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Come le elezioni Usa stanno dividendo l’elettorato cristiano

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I candidati alla Casa Bianca, tra scandali mediatici e posizioni moralmente dubbie, godono di un sempre più tiepido sostegno da parte delle varie anime del cristianesimo praticante

Tra poco meno di un mese l’elettorato statunitense sarà chiamato alle urne per eleggere il 45esimo Inquilino della Casa Bianca. Da mesi i media internazionali rilanciano dichiarazioni ‘choc’ dei candidati e frugano nella loro vita personale alla ricerca di scheletri nell’armadio. WikiLeaks ha recentemente rilasciato migliaia di e-mail che sarebbero state hackerate dall’account personale di John Podesta, uno dei più stretti consiglieri di Hillary Clinton. Tra i leaks diffusi dall’organizzazione di Assange e le frasi al vetriolo di Donald Trump, questa campagna elettorale è stata costellata di scandali e tanto, troppo, rumore mediatico.

Gli oltre 2mila messaggi di posta diffusi riguardano varie tematiche, tra cui come gestire le domande dei media sulle donazioni alla Fondazione Clinton da parte di interessi legati all’attività mineraria e all’energia nucleare, come specifica lo stesso Julian Assange in un comunicato sul sito di WikiLeaks. Tra i molti spunti offerti dal leak, vi sono anche scambi di e-mail sul rapporto che l’entourage del candidato del Partito Democratico ha con l’elettorato cattolico.


LEGGI ANCHE: San Giovanni Paolo II parla a Donald Trump e a Hillary Clinton


“BASTARDIZZAZIONE DELLA FEDE”

In una conversazione del 2011 (avente come oggetto “Cattolicesimo conservatore”) tra il presidente della campagna elettorale John Podesta, la responsabile della comunicazione Jennifer Palmieri e John Halpin (senior fellow del “Center for American Progress”), i tre condividono le loro opinioni sul fatto che il cattolicesimo sia “retrogrado”.

È Halpin a mandare la prima mail a Podesta e Palmieri, prendendo di mira il magnate dell’informazione Rupert Murdoch e il giornalista del Wall Street Journal Robert Thomson per il fatto di essere cattolici:

L’ultimo articolo di Ken Auletta sul New Yorker di Murdoch inizia dicendo che sia Murdoch che Robert Thompson, managing editor del WSJ, stanno crescendo i loro figli nella fede cattolica. Quel cavolo di Murdoch ha battezzato i suoi figli nel Giordano, proprio dove Giovanni Battista ha battezzato Gesù.

Molti dei personaggi più importanti nel mondo conservatore sono cattolici (molti dei quali convertiti) e spingono le loro idee attraverso i loro media e nella propria sfera di influenza sociale.

È una vera bastardizzazione della fede. Ragionano in modo schematico, hanno idee radicalmente retrograde sulle relazioni di genere e ignorano totalmente il concetto di cristianesimo democratico.

Palmieri, all’epoca parte del “Center for American Progress”, dice di ritenere che Murdoch, Thomson e molti altri conservatori siano cattolici perché pensano che sia “la religione politicamente conservatrice maggiormente accettabile dalla società”. E aggiunge: “Se dovessero diventare evangelici, i loro amici ricchi non potrebbero comprenderlo”. Podesta conclude dicendo: “Hai ragione da vendere. Si riempiono la bocca col pensiero tomista e col principio di sussidiarietà, dandosi un’aria sofisticata perché nessuno sa di cosa cavolo stiano parlando”.

Una visione estremamente manichea del rapporto tra politica e religione, come ricorda Addie Mena su Catholic News Agency, che non prende affatto in considerazione l’ipotesi che Murdoch e Thompson possano crescere i propri figli secondo i valori cattolici perché li reputino veri, vedendo la fede soltanto nella dicotomia progressista/conservatore e lasciando intendere che sia un mero strumento della politica.

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