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Cos’hanno in comune le parabole e le favole?

Brian A Jackson

Canção Nova - pubblicato il 05/10/16

L'identificazione con i personaggi permette conclusioni che influiscono sulla formazione del carattere

In primo luogo dobbiamo comprendere il significato della parola “parabola”, che viene dal greco parabolé, ovvero “comparazione”. Il termine viene usato nelle storie per chiarire una certa realtà.

Le favole possono contribuire allo sviluppo del bambino, perché il linguaggio stimola l’inconscio, la creatività, e sviluppa il suo codice etico con valori nobili, afferma Bruno Bettelheim nel suo libro A psicanálise dos contos de fadas (La psicanalisi dei racconti di fate).

Le parabole e le favole ci permettono di sviluppare l’immaginazione, entrando nel mondo del “fare finta” per illustrare il mondo reale, il cui obiettivo è favorire una riflessione alla ricerca di un mondo migliore. L’identificazione con i personaggi permette conclusioni che influiscono sulla formazione del carattere, modellando indirizzi per le decisioni presenti e future.

Gesù utilizzava situazioni comuni per creare parabole che permettevano alle persone di capire “la morale della storia”. Lo stesso avviene con le favole, perché entrambi permettono di ascoltare fino alla fine senza giudicare; la riflessione è quindi meno contaminata da giustificazioni.

Quando ascoltiamo la parabola dei talenti, capiamo che Gesù sta chiedendo che ciascuno scopra i propri doni e li usi nel modo migliore. La storia del brutto anatroccolo ci mostra qualcuno che è infelice perché pensa di non avere la bellezza degli altri anatroccoli. Quando però si guarda riflesso nel lago e si paragona a un gruppo di cigni, si scopre come bellissimo cigno, ovvero scopre i suoi veri talenti ed è felice.

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Tags:
favoleparabole vangelo
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