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Così Papa Francesco accoglie persone omosessuali e trans

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Sul volo di ritorno da Baku Francesco spiega perché condanna la teoria del gender nelle scuole ma anche perché gli omosessuali vadano accompagnati e «avvicinati al Signore»: «Oggi Gesù farebbe così».

«Anche da Papa continuo ad accompagnare persone con tendenza e pratica omosessuali». Lo ha detto Francesco rispondendo alle domande dei giornalisti che sul volo da Baku a Roma gli chiedevano conto della durezza delle sue parole sul gender pronunciate sabato 1° ottobre in Georgia. Il Papa ha raccontato dell’incontro con una persona che ha cambiato sesso, da lui ricevuta in Vaticano, e ha parlato dei prossimi viaggi, dell’imminente concistoro, della Cina, delle elezioni americane e del conflitto tra Armenia e Azerbaigian.

Lei ha parlato del gender che distrugge il matrimonio. Come pastore che cosa direbbe a una persona che soffre da anni con la sua sessualità e che sente che la sua identità sessuale non corrisponde a quella biologica?  

«Io ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa persone con tendenza e con pratica omosessuali. Li ho accompagnati e avvicinati al Signore, alcuni non possono… Ma le persone si devono accompagnare come le accompagna Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, lui sicuramente non dirà: “Vattene via che sei omosessuale!”. Quello di cui ho parlato è la cattiveria che oggi si fa con l’indottrinamento della teoria del gender. Mi raccontava un papà francese che a tavola stava parlando con i figli, e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “Tu che cosa voi fare da grande?”. “La ragazza!”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del gender, e questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza o questa opzione, o anche chi cambia il sesso. Un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”. L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia di bambino e di ragazzo. Prima era una bambina, una ragazza che ha sofferto tanto. Si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. Lo aveva raccontato alla mamma dicendo di voler fare l’intervento chirurgico. La mamma le ha chiesto di non farlo mentre lei era viva. Era anziana, è morta presto. Ha fatto l’intervento, ora è un impiegato di un ministero in Spagna. È andato dal vescovo e il vescovo lo ha accompagnato tanto. Un bravo vescovo questo, “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato, ha cambiato questa identità civile e lui – che era lei ma è lui – mi ha scritto che sarebbe stato di consolazione venire da me. Li ho ricevuti. Mi ha raccontato che nel quartiere dove lui abitava c’era un vecchio sacerdote, il vecchio parroco, e c’era il nuovo. Quando il nuovo parroco lo vedeva, lo sgridava dal marciapiede: “Andrai all’inferno!”. Il vecchio, invece, gli diceva: “Da quanto tempo non ti confessi? Vieni, vieni..”. La vita è la vita, e le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è il peccato. Le tendenze o gli squilibri ormonali danno tanti problemi e dobbiamo essere attenti a dire che tutto è lo stesso: ogni caso accoglierlo, accompagnarlo, studiarlo, discernere e integrarlo. Questo è quello che farebbe Gesù oggi. Per favore ora non dite: il Papa santificherà i trans! Già mi vedo le prime pagine dei giornali… È un problema umano, di morale. E si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità, ma sempre col cuore aperto».

Lei ieri ha parlato di una guerra mondiale contro il matrimonio e ha usato parole forti contro il divorzio dicendo che sporca l’immagine di Dio. Ma nei mesi scorsi si era parlato di un’accoglienza per i divorziati.  

«Tutto quello che ho detto sabato, con altre parole, si trova in Amoris laetitia(l’esortazione postsinodale sulla famiglia, ndr): quando si parla di matrimonio come unione di uomo e della donna, come immagine di Dio… – uomo e donna, non solo uomo – che diventano una sola carne quando si uniscono in matrimonio. Questa è la verità. È vero che in questa cultura i conflitti, tanti problemi non ben gestiti e tante “filosofie”, portano a questa guerra mondiale contro il matrimonio: dobbiamo stare attenti a non lasciare entrare in noi queste idee. Quando si distrugge l’immagine di Dio, si sfigura l’immagine di Dio. Amoris laetitia parla di come trattare questi casi, le famiglie ferite e c’entra la misericordia. C’è una preghiera bellissima della Chiesa che abbiamo pregato la settimana scorsa: “Dio che tanto meravigliosamente hai creato il mondo e più meravigliosamente lo hai ricreato con la redenzione e la misericordia”. Il principio è quello, ma le debolezze umane esistono, i peccati esistono, ma sempre l’ultima parola non ce l’ha la debolezza, non ce l’ha il peccato, ma la misericordia! Nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Vézelay c’è un capitello bellissimo del 1200. Da una parte del capitello c’è Giuda impiccato, e dall’altra parte c’è Gesù Buon pastore che lo prende e lo porta con lui. E se guardiamo bene la faccia di Gesù, le labbra sono tristi da una parte e con un piccolo sorriso di complicità dall’altra. Questi avevano capito che cos’è la misericordia! Nel matrimonio ci sono i problemi, e come si risolvono? Con quattro criteri: accogliere le famiglie ferite, accompagnare, discernere ogni caso e integrare. Questo significa collaborare in questa ricreazione meravigliosa che ha fatto il Signore con la redenzione. Sull’Amoris laetitia, tutti vanno al capitolo ottavo, ma si deve leggere tutta, dall’inizio alla fine. Il centro è il capitolo quarto, serve per tutta la vita. Ma si deve leggere tutta e rileggere tutta e discuterla tutta, è un insieme. C’è il peccato, la rottura, ma anche la cura, la misericordia, la redenzione».

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