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L’importanza di visitare un cimitero con i propri bambini

Anne Petersen CC

Philip Kosloski - pubblicato il 31/10/16

Visitare le tombe di altre persone (anche di parenti) non li rende tristi… ma fa sorgere in loro alcune domande interessanti

46) Visita la tomba dei tuoi antenati o un cimitero locale, e mentre cammini recita un rosario per tutte le persone che vi sono sepolte.

da: 54 modi per essere misericordiosi durante l’Anno Giubilare della Misericordia


Ogni anno, quando si avvicina il Giorno dei morti, mia moglie ed io portiamo i bambini a fare una visita al cimitero locale. È un periodo dell’anno adatto a praticare l’Opera di misericordia spirituale di pregare “per i vivi e per i morti”, ma anche ad insegnare ai nostri figli l’Opera di misericordia corporale di “seppellire i morti”. Sono entrambe degli aspetti fondamentali della vita cristiana, e facciamo del nostro meglio per trasmettere quest’eredità ai nostri figli.

Poche cose sono interessanti e sorprendenti quanto portare i bambini (tutti sotto i 5 anni) ad un cimitero; non hanno filtri e non hanno paura di dire ciò che pensano o di fare domande che molti adulti non oserebbero fare.

Innanzitutto i bambini piccoli non sanno che si deve essere “tristi e malinconici” quando si va a visitare la tomba di qualcuno. Non sono affatto tristi, neanche un po’. Anzi, sono sempre abbastanza allegri quando camminano nel cimitero. Si rendono conto che queste persone sono morte e che non sono più qui con noi sulla Terra, ma sono pienamente fiduciosi sul fatto che siano con Dio, in Cielo. Dunque visitare le tombe di altre persone (anche di parenti) non li rende tristi. Sono sempre allegri, anche quando vedono le piccole tombe di bambini della loro età (o persino più piccoli) e notano le macchinine e i modellini di camioncini accanto alle loro lapidi.


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“Sono con Dio, in Paradiso”, mi ricordano. E non hanno il benché minimo dubbio che possa essere altrimenti. Sanno che se un’anima è con Gesù sarà felice, per l’eternità; dunque perché doversi rattristare per una cosa del genere?

I miei ragazzi sono anche molto interessati in chi siano quei morti. Quando ci troviamo in un cimitero, si fermano a guardare le lapidi e mi chiedono: “Chi è quella persona? Come si chiamava? Era un ragazzo o una ragazza?”. Restano affascinati dalle varie iscrizioni sulle pietre tombali. Per loro è un’opportunità per conoscere un po’ della storia di quelle persone. A loro piace immaginare la loro vita, dando un po’ di umanità a quella che altrimenti sarebbe soltanto una pietra.

Una delle cose che li affascina di più è vedere i giocattoli lasciati accanto alle tombe dei bambini. “Abbiamo la stessa scavatrice!” E, ancora una volta, non sono per nulla tristi per il fatto che dei bambini siano morti giovanissimi; sanno dove si trovano adesso, e immaginano quei ragazzini divertirsi con i giochini che giacciono accanto alle lapidi.

E, restando in tema, queste cose fanno maturare nei bambini tante domande sull’aldilà.

“Ma in Paradiso i bambini possono guardare la TV? O giocare?”

“Se io dovessi morire chi si prenderebbe cura di me in Cielo? Mamma e papà sarebbero lì con me?”

“Anche i cani e i gatti vanno in Paradiso?”

“E quanti anni avrò in Cielo?”

Spiegare il complesso rapporto tra morte e resurrezione può risultare particolarmente intricato per loro.

“Non voglio morire, perché non voglio che dei vermi si mangino il mio corpo”.

“Se dovessi morire, rimarrei sotto terra?” “E come farei ad uscire fuori?”

Ovviamente le tombe dei parenti suscitano in loro un interesse particolare. Quando andiamo nel cimitero locale, i miei figli chiedono “dove è seppellita la bisnonna”. È morta quest’anno, e loro hanno assistito al seppellimento. Hanno compreso che lei è morta, e non averla più con noi li aveva resi un po’ tristi; ma, lo voglio ripetere, hanno la serena convinzione che lei adesso sia con Gesù.

Visitare un cimitero è anche un ottimo modo per parlare della morte, della misericordia, e del pregare per i defunti. Camminando tra le tombe recitiamo un Ave Maria e discutiamo dell’importanza di condurre una vita proba per poter essere accolti dall’abbraccio di Gesù. A quel punto i miei figli chiedono: “E le persone cattive che sono in prigione? Anche loro vanno in Paradiso?”


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È un’ottima domanda, che dovrebbe però essere affrontata sempre alla luce della misericordia di Dio. Rispondo sempre che “soltanto se rifiutano l’amore di Dio andranno all’Inferno”.

I miei figli sanno che esiste l’Inferno, che satana vive lì e che in quel luogo non ci sono né giocattoli né televisione, ma che anzi è un posto brutto dove si viene bruciati vivi per l’eternità. Hanno capito il concetto. L’Inferno non è un posto dove voler stare.

Ma vogliamo mettere enfasi sul fatto che soltanto coloro che si allontanano dall’abbraccio amorevole di Dio vanno all’Inferno. Proviamo a trasmettere loro il concetto che l’Inferno è una scelta, e che Dio non è un giudice ingiusto che, seduto da qualche parte, si diverte a mandare all’Inferno le persone che non Gli piacciono o che non sono perfette. Dio è certamente un giudice, ma la Sua giustizia è sempre bilanciata dalla Sua misericordia. Vogliamo che i nostri figli sappiano che Dio è un Dio di misericordia.

Per concludere, posso dire che visitare un cimitero insieme ai propri figli è un’esperienza edificante, e rappresenta un ottimo modo per parlare loro della vita dopo la morte. Potrebbero farvi delle domande molto strane, è vero; ma in questa fase della loro vita non hanno affatto paura a chiedere ciò che pensano. Approfittate di questo momento prezioso per insegnare la bellezza del Cielo e la gloria di avere un Dio misericordioso.

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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