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Francesco incontra i movimenti popolari, ambiente e migrazioni

Vatican Insider - pubblicato il 28/10/16

Il Papa incontra in Vaticano i rappresentanti di un centinaio di movimenti e organizzazioni popolari di tutto il mondo, per la terza volta dopo un primo incontro a Roma, nel 2014, e un secondo in Bolivia. Ambiente e migrazioni al centro dell’attenzione. 

A questo incontro partecipano oltre duecento delegati in rappresentanza di 92 organizzazioni e provenienti da 65 paesi diversi. Tra di loro alcuni nomi noti: don Luigi Ciotti, che interviene mercoledì pomeriggio alle 15, Vandana Shiva, giovedì mattina, e l’ex presidente uruguaiano José «Pepe» Mujica, che parla venerdì pomeriggio. L’incontro del Papa è previsto sabato 5 novembre alle 17. Non potranno essere presenti, come inizialmente ipotizzato, il presidente boliviano Evo Morales e il senatore statunitense Bernie Sanders che ha sfidato Hillary Clinton nelle primarie democratiche. L’iniziativa, che ha una pagina Facebook (Encuentro Mundial Movimientos Populares -Tierra Techo Trabajo) e un account Twitter (@EnMovPop) si svolgerà nel collegio Maria Mater Ecclesiae da mercoledì 2 a venerdì 4 novembre e sabato 5 novembre in Vaticano. 

«Questo è il nostro terzo incontro», ha ricordato in una conferenza stampa in Vaticano Juan Grabois, attivista e avvocato argentino, co-fondatore del Movimento dei Lavoratori Esclusi e della Confederazione dell’Economia Popolare nonché consultore del pontificio consiglio della Giustizia e della Pace, «e seguiremo la metodologia tradizionale: nel primo lo abbiamo dedicato a conoscere la realtà (vedere), nel secondo a discernere (giudicare) e ora a pensare proposte di cambiamento (attuare)». L’incontro in Bolivia, in particolare, si concluse con una Carta nella quale i movimenti popolari indicavano dieci punti relativi alle tre questioni messe a fuoco sin dal primo incontro dal Papa, la terra, la casa e il lavoro (in spagnolo tre «t»: tierra, techo, trabajo): stimolare e approfondire il processo del cambiamento, vivere bene in armonia con la Madre Terra, sostenere un lavoro dignitoso, migliorare i nostri quartieri e costruire abitazioni dignitose, difendere la Terra e la sovranità alimentare, costruire la pace e la cultura dell’incontro, combattere la discriminazione, promuovere la libertà di espressione, mettere scienza e tecnologia e servizio dei popoli, respingere il consumismo e sostenere la solidarietà come progetto di vita. Ora, nuovamente a Roma, i movimenti popolari tenteranno di individuare «azioni concrete per attuare i dieci punti della Carta di Santa Cruz», ha detto ancora Grabois. 

I movimenti popolari, hanno spiegato il gesuita Michael Czerny e Paolo Foglizzo su Aggiornamenti Sociali, sono organizzazioni di: piccoli agricoltori e pescatori, mezzadri, braccianti, lavoratori agricoli stagionali, contadini senza terra o proprietari di poderi troppo piccoli, ecc. (Terra); abitanti di aree periferiche e baraccopoli, persone che vivono per strada, in case occupate o in alloggi di fortuna, comunità contadine, ecc. (Casa); rigattieri, straccivendoli, cartoneros, venditori ambulanti, artigiani di strada, guidatori di risciò, parcheggiatori, lavavetri e venditori ai semafori, lavoratori a giornata, collaboratori domestici e badanti, operai di fabbriche recuperate, ecc. (Lavoro). Questi movimenti sono indipendenti da partiti politici e da sindacati. Al primo incontro, il Papa disse che «i poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa». 

Con questo incontro, ha spiegato in conferenza stampa monsignor Silvano Tomasi, segretario delegato del pontificio consiglio Giustizia e pace, «le persone che sono in periferia vengono messe al centro, come desidera il Papa», la cui «visione» è «la continuazione della dottrina sociale della Chiesa, e dell’attenzione di Giovanni Paolo II alle persone ai margini della società, non è una rivoluzione», ha detto l’ex nunzio apostolico ora coinvolto nei lavori del nascitura dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale, sottolineando in questo senso la «linearità di sviluppo» di Francesco rispetto ai suoi predecessori: «Diventa un po’ una scusa dire che il Papa va da una parte (politica, ndr.) per non affrontare il cambiamento sociale attuale e rispondere ai diritti di tutte le persone». 

In particolare, l’ambiente e le migrazioni saranno al centro dell’incontro. «L’Europa fa fatica a trovare una politica comune efficace che risponda alle esigenze di queste persone che arrivano in migliaia in Sicilia o in Grecia. Lampedusa o Lesbo non sono il confine di altri paesi ma i confini dell’Europa», ha detto Tomasi. «Il problema che l’Europa si pone dei numeri e dell’accettazione secondo me manca di equilibrio. La domanda da porsi è: come integriamo queste persone nella società? Di fatto non c’è un’invasione. I numeri sono chiari, pertanto bisogna essere concreti e andare al di là delle reazioni e delle emozioni dei movimenti populisti – non movimenti popolari! – che usano la paura dello straniero per scopi che non hanno nulla a che fare con queste persone. Quindi l’Europa ha una responsabilità importante come Unione Europea a non lasciare la Grecia, la Spagna, l’Italia da sole, ma deve mostrare solidarietà concrete in modo che i valori sviluppati e i diritti umani siano rispettati e non ci siano contraddizioni tra questa esperienza storica e i diritti di queste persone». Più in generale, «nel mondo – ha ricordato ancora monsignor Tomasi – ci sono 40 milioni di immigrati senza documento, di cui sette milioni negli Stati Uniti e tre e mezzo in Europa. Hanno tutti diritti umani fondamentali a prescindere dal loro status legale. Ma ci si deve anche chiedere quali ragioni economiche spingono in questo momento tante persone a emigrare, ricordando che il primo diritto di una persona è quello a non emigrare». Juan Grabois ha ricordato, da parte sua, che lo stesso concetto vale non solo la terra ma anche per la casa e il lavoro: «Ci sono persone in situazione di informalità lavorativa, abitativa. Si può dire che un terzo dell’umanità non è riconosciuta, vive in una situazione di esclusione rispetto al sistema giuridico degli Stati». Da qui l’esigenza degli incontri con il Papa. 

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