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Il Sinodo del 2018 su giovani e vocazioni: meno drammi, ma grandi questioni in ballo

Jeffrey Bruno/CNA
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Il tema scelto, relativo a gioventù, fede e discernimento, solleverà argomenti importanti per tutti – non solo chi considera la vocazione religiosa

Quando la pentola bolle, abbassa il fuoco. Non ne possiamo essere sicuri, ma potrebbe far parte del ragionamento che sta dietro la decisione di papa Francesco di scegliere come tema del prossimo Sinodo mondiale dei vescovi “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Per mesi, le speculazioni fuori da Roma si erano concentrate sulla possibilità che il papa stabilisse che il Sinodo del 2018 parlasse dell’ordinazione di uomini sposati al sacerdozio in Paesi con una forte carenza di clero. Si diceva che lo stesso Francesco fosse interessato alla questione.

Se è così, non è irragionevole pensare che questo argomento possa essere stato messo da parte a causa dei Sinodi sorprendentemente contenziosi sul matrimonio del 2014 e del 2015, nonché dell’attuale dibattito su come comprendere il successivo documento di papa Francesco, Amoris Laetitia. C’è già abbastanza carne al fuoco, potrebbe pensare qualcuno.

Ad ogni modo, il tema scelto – giovani, fede e discernimento – non dovrebbe essere liquidato come un’opzione a favore della calma. Quando più o meno 250 vescovi di tutto il mondo si riuniranno in Vaticano tra due anni, avranno l’opportunità di compiere una correzione assai necessaria dell’idea relativa alle vocazioni.

La chiave è il “discernimento vocazionale”. Attualmente ci sono due modi comuni per intendere il discernimento vocazionale – e nessuno dei due è davvero esatto.

Uno è supporre che le grandi decisioni che affrontano i giovani riguardino solo cose come scegliere una buona università e prepararsi per una carriera, e che la domanda rilevante sia: “Come posso guadagnare il più possibile e vivere in modo confortevole?”

Le questioni in ballo hanno molto più rilievo, e innanzitutto si presenta una domanda ben più importante: Cosa vuole Dio?

L’altro errore è pensare che il discernimento vocazionale riguardi soprattutto o esclusivamente le persone che pensano che Dio le stia chiamando al sacerdozio o alla vita religiosa. Per queste persone il discernimento è sicuramente essenziale, ma non solo per loro.


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Il discernimento, infatti, è necessario per tutti, anche per coloro che sono chiamati ad essere cristiani laici nel mondo. “Ogni vita è vocazione”, ha detto una volta papa Paolo VI. San Giovanni Paolo II non avrebbe potuto essere più chiaro nel suo documento del 1989 sui laici: “La formazione dei fedeli laici ha come obiettivo fondamentale la scoperta sempre più chiara della propria vocazione e la disponibilità sempre più grande a viverla nel compimento della propria missione… Questa vocazione e missione personale definisce la dignità e la responsabilità dell’intera opera formativa” (Christifideles Laici, 58).

Il discernimento vocazionale è il compito di una vita – dobbiamo esaminare costantemente le nostre situazioni di vita per vedere cosa Dio ci chiede qui e ora. Ad ogni modo, come suggerisce il tema del Sinodo, ciò è particolarmente importante negli anni formativi, in cui i giovani stanno soppesando scelte importanti che modelleranno il resto della loro vita.

In alcuni luoghi esistono buoni programmi per aiutarli, ma altrove è il pensiero superato e ristretto sulle vocazioni a prevalere. Il Sinodo dei vescovi potrebbe aiutare a cambiare questo panorama. Nel farlo, aiuterebbe a porre rimedio alla scarsità di sacerdoti e religiosi. Se più persone praticheranno il discernimento vocazionale, più persone sentiranno la chiamata di Dio a diventare sacerdoti o religiosi – così come cattolici laici impegnati.

Un mio amico dotato di grande acume teme che l’ordinazione di uomini sposati possa scivolare nel dibattito sinodale nella rubrica del discernimento vocazionale. Speriamo che non sia così. Le questioni vocazionali di cui sto parlando sono abbastanza importanti da meritare una discussione specifica.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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