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Rivelazione di Wikileaks: lo staff della Clinton ha fomentato 'infiltrazioni' nella Chiesa cattolica

John Podesta © Flickr/ Center for american progress action fund

ALEXANDRE MEYER - pubblicato il 17/10/16

L'obiettivo era far sorgere una “primavera cattolica”, insinuando nella Chiesa idee progressiste rivoluzionarie fino a farla implodere

La terza parte delle lettere diffuse qualche giorno fa da Wikileaks contiene delle sorprese interessanti. La fuga di notizie riguarda principalmente la cerchia di collaboratori più vicini ad Hillary Clinton, candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti. Sia il team responsabile della campagna elettorale del candidato repubblicano Donald Trump, sia diversi media della stampa anglosassone, hanno fatto largo uso del contenuto del leak. In molti paesi c’è stato silenzio assoluto, ma negli Stati Uniti è scoppiato il finimondo.

Le e-mail rivelano che il consigliere più stretto della signora Clinton, suo storico collaboratore, ha voluto fomentare una “primavera cattolica” in seno alla Chiesa, insinuando in essa idee progressiste rivoluzionarie fino a farla implodere.

Tra le migliaia di messaggi elettronici divulgati dal team di hackers di Julian Assange, quelli di John Podesta, presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton, continuano ad alimentare il fuoco della polemica.

Le indiscrezioni, che non sono state né commentate né tantomeno smentite da parte dei democratici, rivelano la doppia morale della candidata in merito a vari temi, tra cui il controllo delle frontiere o la regolamentazione della finanza.

Come Giano bifronte, all’inizio della campagna Hillary si mostrò determinata su queste tematiche, nascondendo però obiettivi ben molto più liberali.

D’altronde è stata lei stessa a dichiarare che “è necessario che i politici abbiano una posizione pubblica e una privata”. Un curioso stravolgimento dei principi democratici statunitensi per giustificare la menzogna.


LEGGI ANCHE: Come le elezioni Usa stanno dividendo l’elettorato cristiano


L’obiettivo è la Chiesa, considerata una “dittatura medievale”

In un’e-mail, un attivista di sinistra – nonché braccio destro di Hillary Clinton – parla con disinvoltura di questa “rivoluzione” che desidera fomentare in seno alla Chiesa cattolica.

La frase con cui inizia la mail inviata a John Podesta non lascia dubbi: “L’inizio di una primavera cattolica? Una necessità”.

Il testo è a firma di Sandy Newman, presidente e fondatore dell’organizzazione no-profit (di stampo progressista) Voices for Progress, ex-dipendente e amico intimo del presidente Obama.

“C’è bisogno di una Primavera Cattolica”, scrive Newman, “in cui gli stessi cattolici reclamino la fine di quella che è una dittatura medievale, e l’inizio di una piccola democrazia che rispetti l’equità di genere nella Chiesa cattolica.

Sandy Newman, di religione ebraica, ammette di non conoscere granché della Chiesa cattolica e dichiara di reputarsi inadeguato a gestire questa campagna sovversiva contro la dottrina cattolica. “Anche se l’idea in sé non è folle, non mi reputo qualificato a prenderne parte. Non ho pensato affatto a come poter seminare i semi della rivoluzione, né chi potesse farlo”.

John Podesta lo tranquillizza e gli chiede di avere fiducia in lui e nei suoi amici, che hanno creato organizzazioni concepite esplicitamente per infiltrarsi nella Chiesa cattolica con le loro ideologie progressiste. Ma lo avverte che non è ancora arrivato il momento adatto ad una rivoluzione totale.

“Abbiamo creato Catholics in Alliance for the Common Good per essere pronti ad un evento del genere. Ma penso che non abbia, al momento, la leadership adatta. Come altre primavere, penso che anche questa debba muoversi dal basso verso l’alto”, scrive Podesta.

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