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Interpretando un dissenso

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C’è un universo del web, della carta stampata e di certi quartieri del variegato mondo ecclesiale molto critico su tutto ciò che riguarda Papa Francesco. Parole, opere, scelte pastorali e «geopolitiche», tutto sottoposto a un rigido vaglio, alla ricerca di visioni, potenziali ideologie o asservimenti vari, che negli interpreti di questo malumore, oscillano da un ostinato modernismo fino al complottismo. Il bel testo dell’inchiesta pubblicato domenica 16 ottobre da La Stampa racconta quest’intolleranza che scorre in particolar modo via web, cercando di sistematizzare le linee più ricorrenti e i fattori di maggiore ricorrenza.  

Qui proviamo ad offrire qualche breve chiave ermeneutica, in una cornice di tipo teologico ecclesiale. Innanzitutto, è bello registrare che, evangelicamente parlando, il dissenso intorno a Papa Francesco è un buon segno. Valgano per tutti le parole del Gesù di Luca: «Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti» (Lc 6,26). Una pagina che gli uomini di Dio intendono seriamente e trattano con cura. A essa si appellò Dossetti quando ritirò il premio dell’Archiginnasio d’oro che la città di Bologna gli conferì nel 1986. Anche il beato padre Pino Puglisi richiamò spesso questo passaggio evangelico, che qui riportiamo dalla sua «viva voce» traendolo dalla raccolta fatta da don Giuseppe Bellia per i tipi di Città Nuova:  

«Il giusto sicuramente troverà degli ostacoli. Lo stesso Luca dice: “Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti” (Lc 6,26): significa che il nostro agire non ha inquietato nessuno, mentre le parole di Cristo sono disturbatrici, inquietanti che mettono dentro un travaglio che poi si trasforma in sofferenza che conduce a gioia e conversione» («Il coraggio della speranza. 100 pagine di don Puglisi», 67).  

Insomma gli ostacoli e i dissensi sono positivi, soprattutto se scaturiscono da una «contemporaneità» con il Vangelo, per dirla con Von Balthasar. Si tratta cioè di ridire il Vangelo all’uomo del nostro tempo, come avrebbe fatto Gesù. E quindi tenere in conto che si tratta di «parole disturbatrici» che generano inquietudine e un certo travaglio, svelando quei percorsi ancora incompiuti di cuori che non si sono lasciati raggiungere dall’amore e dal perdono di Dio. Un fattore evidente in quella «moderna» patologia ecclesiale che possiamo diagnosticare come sindrome del fratello maggiore, quello dell’unica parabola del Padre misericordioso di Lc 15, che non riesce a gioire per il tipo di accoglienza che il Padre manifesta al fratello errante e in un certo modo anche calcolatore. Gesù, come il Padre, va in cerca di tutti: la pecora si perde fuori, la moneta si perde dentro, così come il fratello minore si perde fuori e quello maggiore è perso dentro. Così oggi sono in tanti che vedono con una certa paura e forse anche gelosia la possibilità di vivere il Vangelo in toto e quindi aprirsi ai fratelli sofferenti e in vario modo feriti. Dal ritorno dalla Georgia e Azerbaigian, Papa Francesco in aereo, volendo offrire un modello di opzione morale verso gli ultimi ha detto: «Cosa farebbe Gesù?», suggerendo poi alcuni criteri, gli stessi presenti in Amoris Laetitia: accogliere, accompagnare, discernere (quindi anche studiare), integrare. 

Un altro pregio della panoramica offerta dall’inchiesta è quello di raccontare il feedback dei soggetti narrati sull’universo web. Recependo il metodo suggerito è possibile individuare ulteriori dati. Se si prendono in esame commenti e risposte varie dei lettori agli appelli, letture e ricostruzioni offerte e suggerite dai giornalisti, teologi e religiosi interpellati, si potrà osservare che la reazione più ricorrente della gente è quella di dire: «Bravo!»; oppure «Grazie»; o ancora commenti che biasimano la situazione in cui sarebbe caduta la Chiesa, la perdita di una fede cattolica condivisa e quant’altro; tutti fattori che ritraggono chi ha fornito loro tale consapevolezza o illuminata comprensione dei fatti, come un autorevole interprete della verità cattolica, come un punto di riferimento a cui guardare, come un baluardo in un mare in tempesta. Insomma il vate di una «parrocchia virtuale». Tuttavia tale seguito impone una riflessione sul tipo di servizio di mediazione che si offre e sulla responsabilità di poter guidare e orientare altre persone verso un certo tipo di scelte. Non si tratta dunque soltanto del diritto inalienabile dell’informazione o dell’espressione di un parere personale, ma di quel di più che può, anche involontariamente, scaturire quando in un modo o nell’altro si influisce sul cammino di fede della gente e sulla stessa comunione ecclesiale. Dovremmo quindi poterci domandare che frutti produce un simile approccio che richiama fortemente il tema della verità. L’Apostolo in Gal 5,21ss offre una disamina sui frutti dello Spirito e su quelli del maligno che ognuno potrà verificare da sé, secondo coscienza.  

Un ultimo riferimento vorrei farlo sui giovani e sugli anziani. Le nuove generazioni «vedono» con simpatia Papa Francesco, il Papa fuori protocollo, di una Chiesa povera per i poveri. E molti di loro si stanno avvicinando alla fede. Sugli anziani, tali anche nella fede, basterà citare il loro «fiuto» verso l’autenticità e la veracità. Il Benedetto XVI di Friburgo (25 settembre 2011) non è diverso dal Francesco di oggi. 

* Docente di Teologia biblica  

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