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La CEI, la Marcia per i detenuti e l’altra via per incontrare i Radicali

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Il portavoce dei vescovi italiani: diamo voce agli ultimi. Costanza Miriano: siamo figli che chiedono ai pastori una guida sicura

La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) aderisce alla IV “Marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà” intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco, organizzata per il 6 novembre a Roma dal Partito Radicale, in occasione del Giubileo dei Carcerati, e che si snoderà tra le vie della capitale dal carcere di Regina Coeli fino a Piazza San Pietro (Notizie Radicali, 19 ottobre). 

Lo ha comunicato il sottosegretario e portavoce della CEI, don Ivan Maffeis, ieri sera a Radio Radicale (19 ottobre), durante la trasmissione Radio Carcere, condotta da Riccardo Arena.

PERCHE’ ADERIRE: IL FRONTE DEL “SI”

Ecco le sue dichiarazioni: «La CEI guarda con attenzione a questa iniziativa e come Segreteria generale dà una convinta adesione; l’iniziativa è vista da parte nostra come una occasione proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica e più in generale il mondo politico sulla situazione in cui il nostro sistema penitenziario versa. L’augurio – e voglio metterci anche l’impegno –  è che ci sia una accoglienza delle istanze portante avanti proprio per superare il degrado in cui i detenuti, ma non solo i detenuti – penso agli agenti, ai volontari, agli educatori – oggi si muovono. Si è trattata di una decisione maturata con il Segretario generale, Monsignor Nunzio Galantino; il presidente Angelo Bagnasco è stato informato e condivide le finalità dell’iniziativa».

POTENZIARE LA “RETE D’APPOGGIO”

Don Ivan prosegue: «Ci si confronta con un mondo – quello delle carceri – per certi versi invisibile, eppure si tratta di una realtà pesante: penso alla lunga lista di suicidi che avvengono nelle prigioni,a queste vite spezzate, penso alle persone fragili che sono detenuti per reati minori. Spesso in questi luoghi manca una rete di appoggio, spesso offerta dai volontari o da una certa parte di umanità di chi opera dentro, come i nostri cappellani».

DALLA PARTE DEGLI “ULTIMI”

Il focus è di innalzare l’attenzione sugli “ultimi”. «Intorno a certi temi, possiamo dire scomodi, come l’attenzione verso l’ultimo che abbiamo reso ultimo, o perché per situazioni della vita si è reso ultimo, attorno a certi temi c’è una capacità di chiusura, una capacità di silenziare anche la parola più alta come quella del Papa. Quelle persone – conclude il portavoce della CEI – che già sono invisibili per tanti motivi vengono censurate dai mezzi di informazione e ciò diventa una irresponsabilità pesante».

 

PERCHE’ NON ADERIRE: IL FRONTE DEL “NO”

«Il senso del Giubileo è la remissione dei peccati e delle pene ad essi collegate, non il sostegno o meno ad una battaglia sociale», premette la giornalista e scrittrice cattolica Costanza Miriano, che ha espresso forti perplessità sulla iniziale presa di posizione della CEI. «Il fine del cristiano – spiega ad Aleteia – non è migliorare la qualità della vita ma conoscere Dio e amare il proprio fratello in Cristo. Chi vive bene da cristiano, chi cerca Dio, è anche un ottimo cittadino. Chiunque vuole unirsi alle istanze, alle preghiere dei cristiani, ben venga. Dobbiamo stupire gli altri con la nostra condotta buona, come ama ripetere il Papa».

Miriano sprona poi la Chiesa ad un “incontro” diverso con i Radicali: «Incontriamoci sulle buone cose. Ben venga il confronto. Ma, marciare insieme al partito che si batte da anni per l’aborto, mi sembra inopportuno. Bisogna voler bene a tutte le persone ma anche saper distinguere le idee. Non penso ci siano margini affinché la CEI ritiri l’adesione. Non mi è parso un gesto fatto in un momento d’entusiasmo ma una scelta ragionata».

L’EQUIVOCO SUL FAMILY DAY

Un’adesione formale che non si è manifestata al Family Day. «I temi pro life sono identitari – osserva la giornalista -. C’è forse timore che questo allontanasse ulteriormente dalla Chiesa chi la pensa diversamente. Ma qui c’è un grosso equivoco: al Family Day erano presenti tantissime persone che giocano la propria vita sulla famiglia, persone povere, in difficoltà, bisognose, a cui è stata pagato da quelle più benestanti il vitto a Roma, ma che erano volute essere in piazza a far sentire la loro voce per la tutela della famiglia. Erano cristiani di periferia, non omofobi e borghesi. Un popolo di cristiani veri! Ma forse la Chiesa ha temuto di essere associata a battaglie di principio. Peccato che si sia generato questo equivoco. E’ stata un’occasione persa».

PERCHE’ NON ORGANIZZARE UNA VEGLIA IN CHIESA?

«È ovvio – continua la Miriano – che la CEI e i cristiani tutti siano a favore della dignità dei detenuti. Io direi che ogni uomo che sia degno di questo nome lo è. Chi è a favore di detenzioni disumane? Anche il Papa è contrario ed ha lanciato diversi appelli. Allora, perché non organizzare qualcosa di diverso? Ad esempio una veglia di preghiera in chiesa per i detenuti e invitare ad essa i Radicali. Oppure una donazione perpetua per le condizioni dei carcerati. Per andare incontro agli altri non possiamo dimenticare che noi siamo prima di tutto in Cristo».

“DAI PASTORI UNA CAREZZA ANCHE PER NOI”

Ma queste, puntualizza una delle voci cattoliche più ascoltate sul web, «non sono critiche alla Chiesa. Piuttosto è il grido addolorato di una figlia che prova a dar voce ad un dolore condiviso. Non siamo “ribelli della Chiesa”, ma figli che chiedono ai pastori una guida sicura. Gli “alfieri della misericordia” dicono che alziamo i muri. Invece noi chiediamo ai pastori di annunciare Cristo. Così saremo in grado di uscire dal dolore e dalla confusione in cui ci sentiamo. Allora – chiosa la scrittrice – oltre a preoccuparsi di non allontanare di più i lontani…sarebbe bello che i pastori facessero anche una carezza, un incoraggiamento ai vicini».

 

[AGGIORNAMENTI: Successivamente don Maffeis ha tenuto a precisare che le sue dichiarazioni sono state fatte passare erroneamente da una nota degli stessi Radicali e da altre agenzie di stampa per un’adesione della CEI alla Marcia organizzata a Roma proprio il 6 novembre, in coincidenza con il Giubileo dei carcerati. Il portavoce della CEI, secondo quanto si apprende dal quotidiano “Avvenire” (21 ottobre), aveva voluto manifestare condivisione degli intenti dichiarati dall’iniziativa senza però esprimere l’impegno della Conferenza episcopale ad aderirvi, come si è fatto credere. Don Maffeis ha quindi ricordato che «ci si confronta con un mondo per certi versi invisibile, eppure si tratta di una realtà pesante: penso alla lunga lista di suicidi che avvengono nelle prigioni, a queste vite spezzate, penso alle persone fragili che sono detenute per reati minori»].

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