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Il Papa chiede un atto di clemenza per i detenuti ritenuti idonei

© Antoine Mekary / ALETEIA

Pope Francis leads his weekly general audience in St. Peter's Square in Vatican City, October 26, 2016. © Antoine Mekary / ALETEIA

Giacomo Galeazzi - Vatican Insider - pubblicato il 06/11/16

L’appello del Pontefice all’Angelus: «La giustizia non sia esclusivamente punitiva»

All’Angelus il Papa chiede un atto di clemenza «per i detenuti ritenuti idonei». Come già aveva fatto il suo predecessore San Giovanni Paolo II durante il Giubileo del 2000, in occasione della sua storica visita al Parlamento italiano, Jorge Mario Bergoglio sollecita ai governi «un atto di clemenza» per i carcerati. In modo speciale, Francesco sottopone «alla considerazione delle competenti autorità civili la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento».

Tanti palloncini gialli per chiedere, nel giorno del Giubileo dei carcerati, un provvedimento di amnistia. Sono state centinaia le persone che hanno partecipato all’iniziativa, partita da carcere di Regina Coeli per arrivare in piazza San Pietro per l’Angelus del Papa. «In occasione dell’odierno Giubileo dei carcerati- afferma il Papa- vorrei rivolgere un appello in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri in tutto il mondo, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti. Inoltre, desidero ribadire l’importanza di riflettere sulla necessità di una giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società».

Inoltre il Papa incoraggia i lavori della Conferenza sul clima. «Due giorni fa è entrato in vigore l’Accordo di Parigi sul clima del pianeta- spiega-. Questo importante passo avanti dimostra che l’umanità ha la capacità di collaborare per la salvaguardia del creato, per porre l’economia al servizio delle persone e per costruire la pace e la giustizia. Domani, poi, comincerà a Marrakech, in Marocco, una nuova sessione della Conferenza sul clima, finalizzata, tra l’altro, all’attuazione di tale accordo. Auspico che tutto questo processo sia guidato dalla coscienza della nostra responsabilità per la cura della casa comune».

Francesco ha ricordato anche i 38 martiri in Albania, del periodo della dittatura comunista, proclamati ieri beati. «Ieri a Scutari, in Albania- evidenzia- sono stati proclamati Beati trentotto martiri: due vescovi, numerosi sacerdoti e religiosi, un seminarista e alcuni laici, vittime della durissima persecuzione del regime ateo che dominò a lungo in quel Paese nel secolo scorso. Essi preferirono subire il carcere, le torture e infine la morte, pur di rimanere fedeli a Cristo e alla Chiesa. Il loro esempio ci aiuti a trovare nel Signore la forza che sostiene nei momenti di difficoltà e che ispira atteggiamenti di bontà, di perdono e di pace».

Il quadro di riferimento è la fede che non può essere ridotta a etica. «La Risurrezione è il fondamento della fede cristiana. Se non ci fosse il riferimento al Paradiso e alla vita eterna, il cristianesimo si ridurrebbe a un’etica, a una filosofia di vita», afferma. Secondo Francesco, «credere alla Risurrezione è essenziale, affinché ogni nostro atto di amore cristiano non sia effimero e fine a sé stesso, ma diventi un seme destinato a sbocciare nel giardino di Dio, e produrre frutti di vita eterna». Ai fedeli raccolti in piazza San Pietro, il Pontefice ricorda che «il messaggio della fede cristiana viene dal Cielo, è rivelato da Dio e va oltre questo mondo». Quindi «la Vergine Maria, regina del Cielo e della terra, ci confermi nella speranza della Risurrezione e ci aiuti a far fruttificare in opere buone la parola del suo Figlio seminata nei nostri cuori».

Tante le adesioni alla marcia arrivata a San Pietro, dai radicali all’unione delle Camere penali, alle associazioni come “Nessuno tocchi Caino”. La “Marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà” è stata intitolata a Marco Pannella e a Papa Francesco. La parola amnistia va riabilitata, è scritta nella Costituzione, oggi «è negata, è un tabù, si ha paura a pronunciarla perché si è vittima del populismo penale in voga nel nostro paese», spiegano gli organizzatori aggiungendo che «l’amnistia non ha a che fare con un’operazione di clemenza, ma è l’affermazione e il ripristino della legalità». «La marcia di oggi a Roma è, in primo luogo, per l’amnistia», sottolinea il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti umani di Palazzo Madama. E l’amnistia «è stata richiamata per ben due volte, come necessaria e urgente, da Papa Bergoglio, e ciò nonostante che in tanti abbiano cercato di mettere a tacere questa saggia e ragionevolissima proposta. Non c’è giubileo senza misericordia e non c’è diritto giusto senza amnistia e indulto».

LEGGI ANCHE – “Dove la persona sbaglia c’è ancora più misericordia di Dio”

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