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La toccante lettera di un giovane vedovo allo staff medico che si è preso cura della moglie

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Aleteia - pubblicato il 20/10/16

Questa lettera è stata appesa nell'unità di terapia intensiva del CHA Cambridge Hospital, a testimoniare l'impegno del team nel preservare la dignità umana

Una storia di umanità – persa nel gran parlare sul dibattito tra i candidati Hillary Clinton e Donald Trump – ha probabilmente fatto di più per affermare la dignità dell’essere umano di qualsiasi cosa detta da entrambi i candidati o dagli analisti politici di turno. È la storia di un giovane vedovo che ha sentito il bisogno di ringraziare pubblicamente chi lavora nel settore sanitario, spesso non apprezzato. La sua lettera è stata appesa nell’unità di terapia intensiva del CHA Cambridge Hospital, e vogliamo condividerla con voi. Le parole scritte da Peter DeMarco sono meravigliose, vere, fanno bene al cuore.

https://web.facebook.com/photo.php?fbid=10154708109371614&set=a.135131561613.134426.652196613&type=3&theater

Quando racconto ai miei amici e famigliari dei sette giorni in cui vi siete presi cura di mia moglie, Laura Levis, in quelli che si sono rivelati essere gli ultimi giorni della sua giovane vita, mi interrompono sempre intorno al 15esimo nome che cito. La lista include i dottori, le infermiere, i medici specialisti in malattie respiratorie, gli assistenti sociali, persino il personale delle pulizie.

“Come fai a ricordarti tutti i loro nomi?”, mi chiedono.

Come non potrei, rispondo io.

Ognuno di voi ha trattato Laura con un’incredibile professionalità, gentilezza e dignità, mentre lei giaceva lì senza sensi. Prima di farle delle punture, le avete chiesto scusa perché le avrebbero fatto un po’ male, che potesse sentirvi o meno. Quando avete auscultato con lo stetoscopio il battito del suo cuore e il suo respiro, e la sua veste è iniziata a scivolare via, l’avete tirata su per coprirla, mostrandole rispetto. L’avete coperta con delle lenzuola e non soltanto quando dovevate regolare la sua temperatura corporea, ma anche quando la stanza era leggermente più fresca e avete pensato che in quel modo avrebbe dormito più comodamente.


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Vi siete presi grande cura dei suoi genitori, aiutandoli a salire sulla scomoda poltrona della stanza, dando loro acqua fresca quasi ogni ora, e rispondendo con incredibile pazienza ad ogni loro domanda. Mio suocero – anche lui un medico, come avete scoperto – si è sentito coinvolto nella cura di sua figlia. Non sapete quanto sia stato importante per lui.

E poi, il modo in cui avete trattato me. Come avrei potuto trovare la forza di affrontare quella settimana, se non fosse stato per voi?

Quante volte siete entrati nella stanza e io ero lì a singhiozzare, con il volto chino sulle sue mani, e voi siete andati via a fare altre cose, come se abbiate voluto essere invisibili? Quante volte mi avete aiutato ad avvicinare il più possibile la poltroncina al suo letto, districandovi tra i vari tubicini solo per farmi stare mezzo metro più vicino a lei?

Quante volte siete entrati solo per verificare che non avessi bisogno di qualcosa, di cibo, o di bere, di vestiti puliti o di una doccia calda? O anche soltanto per farmi avere una spiegazione migliore di una procedura medica, o per vedere se io non avessi bisogno semplicemente di qualcuno con cui parlare?

Quante volte mi avete abbracciato e consolato quando mi sono sentito a pezzi, o mi avete chiesto qualcosa sulla vita di Laura e sulla sua persona, prendendovi il tempo di guardare le sue foto o di leggere ciò che avevo scritto su di lei? Quante volte avete saputo comunicare cattive notizie con compassione, e con la tristezza nei vostri occhi?

Quando ho avuto bisogno di usare un computer per mandare un’e-mail urgente, avete fatto in modo di aiutarmi. Quando ho furtivamente introdotto un ospite molto speciale, la nostra gatta Cola, per farle leccare la faccia di Laura per l’ultima volta, voi “non avete visto nulla”.


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E una sera speciale mi avete dato il permesso di far entrare nel reparto più di 50 persone che hanno avuto un ruolo molto importante nella vita di Laura. Amici, colleghi, compagni di università, parenti… Una potente dimostrazione d’amore. Qualcuno ha suonato la chitarra, qualcun altro si è esibito nel canto lirico, qualcun altro ancora ha ballato… e quella sera io ho capito ancora di più quanto mia moglie abbia profondamente toccato la vita delle persone. L’ultima grandiosa notte insieme del nostro matrimonio, e senza il vostro supporto non sarebbe stata possibile realizzarla.

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C’è un altro momento – in realtà un’ora intera – che non dimenticherò mai.

L’ultimo giorno, in attesa che dell’operazione per la donazione degli organi, volevo soltanto stare da solo con lei. Ma amici e parenti continuavano ad arrivare per darle l’addio, e le lancette dell’orologio scorrevano inesorabilmente. Verso le 4 di pomeriggio, finalmente, erano tutti andati via. Io ero emotivamente e fisicamente esausto, avevo proprio bisogno di riposare. Ho chiesto alle sue infermiere, Donna e Jen, di aiutarmi a posizionare ancora una volta la poltrona – estremamente scomoda, ma c’era soltanto quella – vicino a Laura. Ma loro hanno avuto un’idea migliore.

Mi hanno chiesto di lasciare la stanza per un istante. Al mio ritorno ho notato che avevano spostato Laura sul lato destro del letto, lasciandomi lo spazio necessario per intrufolarmi accanto a lei, per l’ultima volta. Ho chiesto loro di darci un’ora da soli, senza interruzioni. Hanno annuito, hanno chiuso le tendine e le porte, e hanno spento la luce.

Mi sono rannicchiato accanto al suo corpo. Era bellissima. E gliel’ho detto, accarezzando i suoi capelli ed il suo volto. Ho leggermente tirato giù la sua veste. Le ho baciato il seno, e ho poggiato la mia testa sul suo ventre, sentendolo espandersi e contrarsi ad ogni suo respiro, con il battito del suo cuore che entrava nel mio orecchio. È stato il nostro ultimo, tenerissimo, momento insieme, da marito e moglie. La cosa più pura, naturale e confortevole che io abbia mai provato. Poi mi sono addormentato.

Ricorderò quell’ultim’ora insieme per il resto della mia vita. È stato un dono al di là di ogni altro dono, e devo ringraziare Donna e Jen.

Davvero, ringrazio ognuno di voi per tutto questo.

Con affetto ed eterna gratitudine,

Peter DeMarco


Qui sotto il servizio della NBC News sulla lettera di Peter:

[Traduzione dall’inglese a cura di Valerio Evangelista]

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