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Disse no all'aborto. Forse verrà riconosciuta santa

© Cecilia Perrín / Facebook

Esteban Pittaro - pubblicato il 22/10/16

Questa madre di famiglia ha messo in scacco il concetto di aborto “terapeutico”

Giovedì 20 ottobre si è chiusa la fase diocesana della causa di beatificazione di María Cecilia Perrín de Buide (1957-1985), laica argentina, madre di famiglia. In un atto al quale hanno partecipato le autorità ecclesiali di Bahía Blanca, la diocesi in cui ha vissuto questa donna che da bambina ha partecipato alle attività del Movimento dei Focolari, si è conclusa la tappa iniziale del processo, caratterizzata da una profonda ricerca a livello di documentazione.

Questa fase precede quella romana, nella quale l’analisi continua e in cui si possono eventualmente riconoscere le virtù eroiche della Serva di Dio, e dopo questo riconoscimento analizzare possibili miracoli che portino alla beatificazione.

In genere le storie si raccontano dall’inizio, ma nel caso di Cecilia serve un’eccezione. Lo spazio in cui riposano i suoi resti mortali, nella Ciudadela Mariápolis Lía, sono una sorta di balsamo spirituale. Sulla sua tomba, circondata da alberi e in un ambiente di pace e allegria costanti, si legge una frase che ella stessa ha pronunciato quando era malata e che spinge a pregare: “Le tue vie sono una follia, spezzano la mia umanità, ma sono le uniche che voglio percorrere”.

Cecilia nacque a Punta Alta, nella provincia di Buenos Aires, il 22 febbraio 1957. Da bambina conobbe la spiritualità del Movimento dei Focolari, a cui partecipò come Gen (giovane), e poi come volontaria. Catechista, dopo due anni di fidanzamento sposò nel 1983 Luis Buide. Pochi mesi dopo concepì una bambina, Agustina, ma nel febbraio 1984 una piaga richiamò la sua attenzione. La piaga indicava un cancro che doveva essere curato immediatamente, ma il trattamento avrebbe pregiudicato la vita della bambina.

Alcuni medici suggerirono a Cecilia un aborto “terapeutico”, ma lei decise di portare avanti la gravidanza, sostenuta dal marito, dai familiari e dagli amici, e nel luglio 1984 partorì. Dopo 8 mesi, tornava alla Casa del Padre.

Tutto il processo della sua malattia, del suo offrirsi alla volontà di Dio mettendo al primo posto la vita di sua figlia, è stato registrato in lettere toccanti scritte da Cecilia in quei mesi.

“Da giorni sentivo di dare tutto a Gesù, ma con la volontà e il pensiero, non con il sentimento; in questo modo non potevo dirgli SÌ, perché mi invadeva un grande timore che me lo impediva. L’altro giorno in sala operatoria, mentre ero sola prima che mi addormentassero, sono riuscita a dirgli sentendolo: ‘Sì, Gesù, ti do tutto’. Quando mi sono svegliata ho provato una grande tranquillità, anche se quello che mi hanno detto era piuttosto scoraggiante”, scrisse all’allora vescovo di Bahía Blanca.

“Spesso abbiamo parlato del fatto che Dio è Amore. Ora posso dirvi che è l’esperienza più profonda che vivo. La situazione è difficile, ma non sapete cosa sia abbandonarsi a Lui e dirgli ‘Pensaci tu’. Questa è la tua volontà, manifestati come vuoi. Egli copre tutto, tutto. Il suo amore si fa sentire, ma sentire davvero. È come se il cuore scoppiasse. Sembra una follia perché non si può comprendere: soffrire il dolore fisico e sperimentare che al di là di quel grande dolore ti invade una felicità che ti trascende. Sento che nel dolore ci si stacca da tutto e si resta con le cose più intime di se stessi, e in questa intimità c’è Dio, ed Egli è Amore”, scrisse ai suoi alunni del quinto anno.

“Giorni fa sentivo come se vivere o morire fosse lo stesso. Anzi, ci sono stati momenti in cui pensavo che morire fosse più facile, più tranquillo. Ma sai, quello che ora dico a Gesù è che mi piacerebbe essere espressione della sua gloria, vorrei mostrare questa vita che ci ha permesso di provare”, ha scritto a Lía Brunet, referente del Movimento dei Focolari che oggi dà nome alla Mariápolis Lía in cui riposano i suoi resti.

Mentre venivano rese note queste informazioni sull’avanzamento della causa di beatificazione di Cecilia Perrín, alcuni anni fa considerata di interesse provinciale dalla Provincia di Buenos Aires, il Ministro della Salute della stessa Provincia ha aderito a un protocollo nazionale che finora la Provincia ignorava per la realizzazione di aborti considerati “terapeutici”.

Cecilia Perrín, con la sua gioia e la sua fede, anche nei momenti di maggior dolore fisico, propone un altro cammino.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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