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"Mi diceva di alzarmi e camminare". La guarigione miracolosa di Maria Grazia Veltraino

Shutterstock/Bubutu

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 12/10/16

L'intercessione di padre Luigi Gaburlotto cambia la vita di una donna veneziana. E oggi quella storia diventa un libro

Paralizzata totalmente e costretta immobile al letto una notte sognò padre Luigi Gaburlotto – un parroco veneziano proclamato Beato il 16 maggio 2015 dal Patriarca di Venezia – e questi le diceva di “Alzarsi e camminare”. Maria Grazia Veltraino, oggi 86enne, dopo quindici anni di infermità fisica, la mattina, come nulla fosse, si alzò e andò a fare la spesa tra la sorpresa di quanti sapevano quali le sue condizioni fisiche (marsicalive.it, 11 ottobre).

Inizia così la vicenda di questa donna veneziana guarita inspiegabilmente per intercessione di padre Luigi. A raccontarla il volume “Guarita dall’amore. Storia di Maria Grazia Veltraino”, scritto a quattro mani da Rosario Faggiano e don Carlo Ambrosio Setti.

“HO SENTITO UNA VOCE”

Racconta Maria Grazia; «Dopo 15 anni di malattia, la notte tra l’l1 e il 12 febbraio 2008, verso mattina, ho visto tra il sogno e la veglia la figura di don Luigi Caburlotto, fondatore delle Figlie di San Giuseppe, un po’ sfocata, ma riconoscibile, avvolta in nuvole bianche, mi pareva di essere nel cortile del mio condominio. Volevo guardarlo più distintamente avvicinandomi, ma ero ferma e non riuscivo a camminare. In quel momento ho sentito una voce che mi diceva: “Cammina!”» (http://www.beatificazioneluigicaburlotto.it).

“RIUSCIVO A CAMMINARE

Quella voce la sveglia e la scuote. «Ho sentito l’istinto di alzarmi dal letto, l’ho fatto subito e sono riuscita a stare in piedi senza sostegno e senza sofferenza. Stupita mi chiedevo che cosa mi stesse succedendo. Ho provato a camminare per casa e ci riuscivo. Voglio precisare che io conoscevo il Caburlotto fin dal 1954, cioè da quando conosco le Suore Figlie di S. Giuseppe. Io non lo pregavo per la mia guarigione, ma so che lo pregavano altre persone, specialmente le suore».

LA BADANTE SORPRESA

Poi Maria Grazia torna a letto, aspettando la badante, Valentina, che di solito arriva a casa sua alle 8.00-8.30 del mattino. «Io stessa mi alzai ad aprirle la porta, senza però le solite fatiche e senza dovermi appoggiare. Valentina rimase meravigliata e mi chiese subito che cosa mi stava succedendo. Non le raccontai nulla, nel timore di essermi sbagliata o che il miglioramento fosse passeggero».

LA PRIMA PASSEGGIATA

Maria Grazia le chiese di uscire, «ma senza la carrozzina che da sei anni e sette mesi non lasciavo mai. Sono difatti uscita con Valentina per un’ora intera senza aiuto di bastone e di carrozzina, senza perfino appoggiarmi a lei. Abbiamo fatto una passeggiata intorno al palazzo dove abito e nel quartiere».

“LO CONFIDAI SOLO A GIOVANNA”

Per strada, naturalmente la gente che incontra Maria Grazia resta senza parole. «Tutti si fermavano domandandomi chi mi avesse fatto un simile miracolo. Ero molto emozionata, ma non osavo raccontare in giro cosa mi stava succedendo sempre nel timore di un’illusione. Lo confidai solo a un’amica, Giovanna Lauri, anche lei buona conoscente amica delle Figlie di S. Giuseppe».

“NON E’ POSSIBILE”

Il giorno dopo Maria Grazia desidera di comprare un paio di ciabatte «perché non ne trovavo più in casa e ne avevo bisogno se davvero riuscivo ormai a camminare. Nel negozio dove andai con Valentina, per un guasto dell’ascensore dovevo fare 22 gradini per scendere al piano interrato. Mi stupii io stessa di riuscire a scenderli senza fatica». Al rientro, convinta che davvero stava succedendomi qualcosa di straordinario, «chiamai le Suore dell’Istituto S. Giuseppe (IV Miglio). Mi rispose suor Teresa Vazzoler, che io conosco da tantissimi anni e che sapeva bene la mia storia e le mie condizioni di salute. Le raccontai che camminavo senza carrozzina. “Non è possibile!” gridava, e subito chiamò la superiora, suor Ancilla Stefani, a sua volta stupita».

LO STUPORE DEL MEDICO

Dopo una settimana Maria Grazia va dal suo medico. Poi andai dal mio medico curante, dottoressa Giannelli Stefania. «Nel vedermi si commosse e mi abbracciò dicendomi: “Questo è un miracolo per chi crede, per la scienza è qualcosa di inspiegabile”. Poi soggiunse: “Per ora godiamo questo periodo di grazia, fra qualche mese ne riparleremo!” Mi suggerì di non usare più né carrozzella, né bastone e neppure medicine che già da tempo non prendevo. Comunque mi fissò una visita dopo circa un mese».

LA PROMESSA

Nei giorni seguenti la situazione «migliorava gradualmente. Quando tornai dalla dottoressa, lei stessa constatò che continuava il mio miglioramento. Fu allora che le manifestai un mio desiderio-promessa: se dopo tre mesi avessi continuato a camminare, sarei andata a venerare il Caburlotto sulla sua tomba a Venezia».

La dottoressa acconsentì, «pur dicendomi – conclude Maria Grazia – che avrei fatto il mio pellegrinaggio come terapia, accompagnata da una persona».

IL PELLEGRINAGGIO

Il 31 maggio 2008, a 110 giorni circa da quell’11 febbraio, Maria Grazia va a Venezia a mantenere la promessa. «Ho fatto il viaggio da Roma a Venezia senza provare alcuna difficoltà fisica, ho viaggiato con una suora e ho potuto camminare anche sui ponti senza problemi».

Con grande emozione, dopo 15 anni di impossibilità di viaggiare «ho rivisto la Casa Madre delle Figlie di S. Giuseppe e ho potuto pregare sulla tomba del ven. Luigi Caburlotto».

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