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Francesco: terribile giustificare la barbarie in nome di Dio

Vatican Insider - pubblicato il 03/11/16

«Purtroppo, non passa giorno che non si senta parlare di violenze, conflitti, rapimenti, attacchi terroristici, vittime e distruzioni. Ed è terribile che per giustificare tali barbarie sia a volte invocato il nome di una religione o di Dio stesso». Il Papa lo ha ribadito nel corso di un’udienza riservata, nel quadro del giubileo, ad un gruppo di rappresentanti di diverse religioni. «Non accada più che le religioni, a causa del comportamento di alcuni loro seguaci, trasmettano un messaggio stonato, dissonante da quello della misericordia», ha detto Francesco. Tra i partecipanti all’udienza, i vertici del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), che hanno ringraziato il Papa per il suo impegno a contrastare la confusione tra religione e terrorismo. 

L’udienza, ha reso noto la sala stampa della Santa Sede, ha visto la partecipazione di «circa 200 membri appartenenti a diverse religioni (cristiana, ebraica, musulmana, buddista, induista ed altre), impegnati nel campo delle opere di carità e di misericordia».  

La misericordia al centro dell’anno santo che si conclude il prossimo 20 novembre, ha detto il Papa nel suo discorso, è lo stile a cui sono chiamate le religioni «per essere, particolarmente in questo nostro tempo, messaggere di pace e artefici di comunione; per proclamare, diversamente da chi alimenta scontri, divisioni e chiusure, che oggi è tempo di fraternità». Il tema della misericordia, ha detto ancora il Papa, «è familiare a molte tradizioni religiose e culturali, dove la compassione e la nonviolenza sono essenziali e indicano la via della vita». Francesco ha citato il Tao-Te-Ching, «Il rigido e il duro appartengono alla morte; il molle e il tenero appartengono alla vita», per sottolineare che «chinarsi con compassionevole tenerezza verso l’umanità debole e bisognosa appartiene a un animo veramente religioso, che respinge la tentazione di prevaricare con la forza, che rifiuta di mercificare la vita umana e vede negli altri dei fratelli, mai dei numeri».  

In un excursus etimologico, il Papa ha messo in evidenza, ancora, che «ad avere un cuore aperto e compassionevole ci richiama il significato del termine “misericordia”», termine che «evoca un cuore sensibile alle miserie e soprattutto al misero» e che rimanda, nell’arabo e nell’ebraico, alla misericordia divina e al grembo materno, mentre «l’uomo – è triste constatarlo – troppo spesso dimentica, “s-corda”, ovvero, come indica la parola, allontana dal cuore». 

E proprio «di fronte al grande enigma del male, che interroga ogni esperienza religiosa, risiede l’aspetto più sorprendente dell’amore misericordioso», ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio. «In un mondo agitato e con poca memoria, che va di corsa lasciando indietro molti e senza accorgersi di rimanere senza fiato e senza meta, abbiamo oggi bisogno, come dell’ossigeno, di questo amore gratuito che rinnova la vita. L’uomo ha sete di misericordia e non vi è tecnologia che possa dissetarlo». Il perdono «è certamente il più grande dono che possiamo fare agli altri, perché è quello che costa di più, ma allo stesso tempo quello che ci rende più simili a Dio» e la misericordia «si estende anche al mondo che ci circonda, alla nostra casa comune, che siamo chiamati a custodire e a preservare dal consumo sfrenato e vorace». Questa via «sia – ha detto il Papa – la nostra via maestra; siano rigettate le strade senza meta della contrapposizione e della chiusura. Non accada più che le religioni, a causa del comportamento di alcuni loro seguaci, trasmettano un messaggio stonato, dissonante da quello della misericordia. Purtroppo, non passa giorno che non si senta parlare di violenze, conflitti, rapimenti, attacchi terroristici, vittime e distruzioni. Ed è terribile che per giustificare tali barbarie sia a volte invocato il nome di una religione o di Dio stesso. Siano condannati in modo chiaro questi atteggiamenti iniqui, che profanano il nome di Dio e inquinano la ricerca religiosa dell’uomo. Siano invece favoriti, ovunque – ha detto il Papa – l’incontro pacifico tra i credenti e una reale libertà religiosa». 

A salutare il Papa, tra gli altri, i vertici del Conseil français du culte musulman, guidati dal presidente Anouar Kbibech, che «hanno ringraziato il Papa per le sue prese di posizioni contro la confusione tra religione e terrorismo». Il viaggio dei rappresentanti del Cfcm, promosso da monsignor Michel Dubost, vescovo di Evry e responsabile della conferenza episcopale francese per le relazioni con l’islam, punta a sminare un campo particolarmente instabile dopo gli attentati jihadisti di questa estate, come riporta il quotidiano Liberation, e si conclude oggi con un pranzo con il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso. 

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