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Bangladesh, il primo cardinale e il viaggio annunciato

Vatican Insider - pubblicato il 09/10/16

Lunedì mattina hanno appreso con un po’ di sorpresa che Papa Francesco “quasi certamente” si recherà in visita nel loro Paese nel 2017. Oggi hanno scoperto che non era finita lì: se il Pontefice davvero verrà a Dhaka nel 2017 ad accoglierlo troverà il primo cardinale della storia della Chiesa in Bangladesh. Tra i tanti nomi a sorpresa nella lista dei nuovi cardinali annunciata oggi dal Papa in vista del concistoro del 19 novembre infatti c’è anche quello dell’arcivescovo di Dhaka, mons. Patrick D’Rozario.

Originario del villaggio di Padri Shibpur, nel distretto di Barisal, nel Sud del Paese, il settantatreenne neo-cardinale riassume nella sua storia la parabola della Chiesa di questo Paese. Quando nacque nel 1943 questa regione era ancora parte dell’India britannica. Entrato nella Congregazione della Santa Croce – realtà missionaria storicamente significativa per la presenza cattolica nell’area di Dhaka – nel 1972 Patrick D’Rozario è stato il primo sacerdote locale a essere ordinato dopo la guerra che nell’anno precedente sancì l’indipendenza dal Pakistan. Delle otto diocesi di cui oggi si compone la Chiesa cattolica del Bangladesh né ha guidate ben tre: Rajshahi prima, Chittagong poi è infine – dal 2010 per volontà di Benedetto XVI – la capitale Dhaka.

Sarà il cardinale di una Chiesa che conta 350 mila fedeli in un Paese di 160 milioni di abitanti. Piccolissimo gregge in una comunità cristiana che nel suo insieme, tra le diverse confessioni, non va oltre lo 0,5% della popolazione. Presenza in un Paese a stragrande maggioranza musulmana, che in oltre quarant’anni non ha mai superato davvero le ferite lasciate in eredità dalla guerra di indipendenza. E che oggi – dopo decenni di penetrazione lenta nelle madrasse costruite con i finanziamenti dei wahhabiti – deve fare i conti con i tentativi dei gruppi jihadisti locali di accreditarsi come uno dei volti dello Stato islamico (come la strage dello scorso luglio a Dhaka, ma anche l’agguato del novembre 2015 a padre Piero Parolari, hanno tragicamente dimostrato). Ma il Bangladesh è anche un Paese per molti versi emblematico delle contraddizioni denunciate dall’enciclica Laudato Si. Perché è anche l’immensa fabbrica del tessile a buon mercato di tante catene commerciali in Occidente, ottenuto spesso con condizioni di lavoro inaccettabili (come mostrò chiaramente la tragedia del Rana Plaza). Ed è anche uno dei Paesi che per la sua morfologia sta già vivendo duramente ora le conseguenze del cambiamento climatico.

Diventa allora particolarmente significativa l’attenzione di Papa Francesco per questa Chiesa locale. E la sua intenzione di visitare il Paese, trent’anni dopo l’unico viaggio compiuto da Giovanni Paolo II nel 1986. “Saprà dirci parole di coraggio e di testimonianza che ci aiuteranno a ridimensionare le paure istintive e a vivere nella fede quelle che infondate non sono”, scriveva qualche giorno fa da Dhaka padre Franco Cagnasso, missionario del Pime, commentando sul sito di Mondo e Missione le parole del Papa sul suo possibile viaggio. Ed è anche quanto i cattolici del Bangladesh oggi si aspettano dal loro primo storico cardinale.

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