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Come organizzare un gruppo di preghiera?

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Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 10/10/16

13 premesse e 10 condizioni che possono aiutare

“In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 19-20).

La comunità ecclesiale, come corpo mistico di Cristo, si deve necessariamente riunire in preghiera perché noi cristiani ne facciamo parte (1 Cor 12, 12ss.), e tra noi suoi membri c’è o deve esserci coesione o unità.

Parliamo di un’unità che trae la sua forza e si mantiene nella Chiesa grazie alla partecipazione eucaristica (1 Cor 12, 22-23). È soprattutto nell’Eucaristia che rafforziamo la nostra unità, non solo tra noi, come figli di Dio, ma anche con Cristo nostro capo e in Lui con Dio Trinità.

Vivere l’Eucaristia non esclude tuttavia altri momenti di preghiera in comunità, al contrario. I gruppi di preghiera sono e devono essere sempre migliori, un prolungamento della Messa e/o una sua espressione.

I gruppi di preghiera non sono nuovi nella Chiesa. Sono nati dopo la resurrezione di Gesù Cristo, quando erano riuniti gli apostoli e 120 discepoli (At 1, 15), che “erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui” (At 1, 14).

Teniamo conto del fatto che queste assemblee avevano luogo ancor prima della Pentecoste (il primo e cruciale momento intenso di preghiera ecclesiale).

Da allora e fino ai nostri giorni, la Chiesa si è riunita regolarmente non solo per imparare la dottrina degli apostoli, ma anche – e soprattutto – per spezzare il pane e pregare insieme (At 2, 42-46; 4, 33; 12, 5-12).

Quando preghiamo insieme, in comunità, i risultati sono evidentemente molto positivi: la preghiera in gruppo ci edifica e unifica perché condividiamo una stessa fede.

Bisogna tener conto del fatto che la fede non è solo individuale, ma soprattutto ecclesiale. È una fede viva che ci porta ad aprirci allo Spirito Santo, che prega nell’assemblea e in ogni persona (Rm 8, 26-27).

La fede vissuta in comunità ed espressa nella preghiera comunitaria aiuta a crescere a livello spirituale nel cammino di una continua conversione personale ed ecclesiale, creando inoltre un vero rapporto fraterno tra i partecipanti (Gal 3, 26).


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Lo stesso Spirito Santo che vive in ciascuno dei credenti suscita gioia nei nostri cuori quando ascoltiamo le parole di lode dei fratelli nei confronti di nostro Signore.

La preghiera comunitaria ci offre anche altre possibilità, inclusi momenti di solidarietà nella carità, che difficilmente troviamo in un altro contesto ecclesiale.

La ricchezza più importante della preghiera comunitaria è il fatto che lo Spirito Santo si effonde attraverso persone e storie molto varie. Per questo e per molto altro, far parte di un gruppo di preghiera arricchisce così tanto.

Laddove sia possibile, è bene promuovere i gruppi di preghiera, perché sono fattori di cambiamento, forze spirituali che guidano la Chiesa e la società nelle direzioni che Dio vuole.

I gruppi di preghiera sono un segno di speranza che Dio ci offre, e sono assai importanti sia per la Chiesa che per il mondo di oggi.

L’importanza dei gruppi di preghiera è dunque evidente: ci insegnano ad essere più responsabili nei confronti della santità personale ed ecclesiale.

I gruppi di preghiera sono indiscutibilmente una grazia di Dio volta a rinnovare nella Chiesa il gusto per la preghiera, a riscoprire il senso comunitario, a credere nella forza dell’intercessione e della lode gioiosa; sono anche chiamati a trasformarsi in una nuova fonte di evangelizzazione.

Questa espressione ecclesiale della preghiera comunitaria sarà possibile se si rispettano determinate premesse e certe condizioni durante la preghiera.

PREMESSE

1. Che il gruppo di preghiera sia inclusivo (la sua composizione dev’essere eterogenea), che in esso ci sia spazio per persone di ogni condizione socio-economica. Un gruppo di preghiera non è un gruppo elitista formato da persone selezionate.

2. Un gruppo di preghiera non dev’essere mai estraneo o parallelo alla vita parrocchiale.

3. I fedeli che vogliono far parte di un gruppo di preghiera devono prendere liberamente e molto sul serio la decisione di appartenervi. L’appartenenza non è una questione di imposizione o di fare bella figura, o peggio ancora di compiacere qualcuno. Quando si è membri di un gruppo di preghiera ci si assume una seria responsabilità.

4. Nei fedeli che vogliono far parte di un gruppo di preghiera dev’esserci una disposizione fondamentale: il desiderio profondo di essere trasformati dal Signore. Non bisogna mai assistere come spettatori o critici. Coloro che si riuniscono in preghiera devono essere persone che hanno coltivato la preghiera a livello personale, altrimenti la partecipazione diventa un’attività artificiale, posticcia, vuota.

5. Ogni gruppo di preghiera ha un animatore indiscutibile, lo Spirito Santo, ma questa verità non esclude un animatore “umano”, che anzi è importantissimo. Chi anima (auspicabilmente il parroco) dev’essere una persona di virtù provata, di esperienza nella vita di preghiera, con una spiritualità solida e in perfetta comunione con la Chiesa. Dev’essere una persona che animi davvero il gruppo e vegli sul buon ordine della preghiera.

6. La frequenza delle riunioni può essere settimanale, e la durata di ogni incontro di preghiera può oscillare tra mezz’ora e tre quarti d’ora, anche se questo periodo di tempo non è tassativo.

