi aiutare a ridurre i danni.

Lo psicoterapeuta: io non condanno nessuno per come si eccita sessualmente se si eccita con i prepuberi perché nessuno è stato libero di scegliersi il proprio modo di eccitarsi e il proprio un disturbo mentale. Il mio intervento psicoterapico va nel rafforzare il senso di responsabilità per i danni che può creare quel disturbo (o quel modo di eccitarsi) non voluto. Man mano che si giunge a questa consapevolezza aumenta la possibilità di guarigione sia per un sex offender, sia per un pedofilo (attraverso un approccio cognitivo comportamentale o altro approccio, ma va detto che non c’è un approccio elettivo, ognuno ha la sua efficacia, basta che ci siano le premesse suddette).

10) LA GUARIGIONE E LA NON GUARIGIONE

E fermo restando che per guarigione di un pedofilo (tendenza o inclinazione, senza passaggio all’atto) significa che quel soggetto non rischia di danneggiare più l’altro perché il suo autocontrollo è sufficiente.

Mentre non c’è la guarigione dal disturbo pedofilico. Una volta individuato, non c’è prognosi. Quindi lo psicoterapeuta non può dire se c’è o meno un tempo di guarigione. Questa persona va seguita per tutta la vita perché non offre la motivazione e la collaborazione necessaria al trattamento efficace.

Infine va precisato che mentre per la ogni tipo di parafilia la prognosi è di cinque anni, il DSM-5 sia per la pedofilia, sia per il disturbo pedofilico, non c’è indica una prognosi definita. Il Disturbo pedofilico può restare Può  rimanere anche a vita e la sua pericolosità resta invariata.   

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