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Perché festeggiare o commemorare la Riforma?

© DR
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Risponde il cardinale Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

La voce del popolo (Vox populi), frammentata e discordante nelle sue varianti, può gridare disordinatamente le questioni (qui generalizzate) “Perché commemorare i 500 anni della Riforma?”, “Perché festeggiare, se noi cattolici e luterani siamo divisi?”

Al riguardo, per affrontare la polemica connotazione tra festeggiare e commemorare, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha precisato che c’è differenza tra i due termini, ma in mezzo alla discrepanza linguistica c’è l’atto della penitenza per la divisione attuale.

Alla fine, tra [1] gratitudine e [2] speranza c’è l’atto di festeggiare (celebrare) il volere e il mobilitarsi di entrambe le Chiese per perseguire l’anelito dell’unità, e poi c’è la commemorazione (ricordare solennemente) della realtà storica e della sfida presente della divisione [3], per la quale tutti (cattolici e luterani) in atto di penitenza dovrebbero chiedere perdono a Dio.

Kurt Koch lo ha spiegato questo mercoledì 27 ottobre nella Sala Stampa della Santa Sede in tre punti concreti tratti dal documento ufficiale Dal conflitto alla comunione (2013), sulla commemorazione congiunta luterano-cattolico romana della Riforma che si compirà nel 2017 e che presenta i temi del ringraziamento, del pentimento e dell’impegno nella testimonianza comune.

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