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5 cose che i terapeuti vorrebbero che i pazienti sapessero prima di iniziare la terapia

Shutterstock/ESB Professional

William McKenna, MS - pubblicato il 14/10/16

5. La terapia non inizia davvero finché non ci si assume una responsabilità personale

Il compito dei terapeuti non è quello di criticare le persone. Trovo che criticare gli altri sia controproducente e dannoso al processo terapeutico. Ovviamente i pazienti devono esprimere la propria rabbia nei confronti delle ingiustizie di cui sono stati vittime, ma questo è diverso dal biasimare degli individui per tutti i loro mali. È meglio concentrarsi su come il paziente sia arrivato a quel punto e su cosa possa fare per procedere verso la guarigione. Il modo in cui i pazienti arrivano nello studio del terapeuta non è solo loro responsabilità (ad esempio in caso di abuso), ma a un certo punto devono assumersi la responsabilità del proprio futuro e del modo in cui interagiscono con gli altri nella vita quotidiana. Se non si compie questo passo, il paziente lotterà per vedere un cambiamento.

Conclusione

Uno dei miei mentori e amici fidati mi ha fornito questa immagine della terapia: la terapia è come una partita di football, nella quale sono quarterback/cheerleader e il paziente è il running back. Io chiamerò sempre il gioco e passerò la palla, ma poi devo mettermi da parte di modo che l’altro possa segnare. La terapia è uno sforzo di collaborazione. Come terapeuti, offriamo la nostra esperienza di psicologia ai nostri pazienti, ma è dovere dei pazienti decidere di essere disposti a fare qualsiasi cosa sia necessaria per cambiare. Uno stile di terapia di questo tipo è salutare e si allinea all’autentico fiorire umano, visto che cerca di aiutare la persona a realizzare la propria capacità di autodeterminazione, oltre a fornirle un luogo sicuro in cui iniziare a riconoscere questa capacità.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

LEGGI ANCHE:4 motivi per evitare di andare in terapia (e perché non reggono)

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Tags:
psicologiaterapia

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