7. Si richiede la puntualità; potrebbe essere dannoso vedere la gente che arriva col contagocce una volta iniziata la preghiera.

8. Si cerchi di evitare che tra i membri di un gruppo di preghiera ci siano tensioni emotive, perché questo ostacola la serenità e la spontaneità del gruppo. Qualsiasi conflitto dev’essere risolto prima di iniziare un nuovo incontro.

9. La fedeltà al proprio gruppo è molto importante. Nelle parrocchie ci sono vari tipi di gruppi di preghiera; bisogna aderire a un gruppo in base al proprio carisma, all’età, all’affinità apostolica, ecc..

10. Anche se un elemento importante della preghiera in gruppo è la spontaneità dei partecipanti, negli incontri di preghiera ci deve o ci può essere spazio anche per le preghiere ufficiali della Chiesa: adorazione del Santissimo, canti, liturgia delle ore, Rosario, Via Crucis (soprattutto in Quaresima), novene, ecc.. Bisogna anche tener conto del fatto che queste preghiere si possono integrare tra loro, ovviamente con criterio.

11. La preghiera in gruppo non dev’essere qualcosa di sostitutivo né della preghiera personale né della Messa (e men che meno della Messa di precetto), quanto piuttosto un complemento.

12. La preghiera, idealmente, deve svolgersi davanti al Santissimo, quindi il gruppo di preghiera si potrà riunire nella chiesa parrocchiale. Se non è possibile, si può utilizzare qualsiasi altro luogo che favorisca il silenzio e il raccoglimento.


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13. È bene che la preghiera di gruppo si svolga con una struttura stabilita, e quindi si richiede un ordine nella partecipazione. Per mantenere l’interesse dei membri del gruppo di preghiera, la cosa migliore sarà pianificare le preghiere in anticipo. Per questo è necessario uno schema, altrimenti la preghiera in comune diventa un ostacolo che blocca l’azione trasformatrice di Dio (1 Cor 14, 33; 1 Cor 14, 40). Le persone hanno bisogno di guida, limiti e direzione per sentirsi a proprio agio; in questo modo saranno più aperte e disposte a partecipare attivamente.

CONDIZIONI DURANTE LA PREGHIERA DI GRUPPO

1. Bisogna tener conto del fatto che lo Spirito Santo abita in noi e si esprime attraverso di noi; per questo, quando un membro del gruppo sta pregando dobbiamo far nostre le sue parole o le sue intenzioni.

2. Non bisogna dimenticare che come nella preghiera personale c’è un dialogo tra Dio e ogni persona, nella preghiera comunitaria l’interlocutore di Dio è un “noi”. Non basta pregare insieme agli altri o per gli altri, bisogna pregare all’unisono con gli altri.

3. Durante la preghiera in gruppo ci dev’essere allegria, visto che la gioia è uno dei frutti dello Spirito Santo (Gal 5, 22). È la gioia di lodare Dio, di sperimentare come famiglia ecclesiale l’allegria della sua presenza vicina e sperimentata con la forza del suo amore che trasforma la nostra vita. Ma attenzione: non è una gioia esterna provocata con mezzi umani, né il gioire di una sana amicizia o convivenza né tantomeno un “sentimentalismo” da esaltati che contagia.

4. Ogni membro deve mettere con umiltà al servizio dei fratelli il carisma personale che ha ricevuto dal Signore.

5. Nella preghiera dev’esserci sincerità. La partecipazione al gruppo di preghiera non dev’essere motivata da sentimenti di vanità. La preghiera non dev’essere strumentalizzata per mostrare una superiorità intelettuale, che si abbia o meno. Gesù ci ha messi in guardia contro questo atteggiamento esortandoci a non essere protagonisti ipocriti (Mt 6, 5).

6. La partecipazione dei membri del gruppo, al di fuori del canto, non dev’essere simultanea, ma ordinata e alternata. Nonostante la libertà in cui si deve sviluppare la preghiera di gruppo, va sempre svolta con ordine e armonia.

7. Nessun gruppo di preghiera deve escludere momenti di silenzio. Il silenzio servirà per lasciar agire lo Spirito Santo nei cuori.

8. Si deve favorire la partecipazione, in un modo o nell’altro, di tutti i membri, ma dev’essere spontanea, non forzata, breve, sotto la mozione dello Spirito Santo (Gv 14, 16-17; Gv 14, 26) e naturale. In questo caso vanno evitate frasi dette a memoria o stereotipate.

9. Non bisogna dimenticare che il motivo dell’incontro è la preghiera, nella quale si possono armonizzare molti elementi: momenti di silenzio, canti, meditazioni da condividere, ecc.. Ma attenzione: la preghiera di gruppo non deve diventare, ad esempio, uno spettacolo di musica o canto, una sessione di terapia, un ciclo di conferenze di vario tipo, un momento di discussione o di euforia colettiva, un’occasione per protagonismi personali (sfoghi, racconto di esperienze personali, momenti di critica…).

10. Dopo la preghiera comunitaria, sarebbe bene recuperare l’agape fraterna per trascorrere insieme un momento piacevole condividendo qualcosa da bere e da mangiare. Questo unisce ancor di più il gruppo e lo motiva. Il termine “agape” inizialmente significava affetto o amore gratuito, ma attualmente viene utilizzato per indicare il pasto fraterno dei primi cristiani per rafforzare l’unità.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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