Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Cercare le “colpe” nel terremoto? Un atteggiamento paganeggiante

© OSSERVATORE ROMANO / AFP
This handout picture released by the Vatican press office on October 4, 2016 shows Pope Francis during a visit in Amatrice, Italy.
Pope Francis on October 4, 2016 made a surprise visit to Amatrice, the small Italian mountain town that bore the brunt of the August 24 earthquake that killed nearly 300 people. The Argentinian pontiff's first point of call was a set of colourful pre-fabricated buildings serving as a makeshift school. Amatrice's school was destroyed in the quake despite having been expensively renovated to make it quake resistant a few years ago.
/ AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO / OSSERVATORE ROMANO
Condividi

Una mentalità legata al sacro, una tentazione sempre presente nel credente ma che va respinta

Sempre quando un evento come il terremoto,o altri accadimenti che superano la capacità dell’uomo di gestirli (come atti di terrorismo, o incidenti di grandi dimensioni), ci colpiscono la tentazione è quella di scaricare questo peso sul comportamento altrui e direttamente o indirettamente sul divino. E’ un atteggiamento che un cristiano deve stare attento a non introiettare. Dio non punisce, non è colpa di piccole minoranze se la terra trema o se una nazione viene colpita dal terrorismo. Per questo dispiace vedere intellettuali cristiani di gran pregio anche solo suggerire che sia a causa di certi comportamenti o scelte (tra l’altro del Vescovo di Roma), che un qualcosa avviene o meno rischia di indurre i fedeli che con sincera stima lo seguono ad introiettare una sorta di pensiero magico-sacrale che è il contrario della fede, è il contrario della santità. Intendiamoci, come dice San Giovanni Paolo II nell’esortazione postsinodale Reconciliatio et paenitentia “in virtù di una solidarietà umana tanto misteriosa e impercettibile quanto reale e concreta il peccato di ciascuno si ripercuote in qualche modo sugli altri. È, questa, L’altra faccia di quella solidarietà che, a livello religioso, si sviluppa nel profondo e magnifico mistero della comunione dei santi, grazie alla quale si è potuto dire che “ogni anima che si eleva, eleva anche il mondo”, in maniera misteriosa siamo tutti collegati, ma la ricerca di un capro espiatorio è una cosa diversa. Accusare continuamente il pontefice di comportamenti scorretti è ancora diverso. Il teologo Antonio Sabetta ricorda che da un lato bisogna riconoscere la «radicalità» della prova a cui è messa la fede in un Dio creatore e provvidente dall’esperienza del male e dalle proporzioni delle sue dimensioni (cf Catechismo della Chiesa Cattolica 272 e 385), dall’altro «evitare di trovare a tutti i costi una spiegazione in Dio a ciò che accade nel mondo, giungendo fino a vedere nelle tragedie della storia la giusta punizione di Dio per i misfatti degli uomini»….

«La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità − non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta − nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino a oggi» (Rm 8, 19-23).

La Bibbia ci ricorda:

[Elia] entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?».  Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero.  Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita» (1 Re 19, 9-14)


LEGGI ANCHE: I terremoti e la domanda di sempre: dov’è Dio nelle tragedie? Alcune risposte…


Eppure il Papa fa esattamente il suo dovere: gettare ponti. Ricostruire l’amicizia. Tra Dio e gli uomini. Con la preghiera e la misericordia. Tra cattolici e luterani, tra cristiani e musulmani, tra credenti e non credenti dicendo loro “Trovate la misericordia nel vostro cuore, è questo che Dio vuole”.

Il rischio di usare un evento imprevisto come scusa per un comportamento che non ci convince è che, troppo facilmente rischiamo di poter vedere tutto e il suo contrario. Perché allora per Socci – e davvero non solo per lui, basta cercare sui social network – questo sisma non è “causato” dalla durezza del cuore di chi non accoglie e si scaglia contro la dottrina del Vangelo?

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 31-45).

Saremmo autorizzati a pensare che al centro di prove come queste per una popolazione c’è la punizione, ma non è questa – per il cattolicesimo – la mentalità di Dio. C’è semmai la possibilità della crescita, della conversione, dell’accrescimento della fede. Dio non permette una disgrazia che l’uomo non possa sopportare.

«Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per darne loro una più certa e più grande» (A. Manzoni)

Se ragionassimo in maniera causale, nulla ci impedirebbe di ricordare che la divisione tra i cristiani è un peccato e una ferita aperta in seno alla Chiesa:

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato (Gv 17, 20-21).

Non sarà per un caso che Papa Francesco (o Papa Benedetto o Giovanni Paolo II) ha stigmatizzato spesso la divisione nella Chiesa, che è sempre un favore a Satana e una ferita a Cristo. Eppure anche dal mondo protestante arriva (sempre di più) il riconoscimento del carisma di Pietro. Nostalgia? Forse…


LEGGI ANCHE: Papa Francesco: «No a guerre e gelosie nella Chiesa, i cristiani lottino per l’unità»


E allora cercare l’unità può mai essere un peccato? Può mai essere una causa di un terremoto? Può questa logica della colpa, del colpevole, avere origine in Cristo? Riflettiamo, preghiamo per l’unità della Chiesa, dei cristiani, per chi ha perso la casa, la fede e agiamo di conseguenza. Tutti insieme.

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni