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“Le bambine cristiane sono delle cose. Abusare di loro è un diritto”

Vídeo di propaganda dello Stato Islamico

Aleteia - pubblicato il 21/10/16

La terribile realtà quotidiana delle bimbe cristiane schiavizzate sessualmente da fanatici musulmani – e non solo dell'ISIS

Open Doors è un’organizzazione per i diritti umani che difende i cristiani perseguitati. Emily Fuentes, direttrice delle comunicazioni dell’ente, afferma che “purtroppo un numero sempre maggiore di donne è obiettivo di gruppi terroristi (musulmani). Si sa di innumerevoli casi internazionali di donne sequestrate, stuprate e costrette da gruppi estremisti radicali a convertirsi dal cristianesimo all’islam. Molte di loro vengono vendute al mercato. Questa crudeltà non si verifica solo in Medio Oriente, ma anche in Africa e in molti altri luoghi. In molti Paesi le donne sono soggette a persecuzione perché vengono considerate cittadine di seconda classe per il fatto di essere donne. Essendo una minoranza a livello sia di genere che di religione, le donne cristiane subiscono una doppia persecuzione. Non disponiamo di numeri precisi, ma sappiamo che le donne perseguitate sono milioni. Nei Paesi a dominio musulmano, le donne cristiane vengono sistematicamente private della libertà di vivere e delle necessità umane fondamentali”.

Il tormento delle donne non musulmane nelle grinfie dello Stato Islamico è ben noto. Dalla conquista di Mosul (Iraq) nel giugno 2014, il numero di bambine non musulmane, soprattutto yazidi e cristiane, prese in ostaggio e assassinate perché si rifiutavano di fungere da schiave sessuali può arrivare a 250. Di recente, 19 bambine yazidi sono state poste in gabbie di ferro e bruciate vive davanti a una folla di centinaia di persone perché si rifiutavano di avere rapporti sessuali con i fanatici.

Secondo un rapporto pubblicato il giorno dopo che Open Doors aveva sottolineato la situazione delle donne non musulmane, “le donne religiose appartenenti alle minoranze controllate dallo Stato Islamico sono spesso vendute da un jihadista all’altro. Quando i militanti si stancano di stuprare e abusare di una determinata bambina, la vendono a uno dei loro gruppi affiliati perché anch’essi possano stuprarla e abusarne a loro piacimento”.

Una bambina yazidi ha spiegato che è stata “comprata e venduta da otto jihadisti diversi. Siamo state messe in mostra (in mercati di schiave sessuali). Gli uomini arrivavano e ci guardavano come se fossimo una merce. Era come uno showroom di automobili. Le donne venivano comprate per appena 20 dollari, scambiate con oggetti come telefoni cellulari o offerte in regalo”.

La bambina in questione è stata stuprata almeno tre volte al giorno per più di 16 mesi da innumerevoli combattenti dello Stato Islamico. È stata costretta ad assumere anticoncezionali e droghe per indurre l’aborto. Ha tentato ripetutamente il suicidio per sfuggire agli abusi. La sua storia non è un’eccezione, ma la regola. La stessa tragedia è stata riferita da molte altre bambine non musulmane che sono riuscite a fuggire.

LEGGI ANCHE:Nello Stato Islamico tornano i mercati delle schiave

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