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“Cercare Dio è entrare in una Grande storia”

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Don Vincent, dagli hippies ai malati terminali

Proprio nell’incontro del futuro vescovo di Reggio Emilia con la madre c’è la chiave che apre le porte di tutte le stanze che si affacciano sul corridoio buio. “Dopo un anno che ero in seminario – ha raccontato alla Nuova BQ recentemente -, Don Massimo è venuto negli Stati Uniti per conoscere la mia famiglia. Mia mamma mi ha chiesto di presentarle il prete della zona e ha deciso di battezzarsi, fare la comunione e la cresima. Io non osavo chiedere niente, ma finalmente quando ci siamo parlati lei mi ha detto: quando Don Massimo è stato qua, ho visto quanto la Chiesa ti vuole bene e anche io voglio poterti amare così. Questo episodio di mia mamma fa vedere che una persona cede al cristianesimo perché ha bisogno. Ciò che ha cambiato me non è stato che difendevo la verità della Chiesa, ma vedere una Presenza. Non è un progetto, ma Gesù che mi invita in una compagnia”.

Oggi don Vincent vive a Milano nella parrocchia di San Carlo alla Ca’ Granda a Niguarda ed è cappellano della Fondazione Maddalena Grassi, un’opera che si occupa dell’assistenza soprattutto ai malati terminali. Ma si occupa anche di famiglia e di educazione, proprio perché chi ha ricevuto tanto per la sua famiglia è in grado di restituire tanto. Le sue catechesi e testimonianze fanno il tutto esaurito. Anche perché don Vincent sa di che cosa parla.

“Mia sorella è un’esponente molto conosciuta di una certa espressione della cultura lesbica. Dunque, io sono cresciuto proprio nell’ambiente omosessuale. Quando ero ragazzo la nostra casa in California era frequentata da diversi personaggi di rilievo di questa cultura, persone con cui spesso mi capitava di discutere, e posso dire con certezza che tutto quello che oggi sta accadendo era già scritto e stabilito. Mi raccontavano come il loro obiettivo fosse innanzitutto quello di impadronirsi dell’educazione, di entrare nelle scuole, specialmente in quelle elementari, per diffondersi nei corridoi della politica e della burocrazia”. E’ un programma di distruzione di massa che si sta attuando secondo un disegno diabolico.

Che però non potrà avere l’ultima parola perché l’happy end, sembra suggerirci la sua storia, non è un cartellone sul sunset boulevard, ma è un fatto che si fa Presente oggi come ieri. “L’educazione cristiana – ci spiega – consiste nell’introdurre chi ci è stato affidato in una grande avventura che ha un buon finale. É poter partecipare non solo a una grande storia, ma alla Grande Storia”.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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