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Semafori per distratti

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Catholic Link - pubblicato il 21/10/16

1. La maggioranza può sbagliare, ma la legge naturale no

natural
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“La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze possono sbagliare. La vera razionalità non è garantita dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla Ragione creatrice e dall’ascolto comune di questa Fonte della nostra razionalità” (Benedetto XVI).

Il papa emerito Benedetto XVI è stato un deciso difensore della Legge naturale nella sua lotta contro la dittatura del relativismo, spiegando che la legge naturale è quella “norma scritta dal Creatore nel cuore dell’uomo” che gli permette di distinguere il bene dal male. Ciò vuol dire che il nostro progetto naturale ci dà le chiavi necessarie per capire come dobbiamo relazionarci, cosa dobbiamo curare e come.

Dio è stato saggio e la natura non sbaglia. Quello che ha creato con amore e saggezza risponde a un disegno intenzionale, che spinge inevitabilmente verso la verità. Voler andare contro questo e democratizzare tutto è antinaturale, e non si tratta di essere ultraconservatori, ma di rispettare il progetto originale di Dio.


LEGGI ANCHE: Commetto un peccato se credo nel relativismo?


2. Curare la verità

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Gesù ci ha insegnato che se rimaniamo fedeli ai suoi insegnamenti saremo suoi discepoli, conosceremo la verità e questa ci renderà liberi (cfr. Giovanni 8, 31-32). Ciò significa che siamo capaci di conoscere e di vivere la verità, ed essa a sua volta ci renderà liberi. Se il Signore ci dice che possiamo conoscere la verità, è nostro compito scoprirla alla luce della sua parola, difenderla, custodirla e insegnare ad altri che esiste e che non essa non si negozia.

Gesù stesso si presenta come la via, la verità e la vita. La verità non è un concetto filosofico che fluttua nella stratosfera, ma una persona, il nostro Dio, che conosciamo, che ci ha insegnato come devono essere le cose. È di questo tesoro della fede che dobbiamo prenderci cura nella nostra vita, nelle nostre comunità e nelle nostre società, e per questo è importante che noi cattolici ci esprimiamo vigorosamente nel mondo sociale.

3. La comodità del relativismo

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©static.pexels.com

Il gusto personale, le proprie inclinazioni e i propri desideri sono difesi come verità dimenticando l’aspetto soggettivo e imparziale di ciascuno di loro. Cadere nel relativismo è una risposta comoda, che giustifica e vuole modificare il contesto per adattarsi alle nostre preferenze. Non ne può venire nulla di buono, sapendo che le nostre tendenze e le nostre idee cambiano col passare del tempo. Come costruire una casa se iniziamo con paglia e legno e poi cambiamo opinione e vogliamo proseguire con mattoni e cemento? Sicuramente il peso di questi ultimi farà cadere tutto.

“Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie” (Benedetto XVI).

Avendo chiare queste idee, vi invito a condividere questi concetti nel vostro gruppo o nella comunità in cui svolgete il vostro apostolato, non solo per poter riflettere sulla reale necessità di installare semafori al suolo nelle vostre strade, ma anche per capire se le cose che stanno cambiando nel vostro Paese e nella vostra città rispondono a una cura della verità, del bene comune e della difesa dei valori reali o si tratta di mero relativismo, comodità e manipolazione.


Sebastian Campos è un missionario laico a tempo pieno e si dedica all’evangelizzazione dei giovani. Conferenziere e scrittore, è anche blogger su Catholic Link. Il suo sito web è www.sebacampos.com.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
relativismovaloriverita
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