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“La dichiarazione congiunta cattolici-luterani? Mette alle spalle i conflitti nati con le 95 tesi e avvicina alla comunione piena”

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Papa Francesco e il vescovo luterano Munib Younan, presidente della Federazione luterana, a conclusione di una Celebrazione ecumenica nella cattedrale luterana di Lund (Svezia), hanno voluto sottoscrivere una comunione di intenti per il cammino ecumenico tra luterani e cattolici.  

Il documento si apre con il richiamo evangelico: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4). L’esortazione di Cristo è un monito di per se stesso a ricercare questo rimanere in Lui in quella integrità di fede che emerge dal kerygma, fondamento di ogni regula fidei e che è il patrimonio della Chiesa indivisa, quale paradigma essenziale per l’efficacia stessa dell’annuncio e della comunione sacramentale ed ecclesiale.  

È Cristo vero Dio e vero uomo, Verbo stesso del Padre e Vero Figlio di Maria nella carne, che si è offerto con il suo mistero di annuncio, di morte e resurrezione quale unico mediatore di grazia per l’intera umanità. 

La ricerca dell’unità verticale e orizzontale per un battezzato è la prima attenzione che egli deve ricercare. Così deve essere per ogni Chiesa o comunità che fonda la sua identità sui discepolato cristico. 

La ragione di questo «rimanere nella vite» da parte del «tralcio» è quella di fruttificare, cioè offrire all’umanità ciò che Cristo ha «guadagnato» per esse: misericordia, perdono, riconciliazione e salvezza. 

Questa è la ragione per cui Cristo Gesù ha voluto la Chiesa «assemblea dei credenti che vivono e agiscono mediante lo Spirito di Dio e che sono – mediante il Battesimo – il Corpo mistico di Cristo» ( Lutero). Essa però non è solo una realtà spirituale e invisibile, ma anche una realtà visibile che deve saper offrire quanto Cristo ha auspicato: «Da come vi amerete riconosceranno che sarete miei discepoli» (Gv 13,35). Questa ovviamente è quella dimensione visibile che deve fare la differenza per ogni comunità cristiana.  

La dichiarazione comune dopo il richiamo scritturistico si sviluppa in cinque paragrafi.  

Il primo paragrafo esprime gratitudine per il momento di preghiera ecumenica con il Vescovo di Roma nella cattedrale di Lund, sia per l’anniversario della «Riforma» che per i cinquanta anni di «costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani iniziato da Paolo VI, che ha intensificato i rapporti di reciproca conoscenza» raccontando così le distanze «tra gli uni e gli altri tramite il comune servizio al prossimo». 

Il secondo paragrafo luterani e cattolici, dopo aver deplorato di avere «ferito l’unità visibile della Chiesa», sottolineano che «la comune fede in Gesù Cristo e il Battesimo esigono una conversione quotidiana, grazie alla quale si ripudiano i conflitti i storici… e ogni odio e violenza, passati e presenti, specialmente quelli attuali in nome della religione». 

Il terzo paragrafo presenta la reciproca volontà di «rimuovere i rimanenti ostacoli che impediscono di raggiungere la piena unità» prendendo in considerazione anche il desiderio di poter giungere «a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa» come «molti membri della nostra comunità aspirano». Qui viene anche sottolineata la necessità di un servizio comune a favore di «tutto il creato che soffre lo sfruttamento e gli effetti di una insaziabile avidità». 

Il quarto paragrafo contiene una gioiosa gratitudine per tutte quelle «Comunioni e Associazioni cristiane mondiali» che sono intervenute a Lund per l’incontro tra il Vescovo di Roma e la comunità luterana, al fine di dare un significativo gesto per rinnovare l’impegno a progredire in un percorso di comunione interconfessionale anche con momenti di preghiera e gesti di accoglienza. 

Il quinto e ultimo paragrafo è un appello a «tutte le parrocchie e comunità sia luterane che cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura [ecumenica] che ci aspetta». 

Da questa dichiarazione traspare il desiderio di lasciare alle spalle i conflitti sorti con le 95 tesi di cinquecento anni fa e andare invece a cogliere quel desiderio di Cristo Gesù che vuole la sua Chiesa incamminata verso una comunione di intenti nella verità e nella carità, per essere offerta di speranza per un’ antropologia che riconosce a fondamento l’azione misericordiosa di Dio mediante il Suo Figlio, proposta concreta di salvezza per l’intera umanità.  

Cercare l’unità in Cristo e con Cristo significa offrire la via sicura per l’umanità, che è alla ricerca di senso. Questa è la responsabilità che ci chiede la dichiarazione comune di Lund. 

*Vicario episcopale per il laicato e la cultura – Diocesi di Trieste 

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