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Non fu Gesù ad inventare le parabole. Ecco perché…

© Public Domain
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Il Messia riprende uno stile già in uso nella tradizione ebraica. Come sostiene il biblista John Meier

Sette tesi per dimostrare che non è stato Gesù ad inventare le parabole. Ma che esse derivano dalla tradizione ebraica. Il Messia allora si sarebbe solo limitato a riprenderle? Non è proprio così.

Il biblista americano John Meier, autore di “Un ebreo marginale, ha spiegato questa teoria – in rottura con la gran parte degli studiosi attuali – in 7 passaggi, illustrati nel corso di una conferenza tenuta alla Pontificia Università Lateranense.

1) L’ORIGINE DEL TERMINE

Gli studiosi del Nuovo Testamento sono in disaccordo su quante parabole di Gesù ci siano nei Vangeli sinottici. Perché non concordano su ciò’ che costituisce una parabola del Gesù sinottico. La maggior parte degli studi oscilla tra 29 e 65. Poi c’è divergenza su come distinguiamo tra una semplice metafora, una similitudine e una parabola a tutti gli effetti.

La confusione, in ultima analisi, nasce per la vasta di significati presenti nel sostantivo ebraico masal e nella sua traduzione con parabole. In realtà possiede due significati fondamentali: proverbio o detto da una parte, confronto o similitudine dall’altra. Si tratta di significati diversi tra loro. Ad esempio il libro dei Proverbi contiene alcuni proverbi che non implicano alcun confronto o metafora, e le affermazioni metaforiche non sono necessariamente proverbi.

L’intera gamma di questi vari significati di masal si trova nella letteratura sapienziale delle Scritture giudaiche, la Bibbia ebraica (che gli ebrei chiamano Tanak).

2) COME NEI TESTI DEL NEVLIM

Le parabole sono uno dei tratti caratteristici più importanti del Gesù sinottico. Non sono semplici proverbi di una o due righe, aforismi o similitudini, generi che si trovano nel Vangelo di Giovanni, nelle lettere paoline e in altri libri del Nuovo Testamento – sebbene senza la denominazione parabole.

Le parabole proprie del Gesù sinottico sono metafore o similitudini che sono state espanse in brevi racconti con un inizio, un centro e una conclusione almeno impliciti. Sono mini-racconti con trame implicite, e talora esplicite.

La parabola sinottica è dunque una parabola narrativa. Realtà analoghe a tali parabole narrative non si trovano da nessuna parte nei libri sapienziali del Tanak. Ma sono presenti nei Neviìm (o libri dei profeti), i libri che raccontano la continuazione della storia del popolo di Israele, dalla morte di Mosè fino alla costruzione del secondo Beth Hamikdash (il Santuario di Gerusalemme).

Attenzione, però. Perché nessuna dei racconti dei Profeti anteriori, raccolte nei Nevlim è definita come masal nel suo immediato contesto letterario.

3) I PROFETI “POSTERIORI”

I Profeti posteriori invece, sempre all’interno del Nevlim, sviluppano il genere del racconto breve di confronto usato in argomentazioni riguardanti eventi centrali della storia di Israele. Questo tipo di discorso è definito, in questo caso, masal.

In Ezechiale il racconto metaforico, indirizzato a Israele e contente sia un ammonimento che una promessa di benedizione, raggiunge la sua massima lunghezza, spesso come grandi allegorie. Ed è quei che è esplicitamente definito masal.

4) PROFETICO E NON SAPIENZIALE

Quindi il Gesù sinottico che racconta parabole narrative, non si pone nella tradizione sapienziale ma in quella profetica delle scritture giudaiche. Percio’ dovrebbe essere descritto non come un Gesù sapiente o come un uomo saggio, ma come Gesù profeta.

La categoria che ingloba gli aspetti più importanti della sua attività è quella di profeta escatologico. Sviluppando il masal narrativo oltre le tradizioni viste nei Profeti anteriori e posteriori, il profeta Gesù pronuncio’ brevi racconti sorprendenti con un linguaggio figurato, allo scopo di sollecitare la mente ad un pensiero attivo e una decisione personale.

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