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Spiritualità

San Francesco ci insegna a pregare meglio il Padre nostro

Nancy Bauer/Shutterstock

Edizioni San Paolo - pubblicato il 04/10/16

Commento al Pater noster di San Francesco

O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro [1].

Che sei nei cieli: negli angeli e nei santi, e li illumini alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce; li infiammi all’amore, perché tu, Signore, sei amore; poni in loro la tua dimora e li riempi di beatitudine [2], perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno bene, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.

Sia santificato il tuo nome: si faccia luminosa in noi la conoscenza di te [3], perché possiamo conoscere qual è l’ampiezza dei tuoi benefici, l’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.

Venga il tuo regno: affinché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, dove la visione di te è senza veli, l’amore di te è perfetto, la comunione con te è beata [4], il godimento di te senza fine.

Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra [5]: affinché ti amiamo con tutto il cuore; sempre pensando te; con tutta l’anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, indirizzando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e i sensi dell’anima e del corpo in offerta di lode al tuo amore e non per altro [6]; e affinché amiamo i nostri prossimi come noi stessi, attirando tutti secondo le nostre forze al tuo amore [7], godendo dei beni altrui come fossero nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando alcuna offesa a nessuno.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano: il tuo Figlio, diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria e comprensione e venerazione dell’amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì [8].

E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto Signore nostro, e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine e di tutto i tuoi eletti.

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che noi non rimettiamo pienamente, tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo [9], cosicché, per amor tuo, amiamo sinceramente i nemici e devotamente intercediamo per loro presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento in ogni cosa.

E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o persistente.

Ma liberaci dal male: passato, presente e futuro [10]. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen [11].

[Tratto da “Francesco e Chiara d’Assisi. ‘Dove è odio, fa’ che io porti l’amore'”, Edizioni San Paolo]


1) Pregare il Padre nostro significa invocare il Dio-Amore trinitario, “che ci ha creati, redenti e ci salverà per sua sola misericordia” (Regola non bollata 23,8). Ma si veda con quanta forza Francesco sottolinea che il Padre santo, nelle opere esterne (“ad extra”), agisce in unità con le altre persone divine (cfr. Regola non bollata 23,1-4).

2) Come Dio è comunione interpersonale di essere, verità e amore, così la condizione “celeste” di angeli e beati è un dono di gloria, nel quale il conoscere sta al primo posto e dal conoscere nasce l’amore, dall’amore l’inabilitazione divina e la beatitudine senza fine.

3) La prima petizione del Padre nostro viene parafrasa da Francesco attraverso espressioni parallele (clarifica nomen tuum: “manifesta la gloria del tuo nome”, Gv 12,28), interpretate come invocazione perché la realtà (il nome) misteriosa di Dio si faccia più chiara alla mente dei discepoli. Si noti l’insistenza sul conoscere, momento previo alla comunione d’amore.

4) Dietro il testo di Francesco (tui societas beata) c’è un passo di Giovanni: “La nostra comunione (societas) è con il Padre […]. Queste cose vi scriviamo perché abbiate gioia” (1Gv 1,3-4).

5) Con la chiarezza e l’essenzialità che gli sono proprie, Francesco spiega subito che fare la volontà del Padre significa osservare i due grandi comandamenti dell’amore verso Dio e verso il prossimo, dai quali dipende tutta la Legge e i Profeti (cfr. Mt 22,37-40).

6) Si consideri questa descrizione: l’amore verso Dio non è un semplice sentimento, ma un evento progressivo di grazia, che coinvolge tutti i pensieri e i desideri del cuore, li trasforma in progetto orientato esclusivamente a lui, e infine spende tutte le energie dell’anima e del corpo per attuare quel progetto d’amore e farne un’esclusiva “offerta di lode (obsequium)” all’amore di Dio “e non per altro” (cfr. anche Regola non bollata 23,8-10). La traduzione parafrastica di obsequium si appoggia all’ipotesi motivata che il passo di Francesco significhi “in offerta – come un sacrificio – al tuo amore” (Scarpat, Il Padrenostro di san Francesco, p. 46) sulla scia di una parola dell’apostolo Paolo ai Romani: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, affinché offriate i vostri corpi (corpora vestra) come vittima vivente, santa, gradita a Dio, quale vostro ossequio razionale (rationabile obsequium)” (Rm 12,1).

7) La forma più alta di amore verso il prossimo consiste nell’attirarlo all’amore di Dio.

8) L’interpretazione spirituale della quarta “petizione” discende dalla parola di Gesù (“io sono il pane vivo, disceso dal cielo” Gv 6,51), e sulla scia dei Padri è qui applicata all’eucaristia, che è insieme il “memoriale” dell’amore di Cristo e il rinnovarsi quotidiano della sua venuta sacramentale.

9) Come è dono del Padre il perdono che riceviamo da lui, così è frutto della sua grazia anche il perdono che doniamo ai “nemici-amici” (cfr. Regola non bollata 22,1-4), in comunione ininterrotta con il suo amore paterno (per amor tuo…presso di te…impegnandoci in te).

10) Ripresa evidente dalla preghiera liturgica che seguiva il Padre nostro: “Liberaci, te ne preghiamo, Signore, da tutti imali, passati, presenti e futuri…”.

11) Anche questa volta il pregare di Francesco ha un movimento circolare: era partito evocando le grandi opere della Trinità, si conclude con l’invocazione che quelle opere (la gloria, cioè la “manifestazione” delatore onnipotente del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo) si rinnovino tutti i giorni davanti allo sguardo riconoscente dei credenti, che cantano e canteranno “Gloria!” nei secoli dei secoli.

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