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I Francescani: “Ecco com’è la pietra del sepolcro di Gesù”

© GALI TIBBON / AFP
Christian Orthodox worshippers hold up candles lit from the 'Holy Fire' as thousands gather in the Church of the Holy Sepulchre in Jerusalem's old city on April 19, 2014 during the 'Holy Fire' ceremony on the eve of the Orthodox Easter. Believers hold that the fire is miraculously sent from heaven to ignite candles held by the Greek Orthodox patriarch in an annual rite dating back to the 4th century that symbolises the resurrection of Jesus. AFP PHOTO/GALI TIBBON / AFP PHOTO / GALI TIBBON
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Nei restauri a Gerusalemme per la prima volta dopo oltre due secoli è stata rimossa per qualche ora la lastra di marmo dell’altare nella parte interna della tomba di Gesù

È successo qualcosa di storico questa settimana nella basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Qualcosa che ha permesso di vedere come non capitava da secoli la tomba vuota di Gesù, il luogo più venerato da tutti i cristiani. Da qualche mese, infatti, sono in corso i lavori di restauro dell’edicola che – nella grande chiesa – racchiude proprio quello che secondo una tradizione cristiana antichissima è il posto dove venne deposto il corpo di Gesù dopo la crocifissione.

I restauri – resi possibili da un accordo tra le diverse confessioni cristiane che insieme (e storicamente non senza momenti di frizione) amministrano la basilica – riguardano principalmente la statica della piccola struttura posta al centro di una rotonda; secondo i rilievi compiuti dagli esperti, infatti, la sua stabilità sarebbe ormai talmente compromessa da non rendere più sufficienti i rinforzi metallici installati dopo un terremoto che colpì Gerusalemme nel 1927. In Terra Santa, però, i restauri sono sempre un’occasione preziosa per approfondire le conoscenze archeologiche. Ed è quanto sta avvenendo anche questa volta al Santo Sepolcro, con la decisione di rimuovere temporaneamente la lastra di marmo dell’altare interno all’edicola, nell’angusto spazio davanti al quale i pellegrini pregano venerando la tomba di Gesù.

Si tratta di un fatto eccezionale: l’ultima volta era successo nel 1810; e andando ancora indietro nel tempo, le cronache parlano solo di un ulteriore precedente nel 1555, in occasione di altri lavori di sistemazione dell’edicola. Per l’operazione – durata appena una manciata di ore – è stata dunque concordata la data di mercoledì 26 ottobre: a partire dalle 14 è stato chiuso l’accesso ai pellegrini; e alle 19, adottate tutte le precauzioni del caso, è avvenuta la rimozione vera e propria della lastra, alla presenza del patriarca greco-ortodosso Teofilo III, del vicario della Custodia francescana di Terra Santa fra Dobromir Jazstal e del vescovo armeno Sévan.

L’eccezionale momento è stato ripreso dalle telecamere del National Geographic a cui la direzione del restauro, guidata da un’équipe dell’Università Tecnica Nazionale di Atene coordinata dalla professoressa Antonia Moropoulou, ha concesso in esclusiva le immagini. Così già giovedì la prestigiosa rivista ha diffuso un primo servizio con un video sull’operazione; un filmato dal quale, però, si capisce ancora ben poco su che cosa abbiano trovato sotto la lastra di marmo. Per evitare il rischio di possibili danni, infatti, lo spazio sotto l’altare era stato riempito di sabbia. I rilievi interessanti, dunque, sono avvenuti durante la notte e nella mattina seguente, una volta rimossa la sabbia. E che cosa è emerso? A raccontarlo sul loro sito internet sono i Francescani della Custodia di Terra Santa, con una cronaca intitolata «Ho visto la tomba del Cristo vivente» . Un testo che – non senza un pizzico di ironia – osserva che se è proibito violare un’esclusiva pubblicando le foto scattate (e non ancora diffuse da National Geographic), non lo è «raccontare l’emozione di chi le ha guardate».

I Frati raccontano, dunque, che quando la sabbia è stata rimossa «è apparsa un’altra lastra di marmo grigio, spaccata. È lunga come quella che la ricopre, ma larga solo la metà; il resto sembra esser stato rotto. Si potrebbe trattare (al condizionale) della lastra posta dai Crociati. Non vi è nessuna certezza, sarà compito degli scienziati trarre le loro conclusioni dopo aver analizzato i reperti».

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