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Lezioni da un ragazzo che sarà canonizzato

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Cos'è successo a José Sánchez del Río, il martire 14enne della Guerra Cristera, per farlo diventare santo?

“Cosa vuoi fare da grande?” Quando avevo 7 anni rispondevo: “Voglio essere il proprietario di un negozio di gastronomia e creare il panino perfetto!” (mi ci è voluto molto tempo per trovare una risposta migliore).

A tutti noi da piccoli è stata posta questa domanda, e la maggior parte di noi l’ha posta ai bambini. Quante volte abbiamo sentito la risposta: “Voglio essere santo!”? Scommetto non molte…

Innumerevoli genitori, educatori, istituzioni e “aiutanti” di ogni tipo impiegano sforzi e risorse apparentemente senza fine per dire ai bambini “Potete diventare ciò che volete!”, ma chi di loro dice “Prima di tutto dovreste diventare santi!”? Leon Bloy una volta ha scritto che “l’unica vera tristezza, l’unico vero fallimento, l’unica grande tragedia nella vita è non diventare santi”. Ci crediamo davvero? Non penso, perché se così fosse lo insegneremmo ai nostri bambini. E, cosa più importante, se ci credessimo lo insegneremmo con il nostro esempio.

Penso a queste cose sapendo che domenica 16 ottobre la Chiesa celebrerà la canonizzazione di José Sánchez del Río, un 14enne martire della Guerra Cristera, durante la quale la Chiesa subì un’atroce persecuzione da parte del Governo nel Messico degli anni Venti del Novecento. Quando rifiutò di rinunciare a Cristo, gli uomini che lo avevano catturato lo torturarono e gli diedero un’ultima possibilità di bestemmiare, ma lui replicò: “Viva Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe!” Venne ripetutamente accoltellato, e poi finito a colpi di arma da fuoco. Testimoni oculari dicono che disegnò una croce nel fango, la baciò e morì.

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