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La storia ispiratrice dell’“Angelo della Prigione”, madre Antonia Brenner

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Eudist Servants of the 11th Hour

Larry Peterson - pubblicato il 17/10/16

Una donna cattolica può sposarsi e divorziare due volte, avere otto figli con due uomini diversi, diventare una suora e fondare persino un nuovo ordine religioso? La risposta è “Sì”!

Il giorno della Festa della Mamma del 1990, quella donna ha presentato le offerte a papa Giovanni Paolo II nella Messa che stava celebrando durante la sua visita in Messico, ricevendo la sua benedizione. D’altronde, con Dio tutto è possibile.

La donna di cui parliamo era Madre Antonia Brenner, diventata nota come l’“Angelo della Prigione” del carcere messicano di La Mesa. Antonia è morta tre anni fa, il 17 ottobre 2013. Credo che la storia mostrerà che questa donna è stata una delle più grandi cattoliche del periodo tra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI.

Mary Clarke era nata a Beverly Hills il 1° dicembre 1926. Suo padre, Joe Clarke, era un uomo d’affari di successo, e Mary e i suoi due fratelli crebbero circondati dal glamour del mondo cinematografico. Tra i loro vicini c’erano star di Hollywood del calibro di William Powell, Hedy Lamarr e John Barrymore.

Joe Clarke amava profondamente tutti. Anche se la sua famiglia era stata molto fortunata, voleva che ai suoi figli venisse insegnato ad aiutare i meno fortunati. Quel desiderio di aiutare gli altri ha fatto presa su Mary ed era destinato a esplodere. Prima dell’“esplosione”, ad ogni modo, Mary ha vissuto un’esistenza movimentata.

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A 18 anni si è sposata e poi ha avuto tre figli, il primo dei quali è morto poco dopo la nascita. Il suo matrimonio è finito con un divorzio, e in quanto divorziata Mary si sentiva lontana dalla fede cattolica nella quale era stata allevata. Si è risposata, questa volta civilmente a Las Vegas, con un uomo di nome Carl Brenner. Insieme hanno avuto cinque figli, ma anche quell’unione è finita in un divorzio. Dio, ad ogni modo, “scrive dritto sulle righe storte”, e apparentemente lo Spirito Santo ha tenuto lo sguardo fisso su Mary Clarke Brenner per tutta la sua vita, disponendosi a effondere la sua grazia su di lei.

Mary si è coinvolta sempre più nelle opere caritative. Nel 1965 ha conosciuto padre Henry Vetter, che l’ha portata a distribuire cibo, medicinali e vestiti ai carcerati del penitenziario di La Mesa, a Tijuana. Le condizioni dei reclusi di La Mesa (considerata tra le prigioni peggiori del Messico) l’hanno colpita molto, e a poco a poco Mary ha concentrato la sua compassione e il suo amore per il prossimo sui carcerati, che sarebbero diventati l’obiettivo del suo ministero, il suo scopo di vita.

Mary Brenner ha trascorso i dieci anni successivi della sua vita andando avanti e indietro dalla prigione di La Mesa, portando generi di prima necessità ma soprattutto il suo amore e la sua misericordia. La sua presenza è diventata ben nota, e i prigionieri, sia uomini che donne, hanno iniziato ad aspettare con ansia le sue visite, cominciando a chiamarla “La Mama”. Il guardiano le ha perfino preparato un posto dove poter dormire.

Mary ha preso il nome di Antonia (dal suo mentore, monsignor Anthony Bowers) ed è diventata Madre Antonia Brenner. Si è cucita un abito da suora, l’ha indossato ed è andata dal vescovo Leo Maher di San Diego. Si è inginocchiata e gli ha raccontato la sua storia. Il presule sapeva già tutto di lei e le ha dato la sua benedizione, convalidando il suo ministero. Antonia ha quindi fondato un nuovo ordine, le Serve Eudiste dell’Undicesima Ora, un ordine per donne dai 45 anni in su che volevano servire i meno fortunati. Oltre alla benedizione del vescovo Maher, ha ricevuto anche quella del vescovo Juan Jesús Posadas di Tijuana. Aveva quindi ottenuto l’autorizzazione ecclesiale per il suo ministero da vescovi di due Paesi diversi.

Dopo che i suoi figli erano cresciuti, Mary ha dato via ciò che possedeva, ha lasciato la sua casa di Ventura e si è stabilita nella prigione di La Mesa, avendo ricevuto il permesso di vivere lì. La sua nuova casa era una cella di tre metri per tre nella sezione femminile della prigione. Avrebbe vissuto come qualsiasi altra reclusa, ricevendo solo acqua e cibo della prigione. Nella sua cella c’erano un crocifisso sul muro, una Bibbia e un dizionario spagnolo. Al mattino si metteva in fila con gli altri prigionieri per l’appello. Quella è stata la sua casa per i 32 anni successivi.

“La Mama” è diventata nota anche come l’“Angelo della Prigione”. Si muoveva liberamente tra trafficanti di droga, ladri, assassini, stupratori e altro, toccando guance e offrendo preghiere. Molte delle persone recluse erano tra le più violente e disperate, ma lei camminava felicemente con loro e le confortava e consolava, asciugava le loro lacrime e teneva la loro testa tra le mani mentre morivano. È riuscita perfino a sedare da sola delle rivolte carcerarie.

Madre Antonia Brenner vedeva davvero il volto di Cristo in ogni prigioniero con cui entrava in contatto, e offriva a tutti misericordia e amore. Perché, altrimenti, criminali incalliti, alcuni dei quali non avevano mai amato né erano mai stati amati, l’avrebbero chiamata “Mama”? Ricambiavano il suo amore.

Credo che un giorno Madre Antonia Brenner verrà canonizzata. È stata un esempio per tutti noi, mostrandoci come amare il nostro prossimo in modo disinteressato, indipendentemente da chi possa essere. La sua vita ci mostra che non importa chi o cosa siamo, dove siamo stati o quello che abbiamo fatto, perché Dio ci chiama sempre.

Madre Antonia, prega per noi, soprattutto in questo Anno della Misericordia.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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