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“L’obiezione di coscienza è il luogo dove si misura il fondamento della dignità umana”

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L’obiezione di coscienza è «il luogo dove si misura il fondamento della dignità umana»: lo sottolinea il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin evidenziando in particolare la «dignità inalienabile dell’essere umano in quanto creato da Dio». Ma allo stesso tempo il problema «non è solo quello della sua affermazione, ma anche quello della sua limitazione, al fine di evitare» di arrivare a «un’anarchia di fatto e ad un’arbitraria sottrazione agli obblighi di legge». 

Il messaggio di Parolin, che porta la data del 19 ottobre, è indirizzato ai partecipanti ad un convegno sul tema, organizzato dal Centro Studi Livatino. 

«Sarebbe invero strano, per non dire paradossale – sottolinea il cardinale Parolin – che in un tempo in cui la volontà umana si arroga il diritto di creare diritti, abbattendo uno dietro l’altro i limiti che la natura, l’etica, la religione e la stessa cultura umanistica hanno finora indicato, in questo stesso tempo l’uomo venga ferito anche nell’intimo della coscienza» che ha per i cattolici, ma anche «in una prospettiva solamente filosofico-morale», ha «un ruolo decisivo». Per il cardinale Parolin è infatti «l’istanza, in fondo, dove l’uomo discerne il bene dal male e si determina all’azione di conseguenza». 

Ma oltre alla necessità di affermare l’obiezione di coscienza, occorre anche mettere paletti per evitare «un’anarchia di fatto ed una arbitraria sottrazione agli obblighi di legge». È importante stabilire questi limiti – argomenta il porporato – per non arrivare «ad un rifiuto aprioristico di qualunque obiezione». 

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