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Tre dettagli poco noti sul Purgatorio

Artist (Italian, Florentine) Details of artist on Google Art Project [Public domain], via Wikimedia Commons
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Alcune precisazioni a livello di escatologia ad opera di Santa Caterina da Genova e San Tommaso d’Aquino

“Fino a che dunque il Signore non verrà nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi angeli e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando ‘chiaramente Dio uno e trino, qual è’”.

Se le anime del Purgatorio fanno parte della Chiesa purgante – come potremmo esserlo noi, tra le nostre sofferenze come Chiesa militante –, allora fanno ovviamente parte del Corpo Mistico di Cristo, e quindi restano uniti a Lui.

La sofferenza in Purgatorio è volontaria

Ciò merita una spiegazione un po’ più dettagliata. Come si legge nel post di Shaun McAfee su EpicPew, nel trattato sul Purgatorio di Santa Caterina da Genova si spiega che vedendo ciò che la aspetta in Cielo l’anima si “getta” volontariamente nel Purgatorio. Il Purgatorio è volontario non perché qualcuno possa scegliere di non andarci, ma perché vedendo ciò che guadagna passandoci l’anima vi si sottomette volontariamente. San Tommaso d’Aquino dice esattamente lo stesso.

In Purgatorio c’è anche gioia

In genere si pensa al Purgatorio come luogo di sofferenza, anche se temporanea, ma in realtà, come spiega Santa Caterina da Genova, il Purgatorio non è esente da gioia. Come Cristo consola le anime della Chiesa militante, lo fa anche con la Chiesa purgante, e come noi possiamo consolarci gli uni gli altri durante la nostra vita terrena, possiamo farlo anche in Purgatorio. Santa Caterina spiega però che c’è di più:

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