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Quando mettete piede nel Colosseo, ricordatevi anche di come venivano trucidate le donne

© Giuseppe Ciccia/NurPhoto / AFP
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La descrizione della morte nel circo nella passione delle Sante Perpetua e Felicita

Perpetua e Felicita vennero martirizzate nel 203 a Cartagine e, precisamente, nell’anfiteatro cittadino, in una struttura cioè simile al Colosseo di Roma, sebbene più piccolo. Con loro vennero uccisi altri catecumeni: Revocato, Felice, Saturnino e Secondino. L’uccisione avvenne in base al primo editto di persecuzione dei cristiani del nord Africa emanate nel 202 durante il regno dell’imperatore Settimio Severo – Cartagine è l’odierna Tunisi.

La passio che racconta del martirio è ritenuta dagli studiosi immediatamente successiva agli eventi. Un tempo attribuita a Tertulliano è, invece, oggi attribuita ad un cristiano anonimo della comunità di Cartagine.

Il testo fornisce, fra l’altro, una descrizione dei giochi del circo. In essi moltissimi, come Perpetua, Felicita e gli altri martiri del 203, vennero esposti alle fiere e, ove queste non li avessero uccisi, su giudizio della folla giugulati. Ovviamente tale tipo di morte non era riservata solo ai cristiani, ma a persone di qualsiasi religione.

Il racconto della passione di Felicita e Perpetua mostra come gli anfiteatri per i giochi fossero i luoghi più orrendi costruiti dai romani, luoghi che non sono simbolo della grandezza della civiltà latina, bensì ne rappresentano il punto più basso. I romani dovrebbero vergognarsi del Colosseo, nel quale avvenivano ad ogni nuova edizione i giochi, eventi che non si deve esitare a definire demoniaci – il testo della passio cartaginese non manca di rilevarlo. Gli ultimi rimasugli degli antichi giochi gladiatori sopravvivono oggi nella “corrida” spagnola, ma con l ‘uomo in posizione decisamente privilegiata rispetto all’animale a differenza del passato.

La passio descrive i giochi fin dal momento dell’ingresso nell’arena di coloro che dovevano essere esposti alle fiere, poiché ogni anfiteatro per i giochi gladiatori aveva una porta di accesso dalla quale entravano sia i gladiatori che i condannati – nel caso del Colosseo tale accesso era sul lato del Ludus magnus, il lato opposto rispetto a quello più vicino  oggi all’ingresso dei visitatori. Le bestie feroci, invece, erano fatte entrare sull’arena dai sotterranei, tramite elevatori costruiti in legno e corde.

Vibia Perpetua era una nobile e colta donna di Cartagine, da poco madre, mentre tutti gli altri, compresa Felicita che partorì in carcere, appartenevano alla sua servitù. Erano tutti catecumeni, ma vennero battezzati subito dopo il loro arresto, prima del martirio. Il testo lascia comprendere chiaramente che sarebbe bastata l’apostasia dalla fede per avere salva la vita. Ma Perpetua e gli altri si rifiutarono di abbandonare la fede e non vollero sacrificare alle divinità pagane.

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