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Non fu Gesù ad inventare le parabole. Ecco perché…

Jesus and the Samaritan woman at the well – Rupnik

© Public Domain

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 20/10/16

Il Messia riprende uno stile già in uso nella tradizione ebraica. Come sostiene il biblista John Meier

Sette tesi per dimostrare che non è stato Gesù ad inventare le parabole. Ma che esse derivano dalla tradizione ebraica. Il Messia allora si sarebbe solo limitato a riprenderle? Non è proprio così.

Il biblista americano John Meier, autore di “Un ebreo marginale, ha spiegato questa teoria – in rottura con la gran parte degli studiosi attuali – in 7 passaggi, illustrati nel corso di una conferenza tenuta alla Pontificia Università Lateranense.

1) L’ORIGINE DEL TERMINE

Gli studiosi del Nuovo Testamento sono in disaccordo su quante parabole di Gesù ci siano nei Vangeli sinottici. Perché non concordano su ciò’ che costituisce una parabola del Gesù sinottico. La maggior parte degli studi oscilla tra 29 e 65. Poi c’è divergenza su come distinguiamo tra una semplice metafora, una similitudine e una parabola a tutti gli effetti.

La confusione, in ultima analisi, nasce per la vasta di significati presenti nel sostantivo ebraico masal e nella sua traduzione con parabole. In realtà possiede due significati fondamentali: proverbio o detto da una parte, confronto o similitudine dall’altra. Si tratta di significati diversi tra loro. Ad esempio il libro dei Proverbi contiene alcuni proverbi che non implicano alcun confronto o metafora, e le affermazioni metaforiche non sono necessariamente proverbi.

L’intera gamma di questi vari significati di masal si trova nella letteratura sapienziale delle Scritture giudaiche, la Bibbia ebraica (che gli ebrei chiamano Tanak).

2) COME NEI TESTI DEL NEVLIM

Le parabole sono uno dei tratti caratteristici più importanti del Gesù sinottico. Non sono semplici proverbi di una o due righe, aforismi o similitudini, generi che si trovano nel Vangelo di Giovanni, nelle lettere paoline e in altri libri del Nuovo Testamento – sebbene senza la denominazione parabole.

Le parabole proprie del Gesù sinottico sono metafore o similitudini che sono state espanse in brevi racconti con un inizio, un centro e una conclusione almeno impliciti. Sono mini-racconti con trame implicite, e talora esplicite.

La parabola sinottica è dunque una parabola narrativa. Realtà analoghe a tali parabole narrative non si trovano da nessuna parte nei libri sapienziali del Tanak. Ma sono presenti nei Neviìm (o libri dei profeti), i libri che raccontano la continuazione della storia del popolo di Israele, dalla morte di Mosè fino alla costruzione del secondo Beth Hamikdash (il Santuario di Gerusalemme).

Attenzione, però. Perché nessuna dei racconti dei Profeti anteriori, raccolte nei Nevlim è definita come masal nel suo immediato contesto letterario.

3) I PROFETI “POSTERIORI”

I Profeti posteriori invece, sempre all’interno del Nevlim, sviluppano il genere del racconto breve di confronto usato in argomentazioni riguardanti eventi centrali della storia di Israele. Questo tipo di discorso è definito, in questo caso, masal.

In Ezechiale il racconto metaforico, indirizzato a Israele e contente sia un ammonimento che una promessa di benedizione, raggiunge la sua massima lunghezza, spesso come grandi allegorie. Ed è quei che è esplicitamente definito masal.

4) PROFETICO E NON SAPIENZIALE

Quindi il Gesù sinottico che racconta parabole narrative, non si pone nella tradizione sapienziale ma in quella profetica delle scritture giudaiche. Percio’ dovrebbe essere descritto non come un Gesù sapiente o come un uomo saggio, ma come Gesù profeta.

La categoria che ingloba gli aspetti più importanti della sua attività è quella di profeta escatologico. Sviluppando il masal narrativo oltre le tradizioni viste nei Profeti anteriori e posteriori, il profeta Gesù pronuncio’ brevi racconti sorprendenti con un linguaggio figurato, allo scopo di sollecitare la mente ad un pensiero attivo e una decisione personale.

5) TRE CONVINZIONI ERRONEE

Definire le parabole con un elenco di caratteristiche comuni ed essenziali, rischia di introdurre elementi che sono veri per alcune, ma non per tutte le parabole sinottiche.

La prima convinzione erronea ritiene che le parabole di Gesù attingono sempre alla vita quotidiana contadina o al ciclo della natura in Palestina, ma non è sempre così (ad esempio il traffico di grandi somme di denaro raccontato nella parabola dei talenti).

La seconda ritiene che le parabole di Gesù siano sempre racconti fittizi. E’ vero che Gesù usa l’iperbole nei suoi racconti, ma ciò’ non rende fittizio il racconto di base.

La terza ritiene che le parabole di Gesù sovvertano sempre le credenze religiose tradizionali, capovolgendole con finali con finali a sorpresa.

Per esempio la parabola del ricco stolto è una ripresa di una verità inculcata dai sapienti e dai profeti dell’Antico Testamento, dalla letteratura intertestamentaria e dalla filosofia greco-romana.

6) LA DIPENDENZA DEL VANGELO DI TOMMASO

Le parabole presenti nel Vangelo copto di Tommaso rappresentano una tradizione indipendente e forse anteriore e più affidabile rispetto alla tradizione delle parabole sinottiche? Non è così.

Da un’analisi delle parabole, ma non solo – anche dei detti proverbiali, sapienziali, affermazioni cristologiche sulla missione di Gesù, si deduce che il legame di dipendenza del Vangelo copto rispetto ai sinottici è notevole.

7) POCHE PARABOLE AL GESU’ STORICO

L’ultima tesi di Meier è che solo un numero ristretto di parabole sinottiche può’ essere ricondotto, con buona dose di probabilità al Gesù storico.

Il criterio della molteplice attestazione di fondi indipendenti funziona solo per un numero esiguo di parabole.

Il criterio dell’imbarazzo dimostra che ciò che un esegeta intelligente può’ fare di sconvolgente e imbarazzante, un altro può’ renderlo blando.

Non regge il criterio della discontinuità: è molto parziale affermare che le parabole di Gesù mostrano un genio letterario di una qualsiasi parabola giudaica.

PARABOLE E PAROLA DI DIO

Alla domanda su come facciamo a sapere che questa o quella parabola proviene dal Gesù storico, conclude Meier, la risposta è che in molti casi non lo sappiamo e non possiamo saperlo. Ma non è una risposta deludente.

La Chiesa riceve tutte le parabole dei vangeli sinottici, al pari del resto delle Scritture, come parola di Dio ispirata, una parola realmente detta alla Chiesa da Gesù crocifisso e risorto, che agisce per mezzo dello Spirito Santo, che Egli ha inviato per ispirare le Scritture.

Quando leggiamo a messa una parabola come Vangelo del giorno, riceviamo e veneriamo questa parabola come parola di Dio, non perché un qualsiasi studioso può’ dimostrare con un’argomentazione storica che questa parabola fu effettivamente raccontata da un ebreo di nome Gesù di Nazareth attorno al 28 d.c.

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