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Amore e unità, ecco la Riforma che Dio vuole

© Movimento dei Focolari
Chiara Lubich a Ginevra nella cattedrale riformata di S. Pierre (27.10.2002)
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Brani da un discorso di Chiara Lubich del 2002 per il "Giorno della Riforma"

Se c’è una persona – e un carisma – che si consuma per l’unità dei cristiani, quella è Chiara Lubich e il carisma è, come lei stessa diceva, “il ‘carisma dell’unità’ che ha suscitato il Movimento dei Focolari”. Alla vigilia del viaggio di Papa Francesco in Svezia, in occasione della Commemorazione Ecumenica per i 500 anni dalla Riforma luterana, è quanto mai opportuno riprendere un intervento della stessa fondatrice del Movimento, il 27 ottobre 2002 nella cattedrale riformata di St. Pierre, a Ginevra. Il contesto è, anche in questo caso, una celebrazione ecumenica, in occasione del “Giorno della Riforma” che ricorre, appunto, il 31 ottobre. Il testo, di cui proponiamo alcuni brani e la cui pubblicazione è autorizzata dal Movimento dei Focolari, è stato pubblicato integralmente nel libro “Il dialogo è vita” (Città Nuova, 2007, p. 37-44), con il titolo “Il rinnovamento che opera il carisma dell’unità nelle Chiese e nella società”.

“(…) Riforma, espressione che dice desiderio di rinnovamento, cambiamento, rinascita quasi. Parola speciale, attraente, che significa vita, più vita. Parola che può suscitare anche una domanda: il sostantivo ‘riforma’, l’aggettivo ‘riformata’, valgono unicamente per la Chiesa che ha in Ginevra il suo centro? O non sono parole applicabili in qualche modo a tutte le Chiese? Anzi non erano forse tipiche della Chiesa da sempre? Dice il decreto sull’ecumenismo del Concilio Vaticano II: ‘La Chiesa peregrinante è chiamata da Cristo a questa continua riforma di cui, in quanto istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno’. E, se osserviamo bene la storia della Chiesa, e in particolare gli anni in cui noi cristiani eravamo ancora uniti, vediamo che Gesù, con lo Spirito Santo, ha sempre pensato, voluto, orientato la sua Sposa verso una continua riforma, sollecitandone un costante rinnovamento. Per questo ha mandato sulla terra, di tempo in tempo, doni, carismi dello Spirito Santo che hanno suscitato correnti spirituali nuove o nuove Famiglie religiose. E con esse ha riofferto lo spettacolo, in uomini e donne, di una vita evangelica totalitaria e radicale. (…) Tra di essi (…) quello chiamato “carisma dell’unità” che ha suscitato il Movimento dei Focolari. (…) Il suo fine è quello di collaborare proprio all’unità fra tutti i cristiani ed alla fraternità universale fra tutti gli uomini e le donne della terra”.

“(…) le terribili cifre sulla povertà, in cui versa una gran parte dell’umanità, sono state poste davanti agli occhi del mondo. Si è capito che non è più possibile rimanere inerti. Occorre che impariamo e il mondo impari a vivere tenendo conto del disegno di Dio sull’umanità: siamo tutti fratelli e sorelle, siamo una sola famiglia. Inoltre, oggi è più che mai vivo un pericolo enorme, di enorme gravità: il terrorismo diffuso. Non quindi soltanto 34 guerre, frutto dell’odio alimentato da motivi i più vari, che tuttora colpiscono e insanguinano decine di nazioni, ma qualcosa di assai più grave. Non basta rispondere umanamente per ristabilire l’equilibrio e la giustizia, occorre mobilitare il Bene con la B maiuscola. Occorre, come prima cosa, dare il via ad un’era nuova sostenuta da una preghiera comune per la pace e l’unità”.

“Egli ha detto che il mondo ci avrebbe riconosciuto come suoi e, attraverso di noi, avrebbe riconosciuto lui, dall’amore reciproco, dall’unità: ‘Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri’ (Gv 13,35). L’amore reciproco, l’unità doveva essere, dunque, la nostra divisa, il nostro distintivo, e il distintivo della sua Chiesa. Ma la piena comunione visibile non l’abbiamo mantenuta e non c’è ancora. Per cui è nostra convinzione che anche le Chiese in quanto tali debbano amarsi con questo amore, e ci sforziamo di lavorare in questo senso. Quante volte le Chiese sembrano aver obliato il testamento di Gesù, hanno scandalizzato, con le loro divisioni, il mondo, che dovevano conquistargli!”

Il finale è un appello accorato e poetico nella sua drammaticità all’amore e all’unità, ma anche alla responsabilità e alla libertà dell’uomo: “Il tempo presente, con ciò, domanda a ciascuno di noi amore, domanda unità, comunione, solidarietà. E chiama anche le Chiese a ricomporre l’unità infranta da secoli. È questa la riforma delle riforme che il Cielo ci chiede. È il primo e necessario passo verso la fraternità universale con tutti gli altri: uomini e donne del mondo. Il mondo infatti crederà se noi saremo uniti. Lo ha detto Gesù: ‘Che tutti siano uno (…) affinché il mondo creda’ (cf Gv 17,21). Dio questo vuole! Credetemi! E lo ripete e lo grida con le presenti circostanze che permette. Che Egli ci dia la grazia, se non di veder realizzato tutto questo, almeno di prepararlo”.

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