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Il Barolo nasce per fede e carità di Juliette Colbert

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La storia della marchesa dei poveri e dei carcerati

Moreno Giannattanasio racconta nel libro “Giulia. La bellezza, l’amore e il vino della marchesa di Barolo” (San Paolo edizioni) la storia di Juliette Colbert, giovane vandeana colta e raffinata appartenente a una nobile famiglia colpita dalla violenza della Rivoluzione francese. Nel 1804 Giulia incontra l’uomo della sua vita che diventerà due anni dopo suo marito: Carlo Tancredi Falletti, ultimo discendente di una delle più ricche e antiche famiglie piemontesi, figlio del marchese di Barolo. Poco più grande di lei, il marchese è ciambellano di corte dalle idee illuministe. Con il benestare di Napoleone i due giovani si sposano e si trasferiscono a Torino, dove Tancredi si dedica al lavoro, alla politica e alla vita cittadina, fino a diventare sindaco, mentre la bella e intelligente Giulia comincia a prendersi cura dei poveri e degli ultimi.

Una delle prime scene che apre il libro è il loro incontro a Parigi nel parco reale, Giulia è accompagnata della sua dama di compagnia. Un breve scambio di battute tra i due, che restano immediatamente affascinati l’uno dall’altra, sugella l’inizio del loro amore. L’uomo è colpito profondamente dalla bellezza della giovane dai capelli neri: sguardi, sospiri e qualche parola, Tancredi si congeda sussurrando:
«La bellezza non rende felice colui che la possiede, ma colui che la brama».

Il loro matrimonio combinato è in realtà un connubio perfetto tra due anime affini che si ameranno e rispetteranno per tutta la vita, superando insieme la grande prova di non poter avere figli.

Particolarmente emozionanti sono le pagine che raccontano il giorno delle nozze, soprattutto una scena che rivela già molto della personalità generosa e devota di Giulia, che prima di avvicinarsi all’altare scorge tra il popolo una bambina…

«A metà strada si fermò per sacrificare proprio la passiflora che prima l’aveva colpita. Tutto senza mai distogliere gli occhi da quelli della bambina. – Per te. È quasi bella come i tuoi occhi, – disse Juliette, offrendo quell’inedito regalo. – Grazie, madame, – rispose la piccola con un filo di voce, accennando un inchino a testa bassa e lasciando che un ciuffo di capelli le sfuggisse sulla fronte ribelle. (…) La bimba non si muoveva. Juliette si piegò sulle gambe. Reggendo la seta dello strascico nuziale con una mano, allungò il suo dono con l’altra. La piccola in un unico gesto afferrò la passiflora, la portò subito al naso, poi sentì scivolarle tra le dita alcune monete. – Fanne buon uso, il denaro è utile solo a fare buone cose, – le disse Giulia sottovoce. Allora la bimbetta chiuse il pugno intorno a quell’inaspettato tesoro e girò lo sguardo a cercare gli occhi di sua madre, pochi metri più in là. (…) – Che Dio ti protegga, – augurò Giulia, lasciando il suo sorriso a inseguire la piccola».

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